“Cani da Incubo” nel mirino dei medici veterinari: metodi coercitivi e ruolo del veterinario al centro della polemica
La Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani (FNOVI) ha pubblicato un comunicato ufficiale in cui esprime serie riserve sulla serie televisiva “Cani da Incubo“, condotta da Tommaso Castellano. Un documento articolato e puntuale, che solleva questioni fondamentali su competenze professionali, benessere animale e responsabilità nella comunicazione scientifica.
Un format televisivo che preoccupa i veterinari
La FNOVI non mette in discussione il valore divulgativo della televisione, ma chiede che la rappresentazione dei problemi comportamentali canini sia coerente con le conoscenze scientifiche attuali e con il quadro normativo vigente. Il rischio, secondo la Federazione, è che programmi come “Cani da Incubo” diffondano messaggi fuorvianti su benessere animale, sicurezza pubblica e competenze professionali.
Il punto centrale del comunicato riguarda la complessità dei comportamenti aggressivi e reattivi, che hanno origine multifattoriale e richiedono una valutazione approfondita degli aspetti clinici, comportamentali, genetici, ambientali e relazionali. Nella serie, secondo la FNOVI, questa valutazione risulta assente o del tutto marginale.
Il nodo delle competenze: chi può fare cosa
Uno degli aspetti più delicati sollevati dal comunicato riguarda la diagnosi e la gestione dei problemi comportamentali, che sono atti medico-veterinari a tutti gli effetti. La prescrizione di farmaci psicotropi, nutraceutici, fitoterapici, così come l’indicazione di sterilizzazione o castrazione, rientrano esclusivamente nelle competenze del medico veterinario. Le affermazioni del conduttore che definirebbero tali interventi inutili o irrilevanti, scrive la FNOVI, rischiano di veicolare informazioni non coerenti con l’approccio clinico riconosciuto dalla scienza.
C’è poi la questione normativa: l’Ordinanza del Ministero della Salute del 6 agosto 2013 individua nel Medico Veterinario Esperto in Comportamento Animale la figura di riferimento per l’inquadramento e la gestione dei casi aggressivi. Mostrare interventi su cani aggressivi senza questa figura professionale, secondo la FNOVI, genera nel pubblico una percezione distorta delle responsabilità previste dalla legge.
Flooding, coercizione e inibizione comportamentale
Il passaggio più netto del comunicato riguarda le metodologie mostrate nella serie. La FNOVI descrive l’uso di strumenti e tecniche basati su inibizione, coercizione, punizione ed esposizione forzata a situazioni altamente stressanti dalle quali il cane non può sottrarsi, ossia il cosiddetto flooding. Pratiche che la Federazione definisce incompatibili con le attuali evidenze scientifiche e con i principi di tutela del benessere animale progressivamente recepiti dalla normativa europea.
Il riferimento è esplicito anche al recente Regolamento europeo sul benessere e la tracciabilità di cani e gatti, che limita l’uso di strumenti coercitivi come collari a punte e collari a strangolo privi di sistemi di sicurezza. I cani ripresi in video, scrive la FNOVI, manifestano inibizione comportamentale, segnali di stress e paura, comportamenti di evitamento. Quella che appare come una “guarigione” potrebbe essere, secondo la letteratura scientifica citata nel comunicato, uno stato di rassegnazione appresa, non un reale miglioramento dello stato emotivo.
Il rischio di emulazione e la colpevolizzazione dei caregiver
La FNOVI solleva anche un tema spesso trascurato: la creazione deliberata di situazioni pericolose attraverso “provocative test” o esposizioni a stimoli scatenanti può costituire un rischio per il benessere animale, per le persone coinvolte e per la sicurezza pubblica. Non solo: il pubblico potrebbe essere indotto a replicare autonomamente gesti e procedure visti in televisione, con conseguenze potenzialmente gravi.
Il comunicato critica infine la semplificazione o la colpevolizzazione dei caregiver, e la narrazione che affida la risoluzione del problema esclusivamente all’intervento del conduttore in tempi rapidissimi, senza considerare il legame di attaccamento, le dinamiche familiari e il lavoro quotidiano richiesto a chi vive insieme al cane in un percorso terapeutico reale.
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