Il professionista cinofilo che vorrei e qualche consiglio sulla scelta.
Devo dire che se non fossi un’addetta ai lavori e dovessi chiedere aiuto per un cucciolo da crescere o un problema da risolvere con il mio cane non saprei letteralmente dove sbattere la testa.
Il mondo cinofilo italiano pullula di tutta una serie di figure, mediche e tecniche, ciascuna con compiti, formazione e competenze diverse davvero difficili da comprendere e valutare.
Mentre il veterinario esperto in comportamento (MVEC) è una figura professionale riconosciuta esistendo sia un albo professionale dei veterinari sia una lista pubblica di professionisti qualificati per poter esercitare la medicina comportamentale (lista FNOVI), la questione è molto più complicata per le figure tecniche di educatori o istruttori.
Stiamo parlando purtroppo, di professioni non regolamentate, per le quali non esiste un albo che garantisca che quella persona è qualificata per svolgere quella professione.
E da qui nasce il caos.
Chiunque può alzarsi una mattina e in maniera totalmente auto-referenziata proporsi come educatore, istruttore, addestratore, comportamentalista, oppure psicologo, sussurratore, ammaliatore o altre definizioni più o meno fantasiose e stravaganti. Qualcuno semplicemente si propone sulla base di un mestiere che svolge o che ha svolto e che secondo lui lo abilita a lavorare anche con i cani, anche se con i cani aveva poco o niente a che fare.
Ma tutto è lecito, perché nessuna legge di fatto lo vieta.
Ma qualcosa si è mosso e tuttora si sta muovendo.
Alcune delle associazioni nazionali che rappresentano i professionisti cinofili hanno lavorato a un tavolo tecnico per anni, fino ad ottenere la norma UNI 11790:2020 che definisce dei requisiti in base ai quali è possibile CERTIFICARSI, dimostrando in maniera oggettiva e riscontrabile le proprie conoscenze, abilità e competenze, secondo i dettami della Legge 4/2013.
Quali sono i professionisti cinofili normati?
L’ Educatore Cinofilo: è la figura professionale che si occupa dell’educazione e della relazione, del benessere del binomio e del contesto famiglia, preservando e migliorando le situazioni di normalità.
L’Esperto Cinofilo nell’Area Comportamentale (EsCAC): prende in carico situazioni più complesse ed è in grado di fare riabilitazione, operando anche nell’ambito della patologie e dei disturbi comportamentali in collaborazione con il veterinario esperto in comportamento.
Al momento sono pochi i professionisti certificati, ma nei prossimi anni il numero crescerà senz’altro, e si verrà a creare un vero e proprio spartiacque per cui l’utente riuscirà a capire con semplicità chi è in grado o meno di seguire il suo cane.
Nel frattempo alcune associazioni professionali svolgono un ruolo di garanzia dell’utenza, non solo perché impongono ai propri iscritti una formazione continua (aggiornamento costante) e una sottoscrizione tassativa del Codice Etico e Deontologico, ma utilizzano anche un sistema sanzionatorio in caso di violazioni e comportamenti non idonei, tra cui l’assoluto divieto di strumenti e metodologie coercitivi.
Queste associazioni, sempre sulla base della legge 4/2013 sono tenute ad avere uno sportello per il pubblico e a rispondere delle eventuali segnalazioni riguardanti i loro iscritti.
Per cui sarebbe importante capire se e a quale associazione fa capo un professionista, leggendosi bene il codice etico e deontologico che ha fatto proprio.
Come scegliere un professionista cinofilo?
Al di là di questa introduzione un po’ tecnica ma doverosa, se dovessi consigliare un professionista sulla base dei contenuti del suo operato, molto semplicemente direi che i punti fondamentali sono due
1. Non deve nuocere: un professionista vero non solo non provoca traumi fisici o emotivi al cane che segue, e sull’utilizzo di violenza fisica e coercizione, nello specifico strattonate, ginocchiate, urli… e chi più ne ha più ne metta, nel 2025 non dovremmo più stare qui a discuterne. Così come non si picchiano i bambini non né a casa né a scuola, non lo si deve fare neppure con i cani, perché in un contesto di paura e dolore, non solo non si impara ma emerge la peggiore di ciascuno di noi.
Quello che invece non è affatto ovvio, in base a cosa vediamo ogni giorno nei social e nella realtà, è che il professionista vero non dovrebbe mai mettere il cane nella condizione di volersene andare.
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“Volersene andare” non significa soltanto levare le tende e abbandonare fisicamente un luogo; “Andarsene” vuol dire estraniarsi, crearsi una bolla dove nessuno ti può raggiungere. Questa situazione la vediamo costantemente quando i cani vengono condotti ed esibiti in situazioni che non sono adeguate alla loro sensorialità e ai loro bisogni etologici di mantenere uno spazio sicuro e la possibilità di scegliere dove e con chi stare.
Si vedono cani condotti in centri commerciali, centri cittadini, mercati, uscite delle scuole in una condizione di totale evitamento: testa voltata e sguardo nel vuoto, che stanno subendo passivamente qualcosa che non si sa esattamente dove debba portare.
Per quale motivo sentiamo il bisogno di condurre i nostri cani in un mondo caotico che è troppo anche per noi?
È perché un professionista vero dovrebbe assecondare un desiderio egoista che pone sempre e comunque la persona al centro?
Il professionista vero dovrebbe far capire alla persona che il cane può e deve abituarsi a rimanere da solo qualche ora, anche se lì per lì non ne sembra felice, ed in caso di difficoltà aiutarli a raggiungere questo importante obbiettivo.
La cosa migliore per il cane non è seguire il proprietario ovunque!
Ma soprattutto il cane inebetito in situazioni affollate non è un risultato e non dovrebbe essere motivo di vanto e di fama per un cinofilo.
Un cane che reagisce attivamente con aggressività o o nel tentativo di fuga, o vocalizzazioni o forte agitazione sta dicendo chiaramente che non sta bene.
Quello che tace e non ha il coraggio di urlare ce lo sta dicendo comunque, e dovremmo essere onesti al punto di prenderne atto e porre rimedio.
Viviamo in una società che ascolta solo chi sbraita, chi soffre in silenzio vive nell’ombra.
Sviluppare il potenziale immenso e bellissimo che ciascun cane possiede.
Il professionista bravo è quello costruisce invece di distruggere, che favorisce e sostiene la Crescita, quella che porta allo sviluppo delle competenze fondamentali: emotive, cognitive e sociali. È colui che crea lo spazio ideale dove il cane di possa esprimersi e gli concede il tempo e il silenzio per poterlo fare in totale serenità e naturalità.
Il professionista bravo è quello che osserva cosa il cane ama, cosa è bravo a fare e gli dice “coraggio, fallo e spacca il mondo!”.
È colui che insegna ai famigliari a comprendere e a farsi comprendere, a conoscere nei dettagli un mondo interiore complesso ed elaborato, molto diverso, a volte, da quello che pensiamo che sia ma è quella diversità che dovrebbe completare e arricchire. Non dobbiamo trasformare il cane in qualcosa che non è, dobbiamo invece accoglierne la diversità e quindi capire che i nostri bisogni possono non essere i suoi bisogni.
Ma soprattutto il cane, così straordinariamente puro e incontaminato nella sua natura ancestrale, potrebbe ricordarci che forse siamo noi a doverci avvicinare al suo modo di vivere la vita, e non il contrario.
Credo che un obbiettivo di ogni figura tecnica che educa e reiduca dovrebbe essere un po’ anche questo.
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