Sindrome respiratoria nei cani (BOAS): non solo carlini e bulldog, il nuovo studio di Cambridge fa luce su altre 14 razze
Un’importante ricerca dell’Università di Cambridge indaga la prevalenza della sindrome ostruttiva delle vie aeree in razze brachicefale “minori”. I risultati dimostrano che l’estetica estrema presenta sempre un conto da pagare.
Quando parliamo di Sindrome Ostruttiva delle Vie Aeree (BOAS), il pensiero corre subito alle tre razze più popolari e discusse degli ultimi anni: il carlino, il bulldog inglese e il bouledogue français. Tuttavia, un nuovo e imponente studio condotto dai ricercatori dell’Università di Cambridge (firmato da Francesca Tomlinson, Nai-Chieh Liu, David R. Sargan e Jane F. Ladlow) ha deciso di allargare l’orizzonte, esaminando ben 898 cani appartenenti a 14 razze brachicefale diverse.
I risultati, appena pubblicati sulla rivista scientifica PLOS One, sono estremamente chiari: quasi tutte le razze a muso corto analizzate presentano un certo grado di anomalia respiratoria.
La classifica del rischio: chi soffre di più?
I ricercatori hanno sottoposto i cani a test di tolleranza all’esercizio fisico e ad auscultazione laringea, classificandoli in base alla presenza e alla gravità dei sintomi respiratori (da Grado 0, ovvero clinicamente sani, a Grado 3).
Ecco come si dividono le razze in base ai risultati emersi dallo studio:
- Alto rischio: pechinese e japanese chin hanno registrato tassi di malattia gravi, del tutto paragonabili a quelli dei popolarissimi carlini e bulldog. In queste razze, solo il 10,9% (pechinese) e il 17,4% (japanese chin) dei soggetti analizzati è risultato esente da problemi respiratori.
- Rischio moderato: griffone di bruxelles, boston terrier, dogue de bordeaux, king charles spaniel e shih tzu rientrano in una fascia intermedia. In questo gruppo, i cani completamente sani (Grado 0) rappresentano tra il 25% e il 50% del campione.
- Rischio lieve: staffordshire bull terrier, cavalier king charles spaniel, chihuahua, boxer, affenpinscher, pomerania e maltese hanno mostrato una prevalenza nettamente minore di BOAS. I maltesi e i pomerania, in particolare, non hanno fatto registrare nel campione analizzato alcun cane con malattia clinicamente significativa (Grado 2 o 3).
📖 Cani brachicefali: una testimonianza preziosa sulle sfide quotidiane
Cosa significa davvero convivere con la BOAS? in questo articolo raccogliamo un racconto diretto per aiutarci a comprendere le reali difficoltà respiratorie e di gestione quotidiana di un cane a muso corto.
Lettura consigliata: ti invitiamo ad approfondire il quadro clinico e scientifico leggendo anche i risultati dell’indagine nazionale fra i veterinari sulla sindrome brachicefalica.
I tre fattori scatenanti: non è solo questione di “muso schiacciato”
Grazie a modelli statistici avanzati, i ricercatori hanno isolato tre fattori morfologici e fisici strettamente correlati all’insorgenza e alla gravità della BOAS:
- Condizione corporea (sovrappeso): i cani in sovrappeso o obesi hanno una probabilità nettamente maggiore di sviluppare problemi respiratori gravi, confermando che la gestione della dieta è vitale per questi animali.
- Stenosi delle narici: le narici troppo strette o chiuse sono un indicatore critico di rischio per lo sviluppo della sindrome.
- Rapporto cranio-facciale: tendenzialmente, più il muso è schiacciato e corto rispetto al cranio (ipoplasia facciale), maggiore è il rischio di ammalarsi.
💡 Perché parlare di cani brachicefali non significa odiarli
Spesso, chi solleva dubbi sulla salute e sulla selezione estrema delle razze a muso schiacciato viene accusato di “odio”. In realtà è l’esatto opposto: informare, discutere e denunciare i problemi di salute significa amare questi cani e lottare affinché abbiano un futuro migliore.
Curiosamente, lo studio ha evidenziato che l’equazione “muso piatto uguale malattia” non è sempre assoluta. Alcune razze con il muso estremamente piatto hanno mostrato tassi di malattia inferiori alle aspettative: nel king charles spaniel, ad esempio, quasi il 40% dei cani è risultato sano (Grado 0) nonostante la conformazione estrema. Questo dimostra che l’anatomia interna (come la conformazione dei turbinati e del palato molle) e la genetica specifica della razza giocano un ruolo altrettanto decisivo.
Dogsportal.it è libero grazie a te
Stai leggendo un contenuto gratuito e senza pubblicità invasiva. Produrre informazione cinofila di qualità ha un costo: ci aiuti a restare indipendenti con una piccola donazione?
💡 Il punto di vista di Dogsportal
Questo studio conferma scientificamente ciò che la medicina veterinaria ripete da anni: la BOAS non è una prerogativa sfortunata di sole tre razze, ma un problema sistemico che coinvolge un’intera galassia di cani brachicefali.
La soluzione passa per due strade fondamentali: la responsabilità degli allevatori, che devono selezionare riproduttori sani basandosi su test funzionali, e la consapevolezza dei proprietari, che hanno il dovere di mantenere i propri cani nel peso forma ideale per limitare le sofferenze respiratorie.
Fonte: A cross-sectional study into the prevalence and conformational risk factors of BOAS across fourteen brachycephalic dog breeds – https://journals.plos.org/
Sostieni Dogsportal.it con una donazione
Dogsportal.it è un progetto editoriale totalmente indipendente.
Non ospitiamo pubblicità invasive, pay per click o pop-up. La nostra linea editoriale non è condizionata da sponsor o enti esterni.
Se trovi utili i nostri articoli, puoi contribuire con una donazione libera. Anche un piccolo gesto fa la differenza per continuare a garantire contenuti seri e accessibili per tutti.
Grazie per essere parte della community di Dogsportal.it 🙏


