Diritto e normative sul caneTutte le notizie sul cane

Cani e gatti vietati sui balconi in Spagna: cosa dice davvero la legge e cosa succede in Italia

Il divieto spagnolo di tenere abitualmente cani e gatti su balconi, terrazze e cortili è in vigore dal settembre 2023, non da questa settimana. Da noi una norma nazionale non esiste, ma esistono regolamenti comunali che dicono la stessa cosa e, dal 31 luglio, la prima ordinanza regionale organica sul caldo.

Da qualche giorno circola sulla stampa italiana la notizia di una “nuova” legge spagnola che vieterebbe di tenere cani e gatti su balconi e terrazze, con sanzioni comprese tra 10.000 e 50.000 euro e picchi fino a 200.000 euro nei casi più gravi. Il tema è reale, i numeri sono corretti, ma la cornice temporale no.

La norma c’è, ma ha quasi tre anni

Il riferimento è la Ley 7/2023, de 28 de marzo, de protección de los derechos y el bienestar de los animales, pubblicata nel Boletín Oficial del Estado il 29 marzo 2023. La legge è entrata in vigore il 29 settembre 2023, sei mesi dopo la pubblicazione, e da allora il testo dell’articolo 27 non è cambiato. Nel frattempo non è stato pubblicato alcun provvedimento che introduca il divieto di cui si parla in questi giorni.

Cosa prevede quell’articolo. Vieta di tenere in modo abituale cani e gatti su terrazze, balconi, lastrici solari, ripostigli, scantinati, cortili e spazi analoghi, oltre che nei veicoli. Vieta inoltre di lasciare qualsiasi animale da compagnia senza supervisione per più di tre giorni consecutivi, con un limite ridotto a ventiquattro ore nel caso specifico dei cani.

Due precisazioni sono sparite quasi ovunque nelle riprese italiane. La prima è che il divieto non riguarda la singola uscita sul terrazzo, ma il balcone come luogo di vita stabile, cioè la situazione in cui l’animale viene confinato in modo continuativo in uno spazio esterno anziché vivere dentro casa. La seconda è che il limite delle ventiquattro ore non impedisce di partire per una settimana: come chiariscono le FAQ divulgative pubblicate da diversi comuni spagnoli, l’animale può restare affidato a un familiare o a un’altra persona, perché quello che la norma impone è che qualcuno ne verifichi ogni giorno le condizioni. È una regola sulla supervisione, non sulle vacanze.

Sul fronte sanzionatorio, tenere abitualmente cani o gatti su balconi, terrazze, cortili, lastrici o scantinati costituisce infrazione grave, perché configura un’omissione delle cure di base necessarie a garantire il benessere dell’animale. In questi casi le sanzioni oscillano tra 10.001 e 50.000 euro, mentre quando la condotta mette gravemente a rischio l’integrità o la vita dell’animale si sale nella fascia delle infrazioni molto gravi, fino a 200.000 euro. Oltre alla multa, le autorità competenti possono disporre misure cautelari come il ritiro dell’animale, e la vigilanza spetta ai comuni e alle comunità autonome, che sono i soggetti titolati ad avviare i procedimenti.

Il vero problema spagnolo non è il balcone

Se la notizia rimbalza ciclicamente da tre anni è anche perché in Spagna l’attuazione della legge è rimasta incompleta. Molte disposizioni restano di fatto paralizzate, perché senza il regolamento che deve essere adottato con real decreto non possono essere eseguite dalle autorità competenti. Tra le materie ancora da regolare c’è il corso di formazione per la detenzione responsabile, obbligatorio per chi acquisisce un animale da compagnia, e l’assicurazione di responsabilità civile per chi vive con un cane, annunciata con una copertura minima di 100.000 euro e mai concretizzata. Manca anche il sistema di registrazione di allevatori, nuclei zoologici ed enti di protezione animale.

Qualche movimento c’è stato. Nel marzo 2026 il governo ha condiviso con le comunità autonome la bozza di real decreto che sviluppa la legge: prevede un corso di formazione gratuito, certificato e a validità indefinita, da svolgere entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto, con esenzione per veterinari e professionisti del comportamento, e conferma l’obbligo di polizza di responsabilità civile per danni a terzi da 100.000 euro. Resta una bozza.

