Paure e fobie nel cane: le conseguenze

Così come possiamo rilevare cause differenti, notiamo anche più comportamenti derivanti dalle paure e dalle fobie.

In presenza di una fobia, a meno che il cane non sia nell’impossibilità totale di scappare e non raggiunga un breve momento di lucidità, il comportamento tipico messo in atto è la fuga.

Talvolta è possibile osservare una risposta dell’organismo detta freezing, o congelamento, che in base alla specie che la mette in atto può essere più o meno adattiva. Tipica delle prede, in una situazione priva di vie di fuga va a sfruttare le carenze visive dei predatori, i quali identificano meglio un animale in movimento. Tuttavia questo tipo di risposta non si ritrova esclusivamente nelle prede.

Sono stati recentemente svolti studi sul comportamento di freezing anche negli umani, andando ad analizzarne l’aspetto e le cause cognitive.

Questa risposta sembrerebbe direttamente collegata al bagaglio cognitivo del soggetto, come evidenziato dai risultati della ricerca:

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  • Se nella memoria cognitiva degli schemi comportamentali è già stata preparata e immagazzinata una risposta appropriata all’evento, la velocità di attuazione di un comportamento pertinente è di 100 millisecondi, quindi praticamente immediata.
  • Se sono disponibili più risposte attuabili, scegliere la corretta sequenza comportamentale richiede un semplice processo che impiega 1-2 secondi.
  • Se non è stata memorizzata una risposta adeguata, dovrà essere creato uno schema comportamentale temporaneo. Questo processo impiegherà almeno 8-10 secondi in circostanze ottimali, mentre in condizioni di pericolo sarà necessario anche più tempo. Per fare in modo che questo sia possibile, si produrrà una paralisi cognitivamente indotta o comportamento di freezing (Leah, 2014).

Arriviamo infine a un tipo di risposta che sul momento può essere dettata dal bisogno, ma in seguito a esperienze vincenti può diventare un comportamento appreso: l’aggressività.

Questo tipo di risposta è solitamente legato a uno stato di timore o paura e non a uno fobico, poiché richiede una certa capacità riflessiva e di previsione (in casi di estremo bisogno, nell’impossibilità totale di fuga, è comunque possibile notare atteggiamenti aggressivi in soggetti fobici, messi in atto come estremo rimedio a situazioni percepite come potenzialmente letali).

Se un cane timoroso verso conspecifici o verso umani, trovandosi nell’impossibilità di fuggire, attua una sequenza comportamentale di minaccia mettendo in fuga chi ha di fronte, si avvierà un processo di apprendimento per cui il soggetto imparerà che mostrandosi aggressivo riesce a ottenere esattamente ciò che desidera, ovvero evitare l’avvicinamento e il contatto con l’oggetto causa di disagio.

Non solo questo apprendimento porterà il cane in questione a mostrarsi aggressivo nelle future situazioni simili, ma si noterà un progressivo aumento dell’intensità del comportamento:

se inizialmente per esempio il cane capisce che ringhiando riesce a fare allontanare conspecifici che si sono avvicinati troppo, il passo successivo sarà molto probabilmente quello in cui capirà che mostrando una maggiore aggressività, riesce a tenere a distanza il problema, senza nemmeno far avvicinare altri animali.

Tutte le risposte collegate a uno stato di timore o paura, che siano esse di fuga, congelamento o aggressive, sono volte al raggiungimento dell’omeostasi, cioè una relativa stabilità del sistema (in questo caso cognitivo-comportamentale) e andare a intervenire su una paura significa spiegare al cane che quella stabilità può essere raggiunta secondo altri comportamenti per noi più accettabili.

Al contrario le risposte relative a uno stato fobico non hanno uno scopo ragionato. Il raggiungimento dell’omeostasi può essere casuale, se la fuga va a buon fine. In caso contrario l’animale potrebbe trovarsi in una situazione peggiore della precedente, a causa dell’incapacità di programmazione della fuga.

La fobia è una risposta eccessiva a uno stimolo non realmente pericoloso, generalizzata a più situazioni senza una logica adattiva. Nello stesso modo, i comportamenti messi in atto per rispondere allo stato fobico non portano a un reale miglioramento della situazione, se non casualmente.

Nei prossimi articoli tratteremo le tecniche generali di intervento su paure e fobie e gli interventi specifici sulle maggiori cause di atteggiamenti timorosi e fobici.

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