Sequestro Sleddog Lavarone: l’orrore, la rabbia dei professionisti e la nostra posizione. “Prima il cane, poi lo sport”
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I Fatti, le Indagini e le “Voci” dei lettori: facciamo chiarezza
IL FATTO DI CRONACA:
Il 14 febbraio, il Corpo Forestale del Trentino, con il supporto dei veterinari ASUIT e su segnalazione di un’associazione animalista (LAV), ha posto sotto sequestro 37 Husky.
Il provvedimento, convalidato dal Gip di Trento, ipotizza il reato di “detenzione in condizioni incompatibili con la natura degli animali”. I cani sono stati trasferiti in Emilia Romagna in custodia giudiziaria. Questo è quanto emerge dagli atti ufficiali.
IL DIBATTITO SUI SOCIAL:
In queste ore, alcuni lettori, atleti e cinofili stanno commentando i nostri post segnalando che i gestori della struttura starebbero attraversando un periodo di gravi difficoltà legate alla salute. Ci viene chiesto di non essere “fuorvianti” e di considerare il contesto umano.
LA POSIZIONE DI DOGSPORTAL:
Noi dobbiamo attenerci ai fatti: il sequestro c’è stato e le condizioni dei cani erano, secondo gli inquirenti, inaccettabili.
Tuttavia, ci auguriamo che gli enti preposti, se a conoscenza di tali difficoltà personali, si siano adoperati a suo tempo per aiutare queste persone. Non tanto per salvaguardare l’attività economica, quanto per tutelare preventivamente il benessere dei cani, che è la prima vittima quando la gestione umana crolla.
Se ci sono state richieste di aiuto inascoltate, qualche domanda andrebbe posta. Al momento, però, non abbiamo alcun elemento concreto in tal senso, se non i commenti apparsi in rete.
Condanniamo senza appello il maltrattamento, ma rifiutiamo di processare un’intera disciplina fatta anche di etica e sacrificio.
Di Redazione Dogsportal
Editoriale: chi siamo e perché ne parliamo
Quando Dogsportal.it è nato, l’idea iniziale era quella di raccontare gli sport cinofili. Il nostro nome deriva da lì. Eppure, strada facendo, ci siamo resi conto che era meglio intendere la nostra testata come “Il Portale del Cane”.
Il motivo è semplice: non si possono raccontare gli sport cinofili senza passare prima dai cani.
Non esiste disciplina che abbia valore se non si parte dal benessere, dalla comprensione di chi sono i cani, di quali sono le loro motivazioni e di cosa hanno bisogno. Ci teniamo a precisare, come sempre, che noi siamo totalmente indipendenti da qualsiasi Federazione sportiva e da qualsiasi realtà cinofila.
La nostra redazione è varia: molti di noi non praticano sport, alcuni neanche li amano. Altri li praticano da tempo con passione. Ma c’è un filo rosso che ci unisce: tutti amiamo i nostri cani. E chi fa sport, lo fa perché – attraverso l’amore e il rispetto – ha cercato l’attività più idonea per quel cane specifico.
È questa la grande differenza. Parliamo di questi temi perché crediamo che l’equilibrio sia fondamentale. Detto questo, quello che è successo a Trento va condannato senza se e senza ma. Ecco il nostro speciale.
I fatti: il sequestro di 37 Husky a Lavarone
Il sequestro di 37 Alaskan Husky a Millegrobbe, nel comune di Lavarone (Trento), è una pagina nera che non ammette giustificazioni.
Secondo quanto ricostruito dalla LAV e dal Corpo Forestale provinciale, la realtà emersa nella struttura è drammatica: cani in evidente stato di denutrizione, gabbie fatiscenti, condizioni igienico-sanitarie precarie e isolamento prolungato.
Il sequestro preventivo è scattato per “detenzione in condizioni incompatibili con la natura degli animali”. Su questo punto Dogsportal® è monolitico: chi maltratta un cane deve risponderne penalmente. Senza sconti. La sofferenza non è mai “sport”.
