Disciplina delle professioni del settore cinofilo: finalmente se ne discute in Senato

In Italia, esclusi i medici veterinari, 35.000 persone lavorano nel settore cinofilo. Due milioni, se consideriamo l’indotto. Sono numeri importanti. Eppure nel no­stro Paese non esiste una regolamentazione univoca, coerente, onnicomprensiva, coordi­nata a livello nazionale

Pamela Giuttari – professionista cinofila

Ne parliamo su Dogsportal.it insieme a Pamela Giuttari dell’Associazione Italiana Professionisti Cinofili, un’associazione professionale che nasce per la tutela giuridica della categoria dei professionisti del settore cinofilo e per diffondere uniformemente sul territorio nazionale la cultura dell’ambito cinofilo, spesso non conosciuta o non consona alla tutela del benessere animale.

Come sono regolamentate le attività cinofile oggi in Italia?

Ad oggi purtroppo le attività di educatore/istruttore/addestratore rientrano tra quelle non organizzate in ordini o collegi ai sensi della legge 4/2013; l’assenza di una reale regolamentazione ha favorito il proliferare di numerose linee di pensiero, teorie e tecniche lavorative (non sempre professionalmente accettabili) con il risultato che la società civile sempre più spesso deve scontrarsi con problematiche legate alla gestione dei cani e il cittadino non ha la possibilità (nonché diritto) di scegliere il professionista più idoneo alla sua situazione.

Nel 2019, l’attuale presidente di AIPC, Enrico Alessi, unitamente ad un gruppo di cinofili di varie formazioni, parla del documento normativo CWA in un incontro informale con una Senatrice, incontro nato a seguito di un disegno di legge sul benessere animale, e quindi anche dei cani; successivamente, a fine novembre 2019, presenta il progetto “Possesso Responsabile” in un’audizione alla commissione Giustizia del Senato, progetto nel quale giá veniva ben evidenziata l’importanza di una certificazione che andasse a normare la professione.

Grazie al suo recepimento si andrà a sottoporre tutti i professionisti interessati all’educazione e all’addestramento del cane ad un severo esame specifico e ad ulteriori esami per le eventuali specializzazioni.

Nel luglio 2020 viene presentato in Senato il DDL 1902, prima firmataria la Senatrice Gisella Naturale, ad oggi in corso di esame in commissione per i requisiti di accesso alla professione.

Con tale disegno di legge, viene richiesta la disciplina delle professioni del settore cinofilo, e la direzione intrapresa è proprio quella relativa al CWA, percorso portato avanti da AIPC fin dalla propria costituzione.

L’unico altro documento ad oggi esistente è la norma UNI, uscita a giugno 2020.

La proposta di accogliere la UNI in alternativa al CWA incontra il nostro forte dissenso per diversi motivi, come per esempio il fatto che ad oggi non ha ancora dimostrato sufficiente spendibilità, non viene infatti utilizzata da molti organismi di certificazione, e in quanto appena distribuita, tale norma sarà soggetta ad un lungo periodo di revisione, mentre il CWA ha già iniziato il percorso di definizione a norma.

Inoltre, la UNI cita tra i riferimenti normativi proprio il CWA, quindi dato che si basa sul documento preesistente, già utilizzato da diversi organismi di certificazione, che necessità c’è di crearne uno nuovo?

A maggior ragione se un gran numero di promotori della UNI ha scelto di certificarsi attraverso il CWA.

Il documento normativo CWA è a nostro avviso, per precisione, accuratezza e completezza, lo strumento più utile al fine di identificare e certificare i requisiti minimi che un professionista del settore deve avere; nello stesso documento, inoltre, vengono identificate anche specializzazioni estremamente utili per lo svolgimento delle attività, dalla specializzazione in Behaviour (DTP-B), per la rieducazione e il recupero comportamentale a quella per lo sport (DTP-S), dagli interventi assistiti con i cani (DTP-A) alle attività di salvataggio e ricerca (DTP-SU), abbracciando ogni tipo di relazione tra uomo e cane.

Perché i requisiti minimi?

Perché se è vero e lecito che ci siano diverse scuole di pensiero e diverse metodologie, è vero anche che i professionisti devono conoscere bene la natura del cane, le sue esigenze etologiche, le diverse metodiche e devono essere professionisti dalla riconosciuta competenza e completezza di formazione.

Dogsportal Redazione

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