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Italian Setter Rescue: tra amore, impegno e competenza

Dieci anni di duro lavoro, oltre 2.000 cani adottati e una rete di volontari distribuita in tutta Italia, e anche in paesi esteri, che si impegna ogni giorno per offrire una seconda possibilità ai Setter Inglesi e a tanti altri cani da caccia e relativi meticci.

Con il cuore, ovviamente, ma anche con tanto cervello, che non sempre è una componente presente nel vasto mondo del volontariato cinofilo.

Italian Setter Rescue ha spento da poco le sue prime dieci candeline, ben 3.650 giorni di attività: un traguardo importante per un’associazione che, con passione e competenza, è diventata un punto di riferimento nel mondo delle adozioni responsabili. Ne abbiamo parlato con Flavia Guagnelli, co-fondatrice e anima di questo gruppo di cinofili fantastici e generosi.

Flavia Guagnelli

Non piazziamo cani, gli troviamo la famiglia giusta”

«Ci occupiamo ovviamo di Setter Inglesi ma anche di meticci di Setter e di altre razze da caccia. All’interno dell’associazione, per esempio, ci sono anche gruppi dedicati ai Bracchi Italiani e agli Springer Spaniel», spiega Flavia, «e grazie alla lunga esperienza e a una presenza capillare, siamo in grado di intervenire ovunque serva».

Ogni anno l’associazione si prende cura di circa 200 cani abbandonati. Alcuni vengono presi in carico direttamente, altri vengono gestiti in collaborazione con altre associazioni, fino all’adozione. Prosegue Flavia: «Quello che ci distingue è la conoscenza approfondita delle razze da caccia di cui ci occupiamo: sappiamo che tipo di adozione serve a questi cani, che tipo di famiglia cercare. Non ci limitiamo a “piazzarli” ma seguiamo ogni fase, con controlli pre e post-affido, restando sempre a disposizione per consigliare e aiutare chi adotta».

Uno degli aspetti più gratificanti del lavoro di Italian Setter Rescue, infatti, è il legame che si crea con gli adottanti. «Nel tempo molti sono diventati amici con cui manteniamo rapporti frequenti. Inoltre, organizziamo ogni anno un grande evento, il Setter Day, in cui le famiglie adottive si ritrovano ed è una festa vera: tantissimi cani, volti felici, storie che si intrecciano. È lì che tocchi con mano il senso di comunità. Per noi è davvero una grande famiglia, anche se può sembrare un’espressione abusata. Ma chi partecipa lo percepisce». Confermiamo: siamo stati a un Setter Day ed era esattamente come lo ha descritto Flavia.

Abbandoni e rinunce: qualcosa è cambiato

Dieci anni di volontariato cinofilo sono sufficienti per valutare l’evoluzione della “questione abbandoni”. «Purtroppo, il fenomeno degli abbandoni e delle rinunce non è diminuito», chiarisce Flavia Guagnelli, «anzi, in alcuni casi è cresciuto. La differenza sta nelle modalità: un tempo il cane da caccia che “non funzionava” veniva abbandonato quasi sempre nel peggiore dei modi. Oggi capita con una certa frequenza che i cacciatori ci contattino direttamente per chiedere aiuto nel ricollocare il cane. È un piccolo ma importante segno di cambiamento».

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Non si tratta ancora di una presa di coscienza diffusa, ma qualcosa si è mosso, sostiene Flavia: «Alcuni ci dicono: “Non voglio regalarlo a un altro cacciatore, preferisco che trovi una famiglia vera”. Questo per noi è importante, perché significa che il nostro lavoro di sensibilizzazione, negli anni, un po’ alla volta ha fatto breccia nel mondo della caccia».

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Educare gli adottanti: tra accoglienza e consapevolezza

Ma il cambiamento riguarda anche gli adottanti. «Oggi chi si avvicina a un cane da caccia è spesso più consapevole rispetto al passato. Molti arrivano già informati, altri si affidano totalmente a noi. In entrambi i casi, il nostro compito è lo stesso: accompagnarli. Quando ci contatta qualcuno che non ha mai avuto un cane o non conosce le caratteristiche delle razze da caccia, siamo noi a spiegare bene cosa significa adottare un cane rescue, magari con un passato difficile alle spalle».

