La morfologia funzionale del labrador retriever
Come la selezione della razza ha plasmato la sua struttura e abilità
Definiamo MORFOLOGIA
1. In biologia, lo studio dei caratteri fenotipici degli organismi viventi, sia animali (m. animale) sia vegetali (m. vegetale), che ha per oggetto le singole strutture e i loro rapporti, e che permette di comparare organismi diversi ricavandone elementi utili alla classificazione e alla filogenesi
Definiamo FUNZIONALE
2. b. Che risponde o tende a rispondere alla funzione cui è assegnato
In ogni razza canina riconosciuta (attualmente sono più di 300 nel mondo), esiste uno standard di razza.

Lo standard è un documento ufficiale approvato dalla FCI che elenca le caratteristiche morfologiche e caratteriali di ogni razza. E’ il documento sulla base del quale viene valutato un cane nelle mostre cinofile.
In realtà, le caratteristiche di ogni razza, rispondono ai requisiti FUNZIONALI per cui la razza stessa è stata selezionata.
Per fare un esempio i levrieri devono avere QUELLE gambe, QUELLA muscolatura e QUELLA schiena per poter effettuare scatti brucianti che consentano loro di ghermire la preda (ricordiamo che nascono come cani da caccia).
Anche per i LABRADOR Retriever le caratteristiche fissate nel cane devono/dovrebbero rispondere alle esigenze funzionali alla base della loro selezione.
Per capire i motivi della morfologia funzionale del labrador, bisogna interrogarsi sulla genesi della razza. Cosa non difficile visto che stiamo parlando di una razza relativamente recente, riconosciuta solo agli inizi del novecento e selezionata a partire dal secolo precedente.
Che cosa volevano i nobili inglesi dai loro soggetti?
I nobili inglesi amavano andare a caccia, anche di piuma, in particolare in ambienti umidi, paludosi, ricchi di laghi e fiumi, ambienti ideali per la ricchezza di specie presenti.
C’erano già in Inghilterra molte razze ben fissate dedicate alla ferma ed al seguito, ma pochi erano i cani “operai”, “docili”, “resistenti” che non rovinassero le prede e “indefessi nuotatori” a disposizione per il “gioco” della caccia.
Oppure si attribuiva a soggetti non selezionati per questo la funzione del riporto (RETRIEVING).
E così si arrivò al “nostro”, al “mio” cane.

Il primo standard del labrador risale al 1916. Quello attuale è stato rivisto più volte, l’ultima nel 2022.
Una particolarità degna di nota è che esistono ben due standard in vigore per questa razza: quello inglese (europeo) e quello americano, che differiscono per pochi punti. Credo che esistano pochissimi casi del genere nella cinofilia ufficiale.
Altra particolarità è che, questo documento, a confronto con quelli di altre razze è essenziale, estremamente…
Ad esempio non parla del peso dei cani né dettaglia i rapporti numerici fra le diverse parti del corpo. Elementi questi spesso presenti in documenti simili.
Una analisi approfondita dello standard con la lente della morfologia funzionale sarebbe interessante ma lunga, quindi mi limiterò a trattare alcuni punti a titolo esemplificativo, scelti per la loro importanza.
In grassetto estratti dello standard.
ASPETTO GENERALE: Di costruzione robusta, compatto, molto attivo; (che preclude l’eccessivo peso corporeo o sostanza) cranio largo; torace e cassa toracica larghi e alti; regione lombare e posteriore larghi e forti.
Vi prego di notare L’ORDINE con cui sono elencate le caratteristiche generali. Il primo aggettivo usato in questa sezione è ROBUSTA, il secondo COMPATTO, il terzo ATTIVO (MOLTO).
L’ordine non è qui casuale e significa una sola cosa: siamo davanti a un cane tutt’altro che esile e, se ci interroghiamo sui sinonimi attribuibili alla parola robusto ci viene immediatamente in testa la parola resistente.
Un cane robusto infatti resiste alla fatica, è in grado di affrontare diversi riporti in situazioni difficili, resiste al freddo ed all’umidità, soffre molto raramente di infortuni grazie alla sua struttura muscolo scheletrica. Non necessariamente deve essere veloce ma deve ripetere senza indugio gli ordini impartiti in tutte le condizioni.
Un cane compatto è utile perché essenziale, occupa poco spazio in rapporto alle dimensioni. Non gli serve essere racchiuso in un QUADRATO (caratteristica tipica dei velocisti con zampe lunghe) ma deve essere racchiuso in un RETTANGOLONON ECCESSIVAMENTE ALLUNGATO (nel rettangolo si trovano le razze canine meno veloci ed adatte ad un moto più regolare).
E a mitigare le prime due caratteristiche che, se non comprese attraverso le premesse sulla razza, potrebbero far pensare ad un cane pesante e scarsamente funzionale, arriva la locuzione MOLTO ATTIVO…
Attenzione che qui siamo davanti ad un cane fatto per lavorare! Non per scaldare il divano! E NON DEVE ESSERE GRASSO.
E questo ci dice che la premessa delle due caratteristiche precedenti era funzionalmente legata al progetto originale di questa razza. Il labrador perfetto non può essere uno sprinter leggero, ma un indefesso lavoratore, indistruttibile e mai stanco.
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Nel cranio largo, si possono articolare mandibole forti, perché le prede da sorreggere possono essere importanti.
Il torace grande contiene più aria di uno piccolo e consente un migliore galleggiamento.
Regione lombare e posteriore rappresentano poi il “motore” del battello labrador, che viene sorretto da una line dorsale diritta in asse con la coda, ma che deve sprigionare tutta la sua potenza proprio nella parte retrostante.

