Caso dei cani lupo cecoslovacchi di Grugliasco: la Corte d’Appello condanna la proprietaria, ma la difesa ricorre in Cassazione
Si riapre il caso della tragedia di Grugliasco, dove la notte del 18 dicembre 2020, Marinangela Zaffino, 74 anni, è stata sbranata e uccisa dai cinque cani lupo cecoslovacchi della figlia, Simona Spataro, 52 anni. Dopo un primo grado di giudizio che si era concluso con l’assoluzione piena dell’imputata nel maggio 2022, la Corte d’Appello di Torino ha ribaltato la sentenza, condannandola a quattro mesi di reclusione per omicidio colposo. Tuttavia, la pena è stata sospesa e non verrà menzionata nel casellario giudiziale.
Una decisione che la difesa contesta con forza e che porterà davanti alla Cassazione.
La storia della convivenza con i lupi cecoslovacchi
Il primo cane lupo cecoslovacco entra nella vita di Simona Spataro nel 2017. L’anno successivo arriva una femmina e i due cani iniziano a convivere con la donna e sua madre nel loro appartamento di via Boves 12, a Grugliasco. Nel febbraio 2020 nascono sette cuccioli, di cui quattro vengono venduti, mentre tre rimangono con la famiglia.
In un ambiente ristretto, con un branco in crescita, la convivenza diventa progressivamente più complessa. Fino alla tragedia.
Il 18 dicembre 2020: la notte della tragedia
Quella sera, Simona Spataro è fuori casa per lavoro, quando viene chiamata dai vicini allarmati da strani rumori provenienti dal suo appartamento. Rientrata d’urgenza, si trova davanti a una scena sconvolgente: i cinque cani lupo cecoslovacchi hanno aggredito la madre, uccidendola.
L’episodio solleva immediatamente interrogativi sulla gestione degli animali e sulla loro pericolosità, dando avvio all’indagine per omicidio colposo a carico della proprietaria.
Dall’assoluzione alla condanna: il verdetto della Corte d’Appello
Nel maggio 2022, il GUP assolve Simona Spataro con formula piena, ritenendo che non vi fossero responsabilità nella tragedia. Tuttavia, la Corte d’Appello di Torino ha ribaltato il verdetto, condannandola a quattro mesi di reclusione, pur con pena sospesa e non menzione.
I legali della donna, Dante Libbra e Luca Polita, non condividono la decisione e hanno annunciato il ricorso in Cassazione, sostenendo che manca l’elemento soggettivo del reato, ovvero la prevedibilità dell’accaduto da parte dell’imputata.
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Il futuro dei cani: niente adozione, solo rieducazione
Con la nuova sentenza, sono state revocate le misure cautelari imposte in primo grado nei confronti dei cani. Questo significa che gli animali potranno essere affidati a percorsi rieducativi, seguiti da esperti altamente qualificati.
È stata tuttavia esclusa ogni possibilità di adozione da parte di privati, sia famiglie che semplici appassionati di cinofilia. L’obiettivo è garantire una gestione responsabile degli animali, evitando il rischio di ulteriori problematiche comportamentali.
Per i lettori di Dogsportal.it, continueremo a seguire il caso, in attesa della lettura della sentenza fissata per il 28 aprile e dell’eventuale decisione della Cassazione.
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