Un’idea nata in Italia varca il confine: FCC e FCE insieme sulla certificazione K9 Detection
Ci sono infrastrutture che nascono in anticipo sui tempi e restano per anni un caso quasi isolato, finché il resto del settore non le raggiunge. È la parabola dello Schema di certificazione FCC.PCS.1121, che oggi supera i confini nazionali grazie a un accordo che dice molto sullo stato di maturità del comparto cinotecnico professionale.
FCC Srls, Organismo di Certificazione delle persone accreditato Accredia secondo la norma EN ISO/IEC 17024, ha firmato un Accordo di Collaborazione Istituzionale con la Federación Cinológica Española, la massima federazione cinologica di Spagna, riconosciuta dal Ministero dell’Agricoltura spagnolo dal 1997 e diffusa capillarmente su tutto il territorio.
Il dato che rende la notizia rilevante è proprio la controparte: la FCE non aveva alcuna necessità di appoggiarsi a un partner esterno, perché certifica già in autonomia gli istruttori cinofili, comprese le specializzazioni in sicurezza e Detection. La scelta di riconoscere lo Schema italiano nasce quindi da una valutazione tecnica, non da un vuoto da colmare.
Il confronto tra i comitati tecnici delle due organizzazioni è iniziato circa un anno fa. Per FCC hanno lavorato Francesco Piliego e Massimiliano Macera, per FCE Francisco Javier Rodriguez Cano. Al termine del percorso, i protocolli di sorveglianza e ricontrollo dello Schema FCC.PCS.1121 sono stati riconosciuti pienamente sovrapponibili a quelli già in uso in Spagna. Non una dichiarazione di principio, ma un giudizio tecnico costruito su test e rilievi reali che hanno coinvolto professionisti operativi.
L’accordo, firmato dal Dott. Daniele Di Lauro, CEO di FCC, e da Francisco Javier Rodriguez Cano per FCE, rende tutto operativo: la FCE riconosce la validità dei certificati FCC.PCS.1121 sul proprio territorio e li iscrive nel proprio registro ufficiale. Le due organizzazioni apriranno sessioni d’esame congiunte a partire da settembre 2026, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a un futuro accreditamento diretto di FCC in Spagna.
Il valore dell’operazione, sottolinea Di Lauro, sta nella natura di chi ha scelto lo Schema: non un’associazione di categoria né un singolo operatore privato, ma un ente cinotecnico nazionale di uno Stato membro dell’Unione Europea. Un riconoscimento che, secondo FCC, arriva per merito tecnico dimostrato sul campo e misurato protocollo dopo protocollo.
FCC ricostruisce così una linea di continuità con la propria storia. Nata nel 2014 per colmare un vuoto che in Italia nessuno aveva ancora affrontato, cioè applicare alla certificazione delle unità cinofile per la sicurezza lo stesso rigore riservato ad altre professioni ad alta responsabilità, nel 2015 ha ideato e promosso il CEN Workshop Agreement 16979 sui Dog Training Professionals, assumendo il ruolo di Project Leader e Segreteria del tavolo europeo. Un lavoro che riguarda l’intero settore cinotecnico professionale, non solo la Detection e la sicurezza.
L’azienda coglie l’occasione per rivolgere un ringraziamento a Piliego e Macera, referenti tecnici dello Schema che ne hanno testato sul campo ogni processo, e a Rodriguez Cano, docente accreditato FCE e referente tecnico FCC per il territorio spagnolo, indicato come promotore del percorso di collaborazione.
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Il punto di vista di Dogsportal
Il dettaglio più interessante di questa vicenda, dal punto di vista di chi osserva la pet economy, è il paradosso di partenza: un’eccellenza tecnica italiana ottiene un riconoscimento formale all’estero prima ancora di avere in patria un quadro normativo che la inquadri. La certificazione delle unità cinofile per la sicurezza pubblica, in Italia, resta un terreno in larga parte privo di regole dedicate, affidato all’iniziativa di chi ha deciso di darsi standard verificabili in assenza di un obbligo di legge.
Che una federazione riconosciuta dallo Stato spagnolo scelga uno Schema italiano è un segnale di solidità del know-how del comparto, ma è anche una fotografia impietosa del ritardo normativo di casa nostra. Il valore economico e occupazionale di questo settore, tra formazione, servizi di sicurezza privata e collaborazioni con enti pubblici, cresce senza una cornice che tuteli allo stesso modo professionisti, committenti e cittadini. L’auspicio di FCC di aprire un confronto con le istituzioni e con il legislatore, in questo senso, è più di una richiesta di parte: è la condizione perché un mercato in espansione non resti ostaggio della buona volontà di pochi operatori seri.
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