Randagismo e Sud l’alibi per non guardare al problema complessivo in Italia.
Negli ultimi giorni ha destato scalpore la scoperta di 114 cani rinchiusi in un capannone alle porte di Torino, uno scenario che ci ricorda come il traffico illecito di animali sia una realtà diffusa anche al centro-nord Italia, al di là dei luoghi comuni.
Questo ritrovamento, peraltro, non rappresenta un’eccezione, ma una situazione ben nota a chi osserva da vicino il fenomeno.
Tra i casi più recenti e rilevanti, il sequestro è stato effettuato dai carabinieri forestali, che hanno chiamato l’operazione “Banda Bassotti”, non solo per l’ironia del nome, ma per il coinvolgimento di veterinari e di una rete organizzata di traffico di bassotti e altre razze.
Questa vicenda solleva una questione fondamentale: mentre il dibattito politico e mediatico punta spesso il dito contro il Sud Italia per i problemi legati al randagismo e alla sterilizzazione, si continua a ignorare una realtà molto più complessa e ramificata su tutto il territorio nazionale.
Un problema nazionale e non solo del Sud
I cani vaganti o semi-liberi non sono esclusivi del Sud Italia: anche in regioni come Piemonte e Lombardia è comune trovare animali tenuti in condizioni precarie, spesso a catena e in stato di semi-libertà nelle campagne.
Nonostante il recente aggiornamento del codice penale che vieta di tenere i cani legati, la pratica è tutt’altro che scomparsa. Il randagismo, quindi, non si manifesta soltanto nel Meridione; è una questione che riguarda tutto il Paese, anche se declinata in forme diverse.
In molti contesti, si assiste a un problema culturale legato alla gestione degli animali. Cani utilizzati per la caccia, terrier di tipo bull o grandi pastori affollano canili e rifugi anche al centro-nord, spinti da un’errata concezione dell’animale come “strumento” che, una volta non più utile, può essere abbandonato. Il problema del randagismo, infatti, non è solo una questione di numeri, ma anche di gestione responsabile e di cultura.
La demagogia del “problema Sud” e l’urgenza di una visione integrata
L’insistenza della politica sul randagismo e sulle sterilizzazioni in Sud Italia rischia di diventare una scusa per evitare di affrontare il problema nel suo complesso. Certamente è cruciale sensibilizzare e agire su questi temi anche nel Sud, dove la presenza di cani vaganti è più alta, ma il fenomeno ha radici profonde che non si limitano al Meridione. A livello politico e associativo, però, si preferisce semplificare il discorso, puntando su una retorica che spesso sfocia in un approccio miope.
Mentre si continua a dibattere sull’importanza delle sterilizzazioni al Sud, resta pressoché ignorato il fenomeno dello spaccio di cani e dell’attività criminale legata alla vendita illegale, spesso alimentata da cucciolate incontrollate che riforniscono il mercato nero. Si tratta di una realtà che coinvolge anche cani provenienti dall’Est Europa o utilizzati per combattimenti clandestini, un sottobosco di illegalità che ha radici ben lontane dal solo Meridione e che rappresenta una minaccia grave per il benessere animale in tutto il Paese.
La responsabilità di chi vende e acquista cani
Un altro aspetto preoccupante riguarda la facilità con cui molti privati decidono di far accoppiare il proprio cane e di vendere i cuccioli su piattaforme di annunci online, senza alcuna regolamentazione o responsabilità.
Questa tendenza alimenta il mercato nero e rende inefficaci le campagne di sensibilizzazione sul randagismo e sulla sterilizzazione, vanificando gli sforzi di associazioni e enti che operano in maniera strutturata e competente, come Save the Dogs e altre organizzazioni.
Fino a quando si consentirà questa libertà incontrollata, senza un vero e proprio sistema normativo che disciplini la riproduzione e la vendita dei cani, puntare il dito solo verso il Sud Italia sarà soltanto una strategia demagogica.
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L’urgenza di una normativa nazionale adeguata
Per affrontare realmente il problema serve una normativa completa e stringente, capace di regolamentare tutto ciò che riguarda il mondo dei cani e non solo alcuni aspetti. Il fenomeno del randagismo, la compravendita illecita di animali, l’importazione di cani dall’Est, l’uso di animali per combattimenti: ogni parte di questo “puzzle” richiede attenzione e un piano di azione serio, strutturato da competenze specifiche.
A questo proposito, il ruolo della politica è cruciale, ma è indispensabile che vi sia una collaborazione tra figure competenti e amministratori che abbiano una vera sensibilità per questi temi. Solo così sarà possibile creare tavoli di lavoro funzionali, senza trasformarli in arene dove ogni sigla cerca di emergere.
Se davvero si vuole difendere il benessere degli animali, occorre mettere da parte logiche di appartenenza e ideologie, per concentrarsi su un unico obiettivo: la tutela e il rispetto del cane.
La realtà del randagismo in Italia non è limitata a una questione territoriale o culturale specifica.
Si tratta di un fenomeno complesso e radicato, che richiede interventi su più fronti: educazione, cultura, normative e una ferma volontà politica di regolamentare l’intero settore.
Continuare a relegare il problema al Sud Italia è una scorciatoia retorica che non fa altro che allontanare una soluzione reale.
Come lettori di Dogsportal.it, vi invitiamo a riflettere su questo tema e a sostenere chi si batte per una regolamentazione seria e completa, che possa davvero fare la differenza per il futuro dei nostri cani.
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