Lo prendo da cucciolo, lo cresco come si deve e sarà perfetto! Ma anche no
La diffusa convinzione che prendendo un cucciolo e “tirandolo su” come riteniamo sia il modo migliore e avremo il cane ideale per noi è molto diffusa.
Ma non molto fondata, in realtà, perché ci sono diverse variabili in grado di influenzare non poco il comportamento futuro di quel cucciolo. Alcune sono indipendenti dalla nostra volontà, altre sono figlie di errori che non è raro compiere, sovente in buona fede.
Cominciamo col dire una cosa che magari apparirà scontata per i più ma non per tutti: “progettare” il cane ideale partendo dalla “materia grezza” che è il cucciolo è un concetto che vale sostanzialmente per i cani di razza, perché è solo in questo caso che abbiamo a disposizione alcune indicazioni abbastanza valide su cosa potremo aspettarci a livello generale, grazie alle predisposizioni determinate dalla selezione, cioè grazie alla cosiddetta “memoria di razza” (che in realtà abbiamo visto essere più che altro una vera e propria differenziazione a livello di struttura cerebrale specializzata )
Nel caso di cuccioli frutto di incroci di due cani di razze diverse, anche se ci fossero note, la mescolanza delle predisposizioni produrrà inevitabilmente qualcosa di molto meno prevedibile a livello comportamentale rispetto a soggetti di razza pura.
Cuccioli frutto di incroci tra cani a loro volta nati da incroci per svariate generazioni, poi, sono quanto di meno prevedibile ci possa essere in termini attitudinali e di comportamento, ovviamente.
Ma essere di razza pura non è di per sé garanzia di un determinato bagaglio di doti e di attitudini.
Un esempio facile facile?
Quanti cani da caccia selezionati per generazioni e generazioni in realtà hanno paura degli spari e di tutti i rumori forti in generale?
Esatto, tantissimi.
E allora, se l’appartenenza a una determinata razza non garantisce le caratteristiche attese per selezione, che si fa?
Ci si informa con cura, si cercano allevatori che selezionino quella razza a 360 gradi, quindi non solo la morfologia ma anche (anzi, soprattutto) carattere e doti specifiche, e si analizzano i risultati sul campo dei cani di quella genealogia, se si tratta di razze che lavorano. Tuttavia, neppure in questo caso siamo al sicuro da sorprese sgradite.
Un altro esempio, per capirci: anni addietro, un famoso maschio di una razza da pastore, molto richiesto come riproduttore selezionato, si è scoperto poi essere affetto da epilessia. Peccato che, nel frattempo, avesse generato circa 400 figli!
Questo per sottolineare che, purtroppo, in cinofilia come in qualsiasi altro settore delle umane attività la correttezza è un optional, soprattutto sul fronte della salute (non mi metto a parlare di displasia se no sto qui fino a domani…). Ecco perché anche informarsi bene non sempre è sufficiente: una certa percentuale di rischio rimane.
E siamo solo all’inizio, perché poi andrebbe valutato anche molto altro, per poter auspicare un futuro cinofilo ideale. Per non dilungarmi, faccio un elenco sommario di alcune delle questioni più critiche:
− cosa avviene e, ancora più importante, cosa non avviene durante la fase più feconda del periodo sensibile del cucciolo, periodo che ovviamente trascorre in allevamento?
− in che data il cucciolo viene portato a casa?
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− abbiamo avuto o no modo di andarlo a trovare almeno due volte prima del fatidico giorno?
− conosciamo l’immensa importanza di fornire al piccolo un efficace percorso di abituazione graduale alla solitudine e sappiamo come farlo?
− siamo consci della necessità di ampliare fin da subito le competenze sociali interspecifiche e intraspecifiche del cucciolo ma senza esporlo a rischi sanitari e fisici?
− abbiamo preparato l’avvio del percorso educativo e relazionale in un centro cinofilo (scelto con cura) non appena concluso il ciclo vaccinale?
− nel caso si tratti di un cane appartenente a una razza da lavoro, siamo disposti a investire tempo e denaro per offrirgli attività adeguate alle aspettative che il suo cervello porta con sé fin da prima di nascere?
− siamo in grado di gestire la naturale fase di desocializzazione che interverrà inevitabilmente all’arrivo della pubertà in modo da circoscriverne gli effetti il più possibile?
E con questo siamo arrivati solo ai 7-8 mesi di età del nostro amico.
Potrei andare avanti ancora a lungo ma spero basti per capire che no, non basta prendere un cane da cucciolo per pensare di “modellarlo” in base alle nostre esigenze.
È un essere vivente incredibilmente evoluto e complesso, per questo servono tante competenze, grande impegno e, concedetemelo, anche una discreta dose di culo per arrivare a un obbiettivo accettabile.
Accettabile dal nostro punto di vista, s’intende. Perché il cane, in sé, senza le nostre aspettative e ambizioni, è comunque e sempre una creatura meravigliosa.
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