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Il divieto di detenzione a catena entra nel codice penale: una svolta nazionale per i diritti degli animali

La nuova norma della Commissione Giustizia: una tutela uniforme contro la catena

Dal 24 ottobre 2024, il divieto di detenzione di animali d’affezione a catena entra ufficialmente nel Codice penale italiano, segnando una svolta significativa nella tutela dei diritti degli animali. Grazie all’approvazione di un emendamento alla proposta di legge AC30, presentato dalla Commissione Giustizia della Camera, questa pratica sarà vietata su scala nazionale, superando così l’attuale frammentazione normativa regionale.

La nuova norma, che introduce un articolo aggiuntivo a un testo di legge di cui è prima firmataria l’onorevole Michela Vittoria Brambilla, relatrice e promotrice dell’emendamento, è destinata a diventare legge una volta concluso l’iter parlamentare dell’Atto Camera n. 30. Questo cambiamento rappresenta un significativo passo avanti per uniformare le tutele e le sanzioni contro la detenzione di animali in condizioni di privazione della libertà di movimento.

“Al proprietario o al detentore, anche temporaneo, di animali di affezione è fatto divieto di custodirli nel luogo di detenzione e dimora tenendoli legati con la catena o con altro strumento di contenzione similare che ne impediscano il movimento.”

Con queste parole, la nuova norma stabilisce il divieto assoluto di legare cani e altri animali d’affezione, salvo specifiche eccezioni documentate da ragioni sanitarie certificate da un medico veterinario, o da temporanee esigenze di sicurezza. Le sanzioni per i trasgressori sono comprese tra 500 e 5.000 euro, una cifra significativa pensata per disincentivare questa pratica che limita la libertà e il benessere degli animali.

Un cambiamento di portata nazionale: dalla frammentazione alla coerenza

Il provvedimento della Commissione Giustizia ha l’importante obiettivo di armonizzare una normativa fino a oggi regolata a livello regionale e quindi spesso incoerente. Infatti, molte regioni italiane hanno legiferato autonomamente sul divieto di detenere animali a catena, ma la mancanza di uniformità ha spesso generato difficoltà interpretative e applicative, nonché disparità nella protezione degli animali tra una regione e l’altra. Con l’introduzione di questa norma nel Codice penale, l’Italia si dota di un quadro legislativo chiaro e uniforme, che sancisce il divieto di legare gli animali d’affezione su tutto il territorio nazionale.

Il nuovo articolo risponde anche a un’esigenza di maggiore chiarezza giuridica e rafforzamento dei diritti degli animali, temi sentiti da anni sia dall’opinione pubblica sia da associazioni e movimenti animalisti. La norma rappresenta un passo fondamentale nella direzione di un’Italia che riconosce sempre più valore al benessere animale e che si impegna a contrastare pratiche lesive della dignità degli animali.

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