Questi cani, infatti, spesso provengono da situazioni in cui hanno subito addestramenti duri o sono cresciuti senza conoscere nulla del mondo esterno. «Servono pazienza, attenzione, disponibilità, cuore ma anche cervello», ricorda Flavia, «ma se l’adottante è pronto a mettersi in gioco, i risultati sono meravigliosi. Penso per esempio a una ragazza che ha adottato un cucciolo di Setter Irlandese: ha capito fino in fondo chi aveva davanti e ha scelto di costruire con lui un percorso ideale, fatto di attività olfattive, lavoro con educatori, momenti di scoperta condivisa. Tutto per rispettare e valorizzare la sua natura: è il nostro obiettivo».

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L’impegno dell’associazione, quindi, non si esaurisce al momento dell’affido: «Rimaniamo al fianco degli adottanti. Consigliamo educatori competenti per queste razze presenti nella zona degli adottanti, ma anche veterinari, approcci nutrizionali, percorsi personalizzati. Non vogliamo sostituirci ai professionisti ma condividiamo la nostra esperienza sul campo. Per esempio, sappiamo che molti Setter hanno intolleranze a determinate proteine o cereali e possiamo suggerire soluzioni adatte. È un aiuto pratico che chi adotta apprezza tantissimo».

Una mentalità da ribaltare

Un punto delicato e insieme urgente, secondo Flavia, riguarda la cultura radicata che ancora oggi separa nettamente il “cane da caccia” dal “cane da famiglia”. Sono ancora in molti, infatti, a far vivere il cane da caccia fuori, in serraglio, e magari dentro casa hanno il Barboncino, trattato con tutti i crismi. «Non è giusto», sottolinea Flavia: «Il Setter è un cane da caccia, certo, ma può essere anche un meraviglioso cane da famiglia. Non accetto più l’idea che in casa si tenga un cane e il Setter resti nel box “perché è un cane da lavoro”. È un concetto da superare».

Ma si tratta di un’intera mentalità da ribaltare: «Mi capita di parlare con cacciatori che dicono “I miei cani stanno bene, hanno spazio per correre. In casa ci tengo il Bassotto”. Come se la socialità, la condivisione, la cura quotidiana fossero un’esclusiva di alcune razze e non un diritto per tutti i cani».

Tra l’altro proprio i Setter, con la loro grande sensibilità e il forte bisogno di relazione, sono cani straordinari in un contesto famigliare: «Abbiamo dato in adozione una setterina che ha trascorso dodici anni in canile… dodici anni! Quando è arrivata nella sua nuova casa, la prima cosa che ha fatto è stata salire sul divano. Non ha sporcato, non ha rotto nulla: si è semplicemente seduta, come se finalmente avesse capito che quello era il suo posto. Una scena che ancora oggi mi commuove».

Cambiare questa mentalità, per Italian Setter Rescue è la sfida più grande. Ma anche la più necessaria.

Un impegno condiviso: insieme si va più lontano

Flavia Guagnelli conclude questa chiacchierata con Dogsportal con una bella annotazione: «Un’altra cosa di cui vado molto fiera è la collaborazione tra associazioni rescue. In Italia ci sono tante realtà serie che si occupano di cani da caccia e noi collaboriamo con molte di loro. Credo molto in questo approccio: da soli si va più veloci ma insieme si va più lontano. E noi vogliamo andare lontano». 

Non abbiamo dubbi, cara Flavia: il vostro viaggio fatto di amore, passione, generosità e competenza è di quelli che non hanno fine, almeno finché ci sarà anche un solo Setter da salvare.

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Andrea Comini

Educatore Cinofilo & Giornalista

Educatore e istruttore cinofilo FISC da oltre vent’anni, consulente comportamentale e giornalista professionista. Studioso di etologia del cane e del lupo, si è formato con maestri internazionali ed è docente in corsi per educatori.

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Andrea Comini

Educatore e istruttore cinofilo fisc da oltre vent'anni, consulente sui problemi comportamentali, si è formato con Carlo Marzoli, Inki Sjosten, David Appleby, Roger Abrantes, Joel Dehasse. Studioso di etologia del cane e del lupo, docente in diversi corsi di formazione per educatori. Giornalista professionista.

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