Il risultato è una legge severissima sulla carta e applicata in modo diseguale sul territorio, con differenze marcate tra una comunità autonoma e l’altra. Chi vive in Spagna con un cane non ha davanti un divieto nuovo, ma una norma vecchia di tre anni che solo ora comincia a essere presidiata con qualche continuità.

In Italia manca la legge nazionale, non la regola

Qui sta la differenza sostanziale, e non riguarda l’importo delle multe.

L’ordinamento italiano non contiene una norma statale che stabilisca dove un animale possa o non possa vivere all’interno di un’abitazione. Non esiste un equivalente dell’articolo 27 spagnolo, né un limite orario alla solitudine. Sul piano nazionale abbiamo l’articolo 727 del codice penale, che punisce chi detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze, e l’articolo 544-ter sul maltrattamento.

La differenza è tutta in quell’aggettivo. In Spagna il balcone come luogo di vita abituale è vietato in sé, a prescindere dagli effetti. Nel nostro codice penale occorre dimostrare la sofferenza, e la giurisprudenza è costante nel richiederla, perché la gravità della sofferenza è l’elemento che distingue la condotta penalmente rilevante da quella che resta illecito amministrativo. Un cane che vive stabilmente sul terrazzo, con acqua, ombra e cibo, non integra automaticamente un reato. Serve un accertamento caso per caso.

Sul piano penale l’Italia non è ferma. La legge 6 giugno 2025, n. 82, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 16 giugno 2025 ed entrata in vigore il 1° luglio 2025, ha riscritto l’impianto: il titolo IX bis del codice penale è stato ridenominato “Dei delitti contro gli animali”, e il bene tutelato non è più il sentimento umano verso l’animale ma l’essere senziente in quanto vittima diretta del reato. Le pene sono state innalzate, l’uccisione passa da quattro mesi-due anni a sei mesi-tre anni, e chi abbandona animali domestici o abituati alla cattività rischia l’arresto fino a un anno o l’ammenda da 5.000 a 10.000 euro, con il minimo quintuplicato rispetto a prima. La stessa pena si applica a chi li detiene in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze, e se l’abbandono avviene su strada, per effetto della riforma del Codice della Strada, la pena è aumentata di un terzo.

La stessa legge ha introdotto il divieto di catena, che è la norma nazionale più vicina nello spirito a quella spagnola. A chi possiede o detiene, anche temporaneamente, animali d’affezione è vietato custodirli nel luogo di dimora tenendoli legati con catena o con strumenti di contenzione analoghi che ne impediscano il movimento, salvo documentate ragioni sanitarie o temporanee esigenze di sicurezza, con sanzione amministrativa da 500 a 5.000 euro. Come ha osservato l’avvocata Giada Bernardi, prima si trattava di una materia gestita in modo frammentato dalle singole Regioni, mentre ora esiste una regola valida per tutti.

Quello che manca a livello statale, però, esiste già più in basso. Il regolamento sulla tutela degli animali di Roma Capitale vieta espressamente di tenere permanentemente cani e gatti su terrazze o balconi, di isolarli in cortili, rimesse, box o cantine e di segregarli in contenitori anche all’interno dell’appartamento. Formule quasi identiche si ritrovano nel regolamento del Comune di Genova, che vieta di tenere permanentemente animali su terrazzi e balconi senza possibilità di accesso all’interno dell’abitazione e di integrazione con il nucleo familiare, e in decine di altri regolamenti comunali sparsi per la penisola. A Verona il tema è diventato operativo, con agenti di polizia locale formati specificamente sulla tutela degli animali proprio per rispondere alle segnalazioni su animali lasciati sul poggiolo per intere giornate o per interi fine settimana.

