Benessere del cane

La musica rilassa i cani? Ecco cosa dice la scienza

Cosa sappiamo davvero sulla percezione e sull’effetto della musica sui nostri amici a quattro zampe? Abbiamo cercato la risposta in alcune pubblicazioni scientifiche e parlandone con gli zoologi Claudia Pinelli e Biagio D’Aniello, autori di un recente studio sulla musicalità nei cani.

Digitando “calming dogs music” sulla barra di ricerca di Spotify, la piattaforma di streaming musicale, comparirà una pioggia di brani che dovrebbero esercitare un effetto rilassante sui nostri cani.

Forse alcune e alcuni di voi avranno provato questa esperienza dagli effetti non sempre così evidenti. In rete ci sono anche numerosi articoli che decantano i benefici della musicoterapia per i nostri compagni a quattro zampe, ma che ne dice la scienza?

Migliorare la vita dei cani a suon di musica

L’interesse per l’utilizzo della musica per aumentare il benessere dei cani parte dall’idea che, così come alcuni brani e generi musicali riescono a rilassare o stimolare noi umani, essi possano farlo anche con i nostri compagni animali. 

Questo significherebbe che uno strumento di utilizzo relativamente semplice come, ad esempio, una filodiffusione, potrebbe calmare i pazienti di un veterinario o gli ospiti di un canile: una prospettiva più che allettante, ma la realtà come sempre è più complessa.

Lo spiega una review, ossia un compendio che mette insieme dati e conoscenze contenute in precedenti articoli scientifici sull’utilizzo della musica per il benessere dei cani, pubblicata nel 2020 nella rivista scientifica Animals (https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7022433/ ).

Gli autori hanno analizzato i risultati di 9 studi che hanno coinvolto cani di diverse razze ed età, inseriti in differenti contesti come canili, ospedali veterinari e strutture per l’addestramento dei cani poliziotto. La maggior parte delle ricerche si è concentrata sugli effetti della musica sul comportamento, osservando indicatori di stress quali il tempo trascorso a riposare e ad abbaiare, epochi hanno effettuato misure fisiologiche (ad esempio, il controllo della variazione del battito cardiaco).

La review mostra che il numero di dati a nostra disposizione sulla reale efficacia della musicoterapia sui cani è ancora esiguo. Per quel poco che per ora conosciamo, sembra che siano i brani di musica classica a esercitare un’influenza calmante in ambienti potenzialmente stressanti come kennel, canili e cliniche veterinarie.

Cosa sappiamo dell’uso della musica per il benessere animale?

È un’altra review, apparsa nel 2022 su Applied Animal Behaviour Science (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0168159122000995 ), che ci guida a una riflessione ancora più approfondita sull’uso della musica per il benessere animale e sulle lacune che ancora dobbiamo colmare. 

Quando confrontiamo gli effetti della musica su umani e cani, bisogna prima di tutto partire dalle differenze anatomiche e fisiologiche. 

Le frequenze percepite dagli umani sono generalmente comprese tra 20 Hz e 20.000 Hz, mentre l’intervallo dei cani è più ampio e va da 65 Hz a 45.000 Hz. 

Non finisce qui, perché questo stesso intervallo può variare a seconda della razza, dell’età e della salute del cane. 

Nel momento in cui si progetta un esperimento si dovrà essere consapevoli della possibilità che le registrazioni adoperate per testare la risposta di un cane ospitino suoni di frequenze che i nostri compagni a quattro zampe possono udire e noi no. 

Anche nell’ambiente in cui si conducono queste prove ci possono essere suoni percepibili solo dai cani, e tutto questo può confondere parecchio le acque. Ad esempio, il cane può aver risposto a un suono per noi non udibile e non a ciò che crediamo di avergli fatto ascoltare.

Un’altra delle riflessioni dell’articolo del 2022 pone l’attenzione su come classifichiamo i generi musicali, basandoci sulla nostra esperienza, la nostra percezione e anche sulla nostra cultura. Le caratteristiche che noi riconosciamo in un brano potrebbero non essere le stesse su cui si concentra un cane.

Studiare gli effetti emotivi che la musica può esercitare sui cani è certamente una sfida ardua, e lo è anche esaminarne la musicalità. Ne hanno avuto esperienza diretta Claudia Pinelli, professoressa associata di zoologia dell’Università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli” di Caserta, e Biagio D’Aniello, professore ordinario di zoologia dell’Università degli studi di Napoli “Federico II”, autori di uno studio recentemente pubblicato nella rivista scientifica Animal Cognition (https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11096221/ ).