Un labrador visto dall’alto deve sembrare una vera e propria imbarcazione per essere efficiente, una prua (lo sterno) pronunciata ma abbastanza stretta da fendere i flutti, una cassa toracica ampia per evitargli eccessiva fatica e un motore grande e forte, che nella mia immaginazione, ricorda le grandi ruote dei battelli fluviali.
CODA: Tratto distintivo, molto spessa alla base, si assottiglia gradualmente verso la punta, di media lunghezza, priva di frange ma completamente ricoperta di un pelo corto spesso e denso che le dà un aspetto “rotondo”, chiamato “Coda di lontra”. Può essere portata allegramente, ma mai arrotolata sul dorso.
Perché la coda del labrador è considerata un “tratto distintivo” della razza?
Perché per espletare la funzione del riporto in qualsiasi ambiente, il labrador deve essere, come già visto, un eccellente nuotatore.
La coda infatti è il timone della nave, lo strumento che permette al cane di girarsi in acqua, attraverso un colpo secco. Vedere un labrador che si gira in acqua o che nuota in cerchio è un vero spettacolo… vedremo quel possente timone che è la sua coda lavorare in maniera esemplare.
E quale sarebbero i requisiti funzionali per avere un ottimo timone? Un timone estremamente efficiente?
Non deve essere esile ma molto spessa, per spostare più acqua. In particolare alla base, dove i muscoli del dorso controllano i movimenti e devono consentire una forza rilevante per far “virare” una barca (il cane) pesante a volte 40 kg.
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E frange puramente estetiche sarebbero controproducenti, generando attrito e non forza.
Il richiamo alla lontra, uno dei mammiferi più a suo agio in acqua, ne è chiara sottolineatura. Come forse saprete la leggenda narra che questi cani derivino dall’incontro fra un cane ed una lontra.
MANTELLO Pelo: Caratteristico; corto e denso, senza ondulazioni o frange, da una sensazione abbastanza dura al tatto; sottopelo impermeabile. Colore: Completamente nero, giallo o fegato-cioccolato. Il giallo va dal crema chiaro al rosso volpe, il fegato/cioccolato va dal chiaro allo scuro. Ammissibile una macchiolina bianca sul petto.
Come la coda, anche il pelo di questi cani è una caratteristica della razza.
CORTO e DENSO (errata traduzione, immagino, della parola FITTO) perché è quasi impermeabile. Aggettivi che si riferiscono al pelo di guardia.
Avete mai provato a versare un secchio d’acqua su un labrador? Il cane con un pelo corretto resterà praticamente asciutto, probabilmente gli basterà scuotersi per eliminare quelle poche gocce intrappolate in superfice e mai arrivate alla cute.
Le frange lo avrebbero consentito (ritengo invece alcune ondulazioni sul dorso emblema di un pelo particolarmente fitto ed efficace, ma non devono essere eccessive).
SOTTOPELO IMPERMEABILE aggiunge il secondo strato alla protezione, e ne aumenta esponenzialmente la resistenza ai climi rigidi.
La digressione sui colori non rappresenta invece un requisito funzionale ma intrinseca alle origini della razza.
In conclusione, la morfologia funzionale, rappresenta il legame fra l’aspetto dei nostri amici labrador, le loro linee, e le motivazioni che hanno portato alla creazione e selezione della razza. Mi piace pensare ad un ponte ideale che, attraverso i cani, colleghi il pensiero dei nobili cacciatori inglesi di fine ottocento a quello degli allevatori moderni, che ha consegnato a tutti gli attuali proprietari una razza duttile, generosa e ancora oggi fra le più apprezzate.
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