Crufts 2026, lo scandalo dopo il Best in Show: il vincitore Lee Cox ha una condanna per maltrattamento animale
La vittoria del cane Bruin, un Clumber spaniel di quattro anni, al Crufts 2026 avrebbe dovuto essere una storia di trionfo. Nella finale dell’8 marzo alla NEC di Birmingham, Bruin ha battuto circa 18.000 concorrenti per conquistare il Best in Show, diventando il primo Clumber spaniel a vincere questo titolo dal 1991. Un risultato storico per la razza, accolto con entusiasmo dal suo allevatore e conduttore, Lee Cox, che a caldo aveva dichiarato: “È incredibile. È meraviglioso per questa razza. È il cane di una vita.”
Ma poche ore dopo la proclamazione, la gioia ha lasciato spazio alla polemica.
La condanna del 2001
È emerso che nel 2001 Lee Cox e un suo socio, Roger Stone, furono dichiarati colpevoli di aver causato sofferenze non necessarie a un cane da riproduzione in pensione, a seguito di un processo durato tre giorni presso il Sedgemoor Magistrates’ Court nel Somerset. La vittima era un cocker spaniel nero di nome Adam, con una grave infezione cronica all’orecchio che aveva richiesto la rimozione chirurgica dell’organo. Quando un ispettore visitò il loro canile, trovò animali in condizioni igieniche gravissime: sporchi, con croste, e scarichi traboccanti. I due vennero condannati a una sospensione condizionale triennale e al pagamento di 5.000 sterline di spese processuali.
La notizia è stata riportata in esclusiva da The Independent e ha rapidamente fatto il giro dei media internazionali.
La risposta del Kennel Club
Il Royal Kennel Club ha confermato la condanna, ma ha scelto di non revocare il titolo. In una nota ufficiale ha spiegato che le condanne per maltrattamento animale vengono sempre esaminate dall’organizzazione, e che in questo caso la sanzione disciplinare già applicata rispecchiava la decisione del tribunale e non giustificava una squalifica. L’episodio è stato definito “un caso isolato avvenuto 25 anni fa”, sottolineando che nei decenni successivi Cox ha mantenuto un curriculum “immacolato” e dato un contributo “significativamente positivo al mondo dei cani”.
Una posizione che non ha convinto quasi nessuno.
Petizioni, attivisti e la pressione su Channel 4
Una petizione online ha raccolto oltre 20.000 firme in pochi giorni, chiedendo la revoca del titolo e l’esclusione a vita dal concorso di chiunque abbia precedenti per maltrattamento animale. Organizzazioni come RSPCA e PETA si sono fatte sentire con forza. Quest’ultima ha inviato una lettera urgente ai vertici di Channel 4, l’emittente che trasmette il Crufts, chiedendo di interrompere la copertura dell’evento, così come già fatto dalla BBC anni fa. Channel 4 ha risposto chiarendo di non avere alcuna influenza sulle decisioni della giuria.
Il nodo delle razze estreme
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La polemica non si ferma al passato dell’allevatore. Diverse organizzazioni veterinarie e animaliste, tra cui Blue Cross e RSPCA, hanno sollevato critiche anche sul Clumber spaniel in quanto tale, sostenendo che il concorso stia di fatto premiando pratiche selettive che generano problemi di salute cronici. Il Clumber spaniel è una razza predisposta all’entropion (le palpebre che si ripiegano verso l’interno causando irritazione cronica agli occhi), alle infezioni auricolari ricorrenti e alla displasia dell’anca e del gomito. Caratteristiche fisiche che, secondo gli esperti, sono state accentuate dalla selezione per le esposizioni fino a diventare fonte di sofferenza quotidiana per i cani di questa razza.
Non è una coincidenza che proprio questa razza sia al centro dello scandalo: il cane da cui è partita la condanna di Cox era anch’esso uno spaniel con un’infezione all’orecchio. Un dettaglio che, in questo contesto, suona come una beffa.
Il punto di Dogsportal
Questa vicenda mette a nudo due fragilità strutturali del mondo delle esposizioni canine: l’assenza di controlli preventivi seri sui precedenti di chi partecipa, e la difficoltà di conciliare gli standard estetici delle competizioni con il benessere reale degli animali.
Il Kennel Club può anche avere ragione che 25 anni siano tanti, e che un percorso di redenzione sia possibile. Ma la questione non è solo personale: è sistemica. Come si fa a premiare alla massima ribalta internazionale un allevatore senza che nessuno abbia verificato in anticipo cosa c’è nel suo passato? E come si giustifica l’assegnazione del titolo supremo a una razza selezionata verso caratteristiche fisiche che i veterinari considerano fonte di sofferenza cronica?
Al Crufts 2026, mentre i riflettori erano tutti su Bruin, il premio che ci ha davvero colpito è stato un altro: quello assegnato ad Asha, lo Staffordshire Bull Terrier premiato come Hero Dog, un riconoscimento che metteva al centro il legame tra cane e umano, non la perfezione morfologica. Forse è da lì che bisognerebbe ripartire.
Per chi vuole capire come nasce e cosa rappresenta questa manifestazione, abbiamo raccontato la storia del Crufts in un articolo dedicato.
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