La polemica e la voce dei professionisti: parla Luca Chiarelli
Nella sua nota, la LAV ha definito lo Sleddog un’attività basata sullo sfruttamento. Una posizione forte che rischia però di gettare un’ombra generalizzata su chi, invece, questo mestiere lo fa con etica, sacrificio e amore.
Per ristabilire l’equilibrio, abbiamo raccolto la testimonianza di Luca Chiarelli (The Husky Experience), professionista del settore, che non ci sta a essere etichettato come criminale.
“Siamo lavoratori, non aguzzini”
“Ciò che mi dà tremendamente fastidio è che sembriamo dei delinquenti” dichiara Chiarelli ai nostri microfoni. “Noi siamo lavoratori normalissimi. Tiriamo avanti la nostra baracca, sfamiamo i nostri 30 cani prima di noi stessi, paghiamo le tasse e la scuola ai nostri figli. Abbiamo scelto questo mestiere, che in Svezia o Finlandia è normalissimo, mentre qui sembra che dobbiamo giustificarci per esistere.”
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Turismo vs Cultura Cinofila
Chiarelli pone l’accento sulla distinzione fondamentale tra chi usa i cani come “giostre” e chi insegna una disciplina:
“Non si può fare di tutta l’erba un fascio. Noi facciamo un briefing di 20 minuti sulla sicurezza e sul rispetto del cane prima di partire. I nostri animali sono atleti, stanno bene, basta guardarli. Mi sta bene che si condanni l’orrore di Lavarone, ma non accetto che si dica che tutti quelli che fanno Sleddog sono dei bastardi. Noi litighiamo persino con i clienti e accettiamo recensioni negative pur di tutelare i nostri cani da comportamenti scorretti dei turisti.”
Oltre la cronaca: la vera cultura dello Sleddog
Dogsportal® continuerà a raccontare questa disciplina distinguendo il reato dalla pratica sportiva. Ecco tre approfondimenti dal nostro archivio per capire di cosa stiamo parlando davvero quando parliamo di Sleddog etico:
- 1. Storia, non Circo: come spieghiamo nel nostro approfondimento, lo Sleddog nasce come mezzo di sopravvivenza millenario nelle regioni artiche. Il Musher guida con la voce e la relazione, non con la frusta.
👉 LEGGI: Sleddog e cani da slitta: storia di una collaborazione millenaria - 2. Il riscatto dei cani “difficili”: spesso lo Sleddog è una via di recupero. In questo articolo raccontiamo storie di Husky adottati da situazioni di abbandono che, grazie al traino e all’attività fisica, hanno ritrovato equilibrio mentale e felicità.
👉 LEGGI: Dal “Rescue” allo “Sleddog”: l’amore per i cani da slitta - 3. L’etica moderna e veterinaria: il Dott. Sergio Maffi, veterinario specializzato, spiega come lo Sleddog contemporaneo sia regolato da protocolli sanitari rigidi. Nelle competizioni serie, il benessere è la base della performance, non un optional.
👉 LEGGI: Lo sleddog moderno: origini, evoluzione ed etica
Il nostro pensiero è chiaro e si riassume in tre punti:
- Il maltrattamento va perseguito. Sempre.
- Servono controlli feroci. Le istituzioni devono vigilare affinché nessuna struttura diventi un lager.
- La generalizzazione è nemica della verità.
La posizione della LAV che non mette in conto una storia millenaria e tanti Musher consapevoli che rispettano tutti i cani della muta.
Se una struttura ha fallito, i responsabili ne risponderanno. Ma trasformare il sequestro di 37 cani in una condanna totale dello Sleddog significa insultare il lavoro di chi, come Luca Chiarelli e tanti altri, vive per i propri cani.
Questo Speciale serve a tenere insieme verità, etica e rigore. Perché, come abbiamo detto all’inizio: prima viene il cane, poi tutto il resto.
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