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La nostra Vita con Jordan, il Duca Conte di Bollate

Un galgo tra nobiltà e simpatia: storie di vita quotidiana con una “rockstar” a quattro zampe

Adesso che sono passati (già!?) quasi otto anni, non capita più o quasi di essere fermati per strada da perfetti sconosciuti e sentirsi chiedere “Scusi, ma è un Veliero?”
Veliero
è solo una delle tante buffe varianti: negli anni abbiamo sentito con le nostre orecchie definizioni come “Destriero”, “Alano”, “Corso, perché corre”, “Afgano” e anche “Lepriero” (fuochino, in effetti, se consideriamo la vita pregressa).

Non succede più spesso perché, se all’inizio Jordan era uno dei pochi levrieri in città, oggi qualcuno in più ce n’è.
Ma soprattutto perché ci conoscono oramai tutti. Anzi, (ri)conoscono tutti prima Jordan che noi, i suoi compagni di vita “a due zampe”. 

Né Veliero, né Destriero, né Lepriero: Jordan è un galgo, un levriero spagnolo di antichissimo lignaggio.
Più precisamente, Jordan è El Galgo, Duca Conte di Bollate. Nonché un po’ una “celebrità” della nostra cittadina.

Una rockstar a quattro zampe

Quando l’abbiamo adottato quasi per caso da un rifugio alle porte di Milano, scampato ad una fine cruenta, non sospettavamo di aver accolto in casa una specie di rockstar.
Ma in effetti è proprio così:quando siamo in giro con lui, ancora oggi si voltano ad ammirarlo.

Dal 28 ottobre 2016, giorno in cui ha messo zampa in casa con una capacità di adattamento sorprendente, la vita nella nostra piccola famiglia è cambiata. Siamo diventati un trio indissolubile.

Noi bipedi siamo a tutti gli effetti gli assistenti personali di questo “ragazzone,” che ha persino una pagina su Instagram. Negli anni, le foto hanno immortalato la sua dolcezza, simpatia e il suo “sorriso,” raccontandone la trasformazione da cucciolone a senior.

Stupendo a 4 anni, oggi che ne ha 12 compiuti, il suo fascino rimane immutato.
Alto, longilineo ma non “striminzito”.
Statuario, con una tenuta fisica pazzesca.
Un fascio di muscoli elegante e sinuoso nelle movenze, senza forzature: visto da dietro camminare dinoccolato con il suo manto color cannella ricorda un leone della savana (peccato che soffra talmente il caldo che nella savana non potrebbe resistere neanche cinque minuti, lui che è nato a Siviglia, città torrida!).
Una signora tempo fa l’aveva definito “un’indossatrice” dalle zampe affusolate.

Occhi di galgo


E poi, beh, e poi ci sono quegli occhi. 
Anche se con il tempo non appaiono più come “truccati” da una spessa “linea di eyeliner “a donargli quel tocco vagamente esotico, quegli occhi dicono tutto.
Morbidi e languidi, sono due pozzi senza fondo di tenerezza infinita e amore incondizionato, velati da un’ombra di malinconia atavica. 

Occhi che si riempiono di distanze siderali, imperscrutabili, quando si adagia sull’erba come una sfinge a fissare un orizzonte immaginario, tutto suo, a cui a noi umani non è dato di accedere.

Acuti come due spilli, curiosi, vispi e furbi se intuisce che sta per arrivare la “pappa” o un premietto.
Solleva le orecchie a compasso, rizza la coda lunghissima e aspetta, mentre si lecca i baffoni ormai bianchi, come nei cartoni animati.

Occhioni decorati da sopracciglia che si alzano e abbassano con aria interrogativa, quando qualcosa non gli torna.
Negli anni abbiamo imparato a conoscerci, oramai ci capiamo al volo, ma a volte capita che qualcosa non sia chiaro.
Allora il “nasone” assume la forma di un punto interrogativo e trova la “scusa” per fare finta di non capire (è un bell’attorone melodrammatico, quando vuole). In realtà capisce benissimo, ma finge il contrario, così può fare quello che gli pare.

