La strage dei randagi: Istanbul e la controversia sulla soppressione dei cani
In migliaia si sono radunati a Istanbul per protestare contro un disegno di legge che punta a rendere sistematica l’eutanasia per i cani randagi non adottati entro 30 giorni.
La manifestazione, svoltasi a piazza Yenikapi, ha visto la partecipazione di persone di tutte le età e convinzioni politiche, unite sotto slogan come “Non state in silenzio, dite no al massacro”. Questa iniziativa del partito di governo AKP mira a controllare la popolazione di circa quattro milioni di cani randagi in tutta la Turchia, con un progetto di legge che prevede la cattura in massa, sterilizzazione, chippatura e, se non adottati, soppressione degli animali.
La questione etologica e sociale dei cani randagi
I cani randagi sono una realtà complessa in molte società, e la Turchia non fa eccezione. La presenza di questi animali è radicata nella cultura urbana del Paese, dove molte persone si prendono cura di loro quotidianamente. Tuttavia, la gestione di una popolazione canina così numerosa richiede soluzioni etologicamente ed eticamente appropriate.
Dal punto di vista etologico e sociale, i cani randagi si adattano rapidamente all’ambiente urbano, sviluppando comportamenti sociali complessi e reti di interazione con gli esseri umani. La loro presenza può portare a problemi di sicurezza, come morsi e incidenti stradali, ma anche a benefici, come il controllo di altre specie animali nocive.
Le ragioni dietro la proposta di legge
Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha riconosciuto la necessità di affrontare il “problema dei cani randagi”, citando l’aumento dei casi di rabbia come una delle principali preoccupazioni. Negli ultimi cinque anni, almeno 55 decessi sono stati causati da cani, sia per morsi che per incidenti stradali. Questa situazione ha spinto il governo a considerare misure più radicali, sostenendo campagne di sterilizzazione e adozione come mezzi per evitare la soppressione di massa.
La reazione della società civile

La proposta di legge ha incontrato una forte opposizione da parte della società civile. I manifestanti sostengono che il problema non risiede nella presenza dei cani randagi, ma nella mancanza di risorse e infrastrutture adeguate per la loro gestione. Ad esempio, una legge del 2021 obbliga i comuni a creare rifugi per gli animali, ma attualmente solo 294 comuni su 1.394 ne hanno realizzato uno.
La Federazione per i diritti degli animali (Haykonfed) e altre organizzazioni chiedono una vera e propria campagna di sterilizzazione, accompagnata da programmi di educazione e sensibilizzazione per promuovere l’adozione responsabile. Sule Giritlioglu, un ingegnere di 27 anni, ha definito il disegno di legge una “legge killer” e ha espresso preoccupazione che i gatti possano essere i prossimi a essere colpiti.
La questione dei cani randagi in Turchia ci pone interrogativi importanti sulla convivenza tra esseri umani e animali nelle aree urbane. È importante trovare un equilibrio tra la tutela della salute pubblica e il rispetto della vita animale. Le soluzioni proposte devono essere sostenibili, etiche e basate su evidenze scientifiche, come le campagne di sterilizzazione che hanno dimostrato di essere efficaci in molti altri contesti.
Per ulteriori approfondimenti sulla gestione dei cani randagi e sulle soluzioni etologiche possibili, vi consigliamo di leggere gli articoli correlati su Dogsportal.it. Qui potrete trovare informazioni dettagliate e aggiornate sulle campagne di sterilizzazione, le iniziative di adozione e le buone pratiche per convivere con i cani randagi nelle nostre città.
fonte: AGI
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