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Olivia, la randagia che vuole tornare a casa e scappa dal canile.

Catturata per la sterilizzazione, è scappata da un canile per tornare nel suo territorio. Un caso che pone domande etologiche e normative

Nel cuore dell’Abruzzo si sta scrivendo una storia di resilienza, istinto e attaccamento al territorio che non lascia indifferenti. È la storia di Olivia, una randagia di circa due anni, conosciuta da tutti gli abitanti di Lettomanoppello, in provincia di Pescara. Olivia non ha una casa nel senso tradizionale, ma ha un intero paese che la accoglie, la nutre e la protegge da sempre. E a quel paese, dopo essere stata allontanata, ora vuole disperatamente tornare.

Lo raccontiamo ai nostri lettori di Dogsportal.it perché questa vicenda non è solo la cronaca di una fuga, ma anche lo specchio di quanto ancora dobbiamo comprendere sul rapporto tra i cani liberi e il territorio, tra randagismo e gestione etica degli animali.

Il viaggio di Olivia: dalla cattura alla fuga

Il 15 marzo Olivia è stata catturata per la sterilizzazione, una pratica prevista dalla legge per il controllo delle nascite. Tuttavia, contrariamente a quanto stabilito dalle Linee guida ministeriali e dalle buone prassi che prevedono il rilascio dell’animale sul territorio di origine dopo l’intervento, Olivia non è stata riportata a Lettomanoppello. Per un disguido è stata trasferita in un canile di Ortona, a decine di chilometri da casa sua.

Ma Olivia non si è rassegnata. Dopo qualche giorno è riuscita a scavalcare una recinzione alta due metri e ha cominciato un viaggio solitario e pericoloso attraverso l’Abruzzo, nel tentativo di tornare alle sue strade e alle persone che la nutrono da quando è nata.

Le sue tappe, segnalate grazie alle testimonianze dei cittadini, parlano di un percorso che l’ha vista passare per Lanciano, Castel Frentano, Orsogna e Guardiagrele, fino a imboccare la strada della Val di Foro, direzione Francavilla al Mare, nella speranza di raggiungere nuovamente Lettomanoppello.

Una riflessione etologica: il concetto di “territorio” per un cane libero

Il comportamento di Olivia non è frutto del caso. Per i cani liberi – cioè quegli individui che pur non vivendo in casa con l’uomo sono accuditi e integrati in un territorio – l’ambiente di vita rappresenta un punto di riferimento stabile, un luogo che conoscono e che garantisce loro accesso a risorse e sicurezza.

La territorialità, in questi casi, non riguarda solo lo spazio fisico, ma anche la relazione con l’ambiente e con le persone che vi abitano. Olivia, nata e cresciuta in un contesto rurale, ha stabilito un legame profondo con il proprio ambiente, riconoscendolo come parte della sua identità. L’allontanamento forzato, quindi, non è stato percepito come una misura protettiva, ma come una rottura di un equilibrio naturale.

Il suo tentativo di tornare “a casa” è un comportamento coerente con la sua etologia: non si tratta solo di istinto, ma di memoria, orientamento e attaccamento ambientale, un insieme di fattori che rendono estremamente difficile – e potenzialmente pericoloso – ogni tentativo di contenimento con strumenti coercitivi.

Le responsabilità normative: cosa dice la legge

Secondo l’Ordinanza del Ministero della Salute del 6 agosto 2008, confermata e aggiornata negli anni successivi, i cani randagi catturati, se in buone condizioni e non pericolosi, devono essere sterilizzati e reimmessi sul territorio d’origine. È questa la prassi consolidata anche in virtù della legge quadro 281/91 sul randagismo.

Inoltre, le linee guida della Conferenza Stato-Regioni del 2019 ribadiscono l’importanza della reimmissione nel proprio contesto per quegli animali che non presentano problematiche di aggressività o rischio sanitario. Olivia non ha mai mostrato segni di pericolosità: è schiva, ma si lascia avvicinare da chi la conosce e la nutre.

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L’errore di trasferirla in un canile lontano dal suo territorio non è solo un disguido burocratico: rappresenta una violazione di un diritto riconosciuto, oltre che un trauma etologico per l’animale.

Il dilemma della cattura: tra sicurezza e rispetto della sua natura

“Olivia è nata libera e non è socializzata”, spiegano i volontari della Lida di Ortona, che da giorni cercano di organizzarne il recupero in sicurezza. “Non possiamo utilizzare guinzagli né pettorine, potrebbe farsi male. Le gabbie trappola non funzionano, la telenarcosi è troppo rischiosa. Olivia si muove in strade trafficate: se si addormentasse all’improvviso o fuggisse dopo lo sparo, rischierebbe la vita”.

Anche l’ipotesi di indirizzarla verso zone chiuse si è rivelata inefficace: “È molto intelligente, non entra in luoghi senza vie di fuga. Ha già superato barriere alte due metri, potrebbe rifarlo facilmente”, spiegano i volontari, che continuano a ricevere segnalazioni e a monitorare la situazione con l’aiuto dei carabinieri forestali e di istruttori cinofili.

La solidarietà si mobilita: “Aiutateci a riportarla a casa”

L’appello della Lida è chiaro: “Abbiamo bisogno di supporto, idee, risorse. Chiunque possa offrire un aiuto concreto è il benvenuto”. La speranza è di riportare Olivia a Lettomanoppello, nel suo habitat, dove la comunità potrà continuare a prendersi cura di lei come ha sempre fatto.

La storia di Olivia ci ricorda che il randagismo non è solo una questione di numeri o strutture, ma di etica, territorio e convivenza consapevole. È un’occasione per riflettere sulle responsabilità degli enti, sull’importanza della competenza etologica nelle decisioni operative, e su come i cani liberi possano rappresentare un’opportunità – e non solo un problema – se gestiti con intelligenza e rispetto.


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