Oriana è tornata a casa: il Dobermann smarrito nel Torinese è stato ritrovato
Oriana è tornata a casa: il Dobermann smarrito nel Torinese è stato ritrovato
Fine dell’incubo per la famiglia di Oriana. La Dobermann femmina di 2 anni smarrita il 10 marzo a Pecetto Torinese è stata ritrovata questa mattina, 16 marzo 2026, a circa 500 metri in linea d’aria dalla sua casa.
A trovarla è stata una vicina di casa della famiglia, che nei giorni scorsi aveva visto l’annuncio di ricerca. I suoi cani abbaiavano insistentemente vicino a un vecchio casolare agricolo adiacente alla sua villetta. Quando è andata a controllare, ha trovato Oriana rifugiata lì. Ha chiamato immediatamente i numeri sul volantino e la famiglia è arrivata in dieci minuti.
A raccontarcelo direttamente è il suo umano di riferimento, che ha voluto condividere con la redazione di Dogsportal un messaggio audio poche ore dopo il ritrovamento: «L’abbiamo trovata in linea d’aria a pochissima distanza da casa, circa 500 metri. Probabilmente stava cercando di ritornare in qualche modo verso la zona di casa. Siamo felicissimi, è di nuovo cambiato tutto, fine di un incubo. Sembra stare molto bene.»
Un viaggio di centinaia di chilometri per tornare vicino a casa
Oriana aveva percorso una traiettoria lunga e tortuosa attraverso la cintura sud-est di Torino: da Pecetto a Trofarello, poi Cambiano, poi la zona tra Poirino e Pralormo, avvicinandosi progressivamente a Carmagnola. Quasi 30 chilometri in linea retta dall’ultimo avvistamento confermato, ma il punto di arrivo, come spesso accade con i cani smarriti, era a pochi passi da dove tutto era cominciato. «Che giro ha fatto, impossibile adesso stabilirlo», ha detto la famiglia. «Penso che stesse cercando di ritornare, e finalmente qualcuno l’ha vista e l’ha trovata.»
Oriana stava bene al momento del ritrovamento: ha mangiato, bevuto, e stava già giocando con un gioco nuovo che la famiglia le aveva portato dall’America e che, nelle ore più buie della ricerca, non sapevano se avrebbe mai usato. La famiglia l’ha portata dal veterinario per una visita di controllo nel corso della mattinata.
La rete ha funzionato
Questa storia ha un finale felice grazie a una catena semplice ma preziosa: un annuncio visto al momento giusto, una vicina attenta, due numeri di telefono chiamati senza esitare. Nessuna tecnologia sofisticata, nessuna operazione complessa. Una persona che ha riconosciuto il cane, ha collegato il ricordo all’annuncio e ha alzato il telefono.
Il punto di vista di Dogsportal
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Il ritrovamento di Oriana conferma qualcosa che ripetiamo spesso: nella ricerca di un cane smarrito, la rete umana territoriale vale quanto qualsiasi strumento tecnico. I cani molecolari, il drone termico, le stazioni cibo sono strumenti fondamentali, ma a fare la differenza, in questo caso, è stata una signora che aveva visto un volantino e aveva i numeri giusti in tasca. Diffondere, condividere, tenere viva l’attenzione: serve, eccome se serve. E’ tutto utile e nulla va tralasciato in questi casi. Nelle prime ore dello smarrimento la famiglia di Oriana ci ha contattati tramite conoscenze in comune e come redazione abbiamo fornito immediatamente tutti i contatti e i riferimenti in nostro possesso tra i professionisti che potessero aiutare, consigliando anche però di non dimenticare il passaparola territoriale, sempre fondamentale.
Nelle ore frenetiche della ricerca, tuttavia, abbiamo letto commenti aspri sui social, alcuni anche da professionisti del settore: critiche ai dog sitter che “perdono i cani”, domande retoriche su come sia possibile che accada, e persino la sentenza che Oriana fosse quasi certamente morta, sbranata dai lupi. Tutto questo mentre la famiglia stava vivendo ore di angoscia, con le squadre di ricerca sul campo e i telefoni accesi giorno e notte.
Vogliamo dirlo con chiarezza: senza empatia non esiste professionalità. Punto.
Sul merito, la questione dei dog sitter merita una riflessione seria, non uno sfogo social. Che un cane possa scappare durante una custodia professionale non dovrebbe succedere, ma esiste come rischio professionale, così come esiste in qualsiasi contesto. La vera domanda da porsi, quella utile, è un’altra: i dog sitter sono adeguatamente formati? Sono assicurati? Rilasciano documentazione che attesti la presa in carico dell’animale? Su questi punti il settore ha ancora molto lavoro da fare, e noi continueremo a occuparcene. Ma farlo nel mezzo di una ricerca disperata, addossando colpe mentre una famiglia spera, non è analisi: è accanimento. Bentornata a casa, Oriana.
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