La Francia insegna il rispetto per gli animali a scuola. E l’Italia?
C’è un paese che ha deciso di non aspettare che le nuove generazioni imparino per caso (o per fortuna) cosa significa rispettare un essere vivente. La Francia lo ha scritto nella legge, nero su bianco, e lo ha portato dentro le aule scolastiche. L’Italia, per ora, guarda da lontano.
La Legge n. 2021-1539 del 30 novembre 2021, nota come “Legge contro il maltrattamento degli animali”, rappresenta uno dei provvedimenti più organici e lungimiranti mai approvati in Europa su questo tema. Non si tratta di un intervento puntuale, di un inasprimento di pena fine a sé stesso, ma di una riforma culturale che parte dall’infanzia e attraversa l’intero impianto normativo con una coerenza raramente vista.
Il cuore della legge (quello che dovrebbe far riflettere di più) è la modifica dell’Articolo L312-15 del Codice dell’Educazione. Da quel momento, l’insegnamento morale e civico nelle scuole primarie e secondarie francesi è tenuto a sensibilizzare gli alunni al rispetto degli animali da compagnia, presentandoli esplicitamente come esseri senzienti e contribuendo alla prevenzione di ogni forma di maltrattamento. Non un progetto pilota, non un’iniziativa volontaria. Un obbligo di legge, strutturale, sistemico.
Il messaggio politico e culturale è netto: costruire una società più rispettosa verso gli animali non si fa solo punendo chi li maltratta, ma educando chi ancora non lo sa fare.
Le pene, finalmente serie
Accanto alla rivoluzione educativa, la legge francese ha rivisto in profondità le sanzioni per chi maltratta o abbandona un animale. Le pene arrivano oggi fino a tre anni di reclusione e 45.000 euro di multa. Se il maltrattamento provoca la morte dell’animale, si sale a cinque anni e 75.000 euro. Sono cifre che parlano di una volontà politica reale, di una scelta di campo precisa: gli animali non sono cose, e chi li tratta come tali risponde in modo proporzionato.
Nel contesto italiano, dove le pene per i reati contro gli animali restano spesso simboliche o comunque ben al di sotto di questi livelli, il confronto è impietoso.
Il divieto di vendita nei negozi e la fine degli animali selvatici nei circhi
La stessa legge ha introdotto due misure che in molti paesi, compresa l’Italia, restano ancora argomenti di dibattito: il divieto di vendita di cani e gatti nei negozi di animali (entrato in vigore nel 2024) e la programmazione della fine dell’uso di animali selvatici nei circhi itineranti e nei parchi acquatici. Due scelte che toccano interessi economici consolidati e che, proprio per questo, richiedono coraggio legislativo oltre che consenso culturale.
La Francia non ha aspettato che il mercato si regolasse da solo. Ha legiferato.
Perché questa legge sarebbe indispensabile anche in Italia
Ogni anno in Italia vengono abbandonati decine di migliaia di cani, con picchi stagionali che si ripetono con sconcertante puntualità. I canili pubblici sono spesso saturi, le adozioni insufficienti, e le campagne di sensibilizzazione (pur preziose) restano frammentate, affidate alla buona volontà del terzo settore più che a un impegno strutturale dello Stato.
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In questo quadro, l’assenza di un’educazione al rispetto animale nei curricula scolastici non è un dettaglio trascurabile: è una lacuna che si paga ogni giorno, nei rifugi sovraffollati, nelle strade, nei comportamenti di chi ha semplicemente imparato che un animale si può abbandonare quando diventa scomodo.
L’educazione civica esiste anche in Italia, ed è stata riformata nel 2019. Eppure il rispetto per gli animali, la comprensione della loro senzienza, il senso di responsabilità che nasce dall’adozione o dalla convivenza con un essere vivente non compaiono tra i contenuti obbligatori. È una scelta culturale prima ancora che legislativa, e rivela quanto il rapporto tra esseri umani e animali non venga ancora percepito come un tema di formazione civica fondamentale.
Da Dogsportal crediamo che la strada indicata dalla Francia meriti attenzione e, soprattutto, imitazione. Non per seguire mode nordeuropee, ma perché i dati italiani sull’abbandono, sul maltrattamento e sulla gestione dei randagi ci dicono chiaramente che qualcosa (a monte) non funziona. E a monte c’è sempre la cultura, prima della legge.
Una norma come quella francese non risolverebbe tutto. Ma metterebbe finalmente lo Stato dalla parte giusta: quella di chi educa, non solo di chi sanziona quando ormai è troppo tardi.
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