Addio a Bruno, cane da soccorso ucciso da un’esca avvelenata: “Ha sofferto per ore”
L’animale dell’Unità cinofila di Taranto, eroe in numerosi interventi, è stato vittima della crudeltà umana
Bruno, cane operativo dell’Unità cinofila da soccorso di Taranto, è morto in modo atroce dopo aver ingerito un wurstel contenente chiodi. Dietro questo gesto si nasconde l’intenzione deliberata di uccidere. Un’esca micidiale, di quelle che purtroppo si continuano a trovare in parchi, campagne e perfino nei pressi delle abitazioni, lasciate da chi non si fa scrupolo di infliggere dolore gratuito agli animali.
Bruno non era un cane qualsiasi: era un soccorritore. Insieme al suo conduttore Arcangelo Caressa, aveva preso parte a missioni di salvataggio complesse, contribuendo al ritrovamento di persone disperse in zone impervie o colpite da calamità. Nove vite salvate: questo il bilancio del suo instancabile lavoro sul campo. Un impegno che gli era valso premi e riconoscimenti, ma soprattutto l’affetto e la stima della comunità.
A rendere ancora più straziante la vicenda è il racconto del suo conduttore: “Ha sofferto per ore, e io sono morto insieme a lui”, ha dichiarato Arcangelo Caressa. Le sue parole raccontano il legame profondo che unisce chi lavora in simbiosi con un cane da soccorso: un rapporto basato sulla fiducia, sulla cooperazione e su una quotidianità fatta di addestramento, dedizione e rispetto reciproco.
Secondo quanto emerso, l’esca letale sarebbe stata abbandonata in una zona accessibile a cani e persone. Le indagini sono in corso, ma al momento non ci sono responsabili. Resta l’amarezza di un gesto inaccettabile, che priva non solo un uomo del suo compagno di vita e lavoro, ma l’intera comunità di un cane-eroe.
Per noi di Dogsportal.it, raccontare la storia di Bruno è anche un modo per sensibilizzare i lettori su un problema purtroppo ancora attuale: quello delle esche avvelenate e dei bocconi-trappola. Si tratta di un reato gravissimo che comporta non solo la morte atroce degli animali coinvolti, ma rischi anche per bambini e adulti.
Chiunque trovi esche sospette è invitato a segnalarle immediatamente alle autorità e, se possibile, a fotografare e isolare il materiale senza toccarlo a mani nude. In Italia, l’uso di esche avvelenate è punito dalla legge, ma la prevenzione resta uno strumento essenziale.
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