A proposito, una delle leggende che girano sui levrieri è proprio che non siano tanto “intelligenti” perché non sono così pronti ad obbedire ai comandi (“dammi un cinque”, “seduto”) che nell’immaginario a dimensione umana associamo tipicamente all’intelligenza canina. Ora, Jordan un po’ tontolone a volte lo è, ma è tutto tranne che fesso. È solo un cane indipendente, “primitivo” e per lui certe cose credo siano semplicemente “inutili”.

Figlio del Vento sì, ma che goduria il divano!
Quegli stessi occhi così dolci, si trasformano in due mari infiniti e burrascosi, quando si può scatenare in una corsa liberatoria.
Una breve rincorsa e poi eccolo lì, che prende il volo. Si libra nell’aria e vi rimane sospeso.
Un figlio del vento; un ghepardo vestito da galgo. 

Con il tempo la resistenza si è un po’ indebolita, ma la sua eleganza e velocità fa rimanere di stucco chiunque lo guardi. 

La “leggenda” narra che i levrieri abbiano bisogno di correre.
Certo è vero ma, almeno per la nostra esperienza, mica tutto il santo giorno, anzi.
Lui corre quel che vuol correre, per poi farsi delle gran belle dormite nelle sue non una, non due, ma ben tre cucce (cuscinoni comodissimi) sparsi per tutta casa. E d’inverno sul divano. Con tanto di “eleganti” russate.

Certo, ha bisogno di uscire e noi ci dedichiamo molto alle sue passeggiate, fa bene a lui e a noi:
è un cane attivo e di norma, sta fuori casa dalle 3 alle 4 ore, molto di più in vacanza e nei fine settimana.
La passeggiata è una “Via Crucis”: ogni odore una fermata per annusare a lungo, riflettere, farci su una bella e abbondante pipì e tirare avanti, con calma.

La solfa cambia quando vede uno scoiattolo, un leprotto o un gatto. E a Bollate, incredibile ma vero, siamo pieni di leprotti: è un “lepraio” a cielo aperto; non bastasse, siamo anche pieni di gatti.
Leprotti e gatti in primavera ed estate si danno appuntamento e aspettano giusto appunto che esca Jordan per la passeggiata notturna per “scatenarsi”. Allora le nostre passeggiate diventano una “samba”.

Il fatto è che ha tutt’ora un predatorio fortissimo: ci hanno raccontato che è rimasto in Spagna più a lungo del solito perché era un cacciatore eccezionale, e il suo padrone, per quanto discutibile, lo apprezzava per questo.

Quell’istinto innato non gli è mai andato via.
Quando “sente” qualcosa che si muove, anche una mosca, assume un atteggiamento che di tenero non ha proprio più nulla: diventa un guerriero, dallo sguardo affilato, selvaggio, fiero e “spietato”.
I muscoli tesi, si trasforma. “Urla”, si impenna, pronto a scattare.

E abbaia. Eccome se abbaia.
Già, perché anche i levrieri abbaiano: a leggere le descrizioni da manuale, generalmente sono cani mesti e silenziosi.
Lui no, lui ha una voce potente, grossa, da tenore.
E ha da dire con quasi tutti i “quattro zampe” che incontra, non ne lascia uno. Non a caso, il suo secondo nome è Lo Sceriffo.

Non con gli umani, invece: in generale li ignora, non è spaventato, ma solo diffidente e abbastanza snob… a meno che la persona non sia un dispenser ambulante di biscottini, allora in quel caso si trasforma in uno stalker! 


Un galgo “di mondo”

Da perfetto Duca Conte, è educato e pulito. Non gli abbiamo insegnato nulla, noi. È così di natura. Mangia e beve con l’eleganza innata di un lord, non “spatascia” niente in giro. 

