Notizie sul cane

Quando l’area cani diventa un “campeggio”: riflessioni su un uso privatistico degli spazi pubblici

L’importanza delle aree di sgambamento e le storture di un utilizzo scorretto

Le aree cani sono spesso al centro di discussioni accese tra cittadini, educatori cinofili e amministrazioni pubbliche.

Su Dogsportal.it ne abbiamo parlato molte volte, sottolineandone l’importanza come spazi pubblici pensati per offrire ai nostri cani libertà di movimento in sicurezza e, al tempo stesso, per favorire la socialità tra proprietari.

Nonostante siano talvolta demonizzate da alcuni professionisti del settore, ritenute fonti di stress o di pericolosi errori gestionali, le aree cani rimangono uno strumento prezioso. Lo sono ancora di più quando sono ben progettate, ben conservate e inserite in contesti naturali come accade ad esempio nel parco delle Vallere a Torino, dove esistono due zone di sgambamento particolarmente ampie e curate.

Tuttavia, al di là delle buone pratiche di utilizzo — su cui abbiamo già scritto diverse guide pratiche per i nostri lettori — esiste un fenomeno che merita una riflessione più ampia: l’uso privatistico di questi spazi pubblici da parte di alcuni frequentatori abituali.

I “camperisti” delle aree cani

Chi frequenta regolarmente le aree di sgambamento avrà probabilmente notato la presenza costante di alcune persone che sembrano “presidiare” questi spazi a tutte le ore del giorno. Non si tratta di operatori, volontari o dipendenti comunali. Sono semplici utenti, con molto tempo libero, che trascorrono ore e ore all’interno dell’area cani, arrivando a considerarne lo spazio quasi come una proprietà privata.

Arrivi all’alba o nel pomeriggio inoltrato, li trovi sempre lì, sugli stessi muretti o sulle stesse panchine, con il proprio cane e, a volte, con atteggiamenti poco inclusivi verso chi arriva “da fuori”, specialmente se con cani di razze o taglie differenti.

Alcuni impongono le proprie regole, si sentono autorizzati a giudicare le interazioni tra gli altri cani o addirittura a stabilire chi può entrare o meno, creando un clima che scoraggia la frequentazione libera da parte di altri cittadini.

Questa forma di occupazione informale e continuativa delle aree pubbliche pone alcuni interrogativi: fino a che punto è lecito “presidiare” uno spazio comune? Dove finisce la frequentazione legittima e dove inizia un utilizzo improprio e limitante per gli altri?

Un problema culturale prima che normativo

Il vero nodo non sta tanto nella regolamentazione — che esiste e andrebbe semmai fatta rispettare con più efficacia — quanto nella cultura del bene comune.

Le aree cani sono di tutti. Non possono e non devono essere gestite come spazi privati, né trasformarsi in piccoli feudi urbani in cui vige la legge del più presente.

Per i nostri lettori di Dogsportal.it, questo è un invito a osservare criticamente il modo in cui viviamo gli spazi dedicati ai nostri cani. Favorire l’inclusività, il rispetto reciproco e la rotazione nell’uso di questi luoghi non solo migliora l’esperienza di tutti, ma contribuisce a una convivenza civile, anche tra le diverse culture cinofile che inevitabilmente si incontrano.


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Rocco Voto

Rocco Voto è fondatore ed editore di Dogsportal.it. Educatore cinofilo e consulente di comunicazione nel settore Pet, si occupa di divulgazione scientifica e cultura cinofila. Promuove un approccio basato su etica, competenza e benessere animale, per offrire un'informazione utile e lontana da mode passeggere.

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