Olfatto del cane in pista: come e dove si utilizza

In articoli precedenti, alcuni colleghi hanno parlato del lavoro del cane in mantrailing e in ricerca in superficie.

L’olfatto in pista

Oggi analizziamo le caratteristiche di una terza tipologia di lavoro di fiuto:

La pista.

Lavoro nato per inseguire schiavi o galeotti fuggitivi

oggi la pista è usata quasi esclusivamente (più avanti spiegheremo brevemente perché “quasi”, mentre nel corso dei prossimi articoli andremo più nello specifico) a scopo sportivo.

Proprio nello sport troviamo la prima sostanziale differenza tra il lavoro in pista e gli altri tipi di ricerca:

Al cane viene insegnato a seguire l’orma, il terreno calpestato.

A differenza delle altre ricerche in cui ci si focalizza sulla ricerca dell’odore della persona, in pista si insegna al cane a distinguere la differenza di odore tra il terreno vergine e quello calpestato.

Questo non significa escludere l’odore della persona che si sta cercando (tanto che in base al brevetto, le piste sono tracciate da persone differenti, conduttore o figurante), ma focalizzare l’attenzione del cane nell’unico punto in cui si trova l’orma.

Va da sé che anche nell’orma sia presente una certa quantità di odore del fuggitivo, ma il risultato è drasticamente differente rispetto al mantrailing, trascorsa per esempio mezz’ora.

Dopo questo lasso di tempo, un cane da mantrailing si sposterà a cercare le particelle depositate nei pressi dell’area della pista, spostate dal vento, mentre il cane impostato sulla pista percepirà il picco massimo di odore del calpestato, rimanendo esattamente sull’orma.

Altre due caratteristiche del lavoro in pista sono la capacità di segnalare oggetti a terra, che simulerebbe il ritrovamento di effetti personali caduti al fuggitivo, e l’incrocio (nelle gare di IGP-FH) con una pista di età differente, di un altro tracciatore.

Il risultato finale è quindi un cane che parte dal punto da cui comincia la pista, senza prendere l’odore del tracciatore da un testimone (una maglia per esempio), segue il calpestato fino a trovare un oggetto lasciato a terra, lo segnala mettendosi a terra (o seduto, ma è raro che si opti per questa scelta), fissandolo finché il conduttore non lo raggiunge e lo raccoglie.

A questo punto viene dato al cane il comando per riprendere la pista e continua in questo modo fino al ritrovamento del secondo oggetto e poi del terzo.

In IGP-FH un altro tracciatore incrocia per due volte la pista, tracciando in un momento diverso rispetto al primo.

Viene quindi testata la capacità del cane di riconoscere l’età della pista.

Il cane lavora in autonomia, a 10 metri dal conduttore, legato con un guinzaglio al collare.

L’andatura richiesta deve essere tenace e costante.

Durante la pista, in base alla disciplina, sono presenti due o più curve.

Dopo questa descrizione risulta abbastanza ovvio il motivo per cui si è confinato questo tipo di ricerca al solo ambito sportivo.

Ma se non bastasse aggiungiamo due informazioni decisive.

1- L’odore della pista, con un picco massimo dopo mezz’ora, è praticamente nullo dopo due ore.

2- Si ha una resa ottima del lavoro in pista su terra ed erba, ma si perde quasi totalmente su asfalto.

Ci sono preparatori che stanno testando la pista su superfici come asfalto e cemento, ma il risultato finale, per ora, sembra essere principalmente un negativo fluido con il naso perennemente a terra.

Sembra cioè mancare la precisione su ogni singola orma.

Da un lato risulta quindi chiara la poca fruibilità di questa tecnica per il ritrovamento di una persona, a meno che non sia scappata da circa un’ora in mezzo ai campi, magari perdendo oggetti durante la fuga, e che noi non conosciamo esattamente il punto da cui parte la prima orma.

Dall’altro lato tuttavia è possibile che un cane da mantrailing su cui precedentemente sia stato fatto un lavoro di pista, abbia comportamenti più strutturati e uno strumento in più per la ricerca.

Anche in base a discorsi con colleghi che fanno ricerca in superficie, il concetto nell’operatività deve di certo essere che il cane trovi il disperso nel minor tempo possibile.

Con maggiori strumenti a disposizione, il cane avrà una gamma più ampia di comportamenti strutturati tra cui scegliere in caso di necessità.

La pista, sport preciso ed estremamente tecnico, può essere anche un valido aiuto per strutturare il lavoro di ricerca nella sua prima fase.

Analizzeremo questa sorta di lavoro interdisciplinare nei prossimi articoli dedicati a questo tema.

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