L’abbiamo abituato a seguirci ovunque, nei limiti del possibile: al ristorante e al pub (a Milano ce n’è uno irlandese dove è quasi la mascotte, gli vogliono bene tutti), e – diciamolo – si comporta molto meglio di tanti umani.

Ed è un gran viaggiatore: gli piace essere scarrozzato in macchina, ma non disdegna il treno e anche il traghetto. Sale su cabinovie e seggiovie senza problemi. E trova molto comodo l’ascensore.

Cerchiamo sempre strutture super pet-friendly, per fortuna aumentano di anno in anno.

La nostra meta è la montagna. Nelle vacanze appena finite questo “ragazzone” che qualcuno osa chiamare “nonnino” ha camminato una media di 15 km al giorno, con picchi di 18.
Un po’ abbiamo esagerato, lo sappiamo, e sappiamo che un po’ ci ha amabilmente detestati, infatti ci chiama i suoi Fetenti, ma alla fine ci seguirebbe ovunque e sa che di noi può fidarsi: Fetenti sì, ma in senso buono.

E d’altra parte Jordan non ama il mare. O meglio, non ama l’acqua, che sia di fiume, lago, mare o del toelettatore, non fa differenza: lui la detesta sempre, è “idrorepellente”. Scappa alla sola vista. Gli piace però da impazzire scavare e correre sulla sabbia.

Un Amore Sobrio e Profondo

Grande e grosso, il suo carattere è uno strepitoso mix: nobile, fiero, docile. È un cane sensibile, delicato. È anche un po’ fifone: ha terrore dei temporali.

È affettuoso a modo suo, le sue feste sono sobrie: un balletto, due scodinzolate, un vocalizzo e strusciamenti, senza essere mai una cozza. Per certi versi è più un felino che un cane.

Il nostro è un amore bellissimo, fatto di sguardi lunghi e languidi; ama le coccole, ma non gli eccessi.
Rispettoso, molto discreto, sa quando è il momento di fare o non fare: non chiede nulla, se non sapere che ci sei, perché non ama la solitudine.

Ogni mattina, incrociare il suo sguardo e sentire il suo naso umido sulla pelle rende il risveglio più luminoso.
Durante le ore di smart working, ci osserva in silenzio, sonnolento ma vigile, seguendo ogni movimento; si incuriosisce quando ci sente “brontolare” davanti allo schermo del computer e si “illumina” quando riceve una piccola attenzione.
La sera, durante le nostre lunghe passeggiate, ascolta pazientemente le nostre confessioni, ansie e paure, per poi concludere tutto con una saggia alzata di zampa e un bel zampillo dorato.

Jordan è il compagno delle nostre giornate, uno psicologo involontario, un autentico Chief Happiness Manager, un capo che è anche leader e “mentor”; un Life Coach “patentato” e impareggiabile, un’anima bella che ci ama nonostante i nostri mille difetti, le nostre mancanze e disattenzioni, senza mai giudicare.

Sono passati quasi otto anni dal giorno in cui i nostri sguardi si sono incrociati, da quando in quel box di un rifugio alla periferia di Milano ci ha scelti. 

Ad ottobre, se tutto va bene, brinderemo al nostro ottavo Gotcha Day.
Speriamo davvero di poterne festeggiare ancora tanti insieme, lo amiamo immensamente.
Jordan è un dono e un privilegio che auguriamo a tutti. 


Silvia Di Tommaso

Su di me

Nata a Milano sotto il segno della Vergine “qualche” lustro fa, mi chiamo Silvia. Sono sposata con Simone, sognatrice, impiegata con l’animo della rockstar.
Sono la “mamy” fortunatissima e “addetto stampa” di Jordan (pagina Instagram e FB).
Amo scrivere e mi diletto “a corrente alternata” con il mio blog, “Hidden Princess in the Attic”, ispirato dall’amore incondizionato i Duran Duran, una band che è leggenda vivente e di cui sono orgogliosamente fan da oltre 40 anni.

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