Uno studio italiano sulla musicalità nei cani

La musicalità è una capacità complessa, influenzata da fattori biologici e cognitivi, che permette di ascoltare, apprezzare e creare musica. Include abilità come la percezione di ritmo, altezza, melodia, armonia e timbro dei suoni, oltre a una sensibilità emotiva ed estetica. Anche le esperienze precedenti esercitano un peso sulla musicalità. 

Nello studio, condotto da Pinelli, D’Aniello e dal loro gruppo di ricerca, sono state esaminate le abilità di percezione della musica dei cani, in particolare la loro capacità di riconoscere note suonate ad altezze diverse. Di 16 cani addestrati e testati — appartenenti a razze ed età differenti — solo Maffolo, un Chihuahua a pelo lungo, e Botch, un Golden retriever, sono riusciti a centrare l’obiettivo.

Video

Fonte: Pinelli C, Scandurra A, Giacoma C, Di Lucrezia A, D’Aniello B. In “Tone” with dogs: exploring canine musicality. Anim Cogn. 2024 May 16;27(1):38. doi: 10.1007/s10071-024-01875-5. PMID: 38750339; PMCID: PMC11096221.

Pinelli sottolinea: «Abbiamo incontrato grosse difficoltà, ma siamo stati tenaci per giungere a questo primo risultato. Abbiamo lavorato per circa 3-4 anni, cambiando i protocolli, che abbiamo visto, rivisto e adattato».

Guardando i video dei test, registrati all’interno delle case dei binomi umano-cane, un pensiero va al legame tra la performance e le esperienze acquisite dal cane nella sua storia personale, come sottolinea D’Aniello: «Noi crediamo che sia molto importante quello che il cane vive durante la sua vita, piuttosto che i suoi geni. È ovvio che ci sia l’influenza della genetica ed è davanti agli occhi di tutti, ma dal punto di vista cognitivo, dal punto di vista della comunicazione, delle relazioni che il cane stabilisce con l’umano, c’è tanto di ciò che l’animale ha vissuto nelle primissime fasi della sua vita», una finestra di tempo in cui impara a fidarsi degli umani e che renderà più semplice apprendere da noi. 

Le caratteristiche individuali giocano un ruolo di rilievo in quest’ambito di ricerca e non mancano episodi che, oltre a far emergere questo aspetto, ci rubano una risata.

È il caso di Leo, uno dei partecipanti allo studio sulla musicalità. Lo zoologo racconta: «Leo, un Golden retriever non ne ha voluto sapere niente: girava lo sguardo, anche se lo chiamavano non si muoveva, era una statua. Il proprietario, che si era impegnato strenuamente nel corso dell’addestramento, seguendo le nostre indicazioni, un giorno mi ha inviatoun messaggio che recitava “Caro Biagio, credo che Leo non sia favorevole a contribuire al progresso scientifico”».

Un’altra limitazione è il bacino in cui vengono scelti i partecipanti. D’Aniello precisa, infatti, che «quello che sappiamo sui cani, lo sappiamo su quel 10-20% massimo di cani di proprietà.Dell’80% dei cani che vivono liberi (https://www.dogsportal.it/cani-liberi-ne-parliamo-con-michele-minunno/ ) noi non conosciamo quasi nulla, quindi le generalizzazioni lasciano il tempo che trovano».

Solo Maffolo e Botch hanno mostrato di riconoscere le stesse note ad altezze diverse, indizi che potrebbero rivelare in loro un’intelligenza musicale. Come negli studi sui Gifted Word Learner dogs (https://www.dogsportal.it/cosa-ha-in-mente-il-tuo-cane-quando-gli-chiedi-di-prendere-una-palla-una-corda-o-uno-qualsiasi-dei-suoi-giocattoli/ ), i due cani potrebbero essere tra i rari esemplari con un dono particolare, in questo caso legato alla musica, spiegano Pinelli e D’Aniello.

È evidente che la comprensione della percezione e degli effetti della musica sui cani è un rompicapo che impegnerà scienziate e scienziati ancora per molto. 

E le compilation di Spotify per farli rilassare? Non vi resta che provarle, osservando la reazione del vostro compagno animale. 

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Alessia Colaianni

Dottoressa di ricerca in Geomorfologia e Dinamica ambientale, sono poi approdata sulle rive della comunicazione e divulgazione scientifica. Sono diventata giornalista e, un articolo dopo l’altro, mi sono ritrovata a raccontare le storie di animali umani e non umani e dell’ambiente in cui vivono. Sul mio cammino ho incontrato lo sguardo di molti cani e questo mi ha convinta a suonare ai cancelli di Dogsportal per poter curiosare nella loro storia e nel loro comportamento insieme a voi.

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