Il passo più recente arriva dalla Calabria. Con l’ordinanza contingibile e urgente n. 2 del 31 luglio 2026, firmata dal presidente Roberto Occhiuto su iniziativa dell’Autorità regionale per i diritti degli animali d’affezione e con il sostegno dell’assessore alle Politiche sociali e al Benessere degli animali Pasqualina Straface, la Regione ha adottato quella che viene indicata come la prima ordinanza regionale italiana a disciplinare in modo organico la tutela degli animali d’affezione durante le ondate di calore. Il provvedimento, in vigore fino al 30 settembre 2026 salvo proroghe, vieta su tutto il territorio regionale di detenere cani, gatti e altri animali d’affezione su balconi, terrazze, verande, cortili o aree esterne prive di ombra permanente e ventilazione adeguata nella fascia oraria tra le 10 e le 19, quando siano esposti direttamente o indirettamente ai raggi solari. Vieta inoltre di lasciare animali in veicoli in sosta anche per brevi periodi, impone acqua fresca e spazi idonei in ogni momento e introduce obblighi specifici per canili sanitari, rifugi e oasi, con climatizzazione dei box e controlli veterinari rafforzati nei giorni di allerta caldo del Ministero della Salute.

🤍

Dogsportal.it è libero grazie a te

Stai leggendo un contenuto gratuito e senza pubblicità invasiva. Produrre informazione cinofila di qualità ha un costo: ci aiuti a restare indipendenti con una piccola donazione?

Due modelli diversi, non due velocità

Ridurre il confronto a “la Spagna è più avanti” è comodo ma impreciso. I due ordinamenti fanno cose diverse, e le fanno a livelli diversi.

La Spagna ha scelto la via amministrativa e preventiva, e l’ha scritta in una legge statale: descrive come deve svolgersi la convivenza, elenca i comportamenti vietati anche quando non producono un danno visibile, e affida ai comuni il compito di sanzionare. Il vantaggio è che non serve dimostrare la sofferenza. Lo svantaggio è che senza regolamenti attuativi, personale e controlli la norma resta un manifesto, ed è esattamente quello che è successo.

L’Italia ha scelto la via penale per la patologia e ha lasciato tutto il resto alla dimensione locale. Il vantaggio è che quando il penale scatta, scatta sul serio, con sequestri e affidi definitivi. Lo svantaggio è che gli standard minimi della vita quotidiana dipendono dal comune di residenza: a Roma e a Genova il balcone come dimora permanente è vietato per regolamento, in Calabria da agosto è vietata anche la semplice esposizione al sole nelle ore centrali, altrove non c’è nulla e resta soltanto l’articolo 727, che chiede la prova della sofferenza grave.

La domanda utile, quindi, non è se copiare la Spagna. È se abbia ancora senso che due cani identici, uno a Roma e uno in un comune privo di regolamento, vivano sotto due regimi diversi.

Il punto di vista di Dogsportal

Questa vicenda dice tre cose, e nessuna riguarda davvero il balcone.

La prima riguarda l’informazione. Una notizia vecchia di tre anni è stata rilanciata come novità dell’estate, con il gancio delle cifre a sei zeri, senza che nessuno verificasse una data che si trova in pochi secondi sul sito ufficiale spagnolo. Ogni volta che una norma viene raccontata male si crea confusione in chi vive con un cane e si regala un argomento a chi sostiene che le leggi sugli animali siano isteria mediatica.

La seconda riguarda la sostanza spagnola. Scrivere il divieto è la parte facile. Tre anni dopo l’entrata in vigore mancano ancora il corso di formazione, l’assicurazione obbligatoria e i registri degli allevatori, cioè proprio gli strumenti che avrebbero inciso sull’abbandono. Una legge senza regolamenti attuativi produce titoli, non benessere.

La terza riguarda noi, e paradossalmente è la più incoraggiante. Mentre il dibattito italiano si concentrava sulla Spagna, la Calabria firmava un’ordinanza che sul punto specifico dell’estate è persino più stringente, perché non si limita a vietare il balcone come dimora abituale ma vieta l’esposizione al sole nelle ore critiche e coinvolge anche canili e rifugi. È un provvedimento stagionale, quindi limitato, ma indica una direzione praticabile: standard minimi definiti, applicabili in via amministrativa, senza dover attendere che un animale arrivi a soffrire in modo grave. Se quella logica trovasse una cornice nazionale stabile invece di ripartire ogni luglio da capo, non avremmo bisogno di guardare a Madrid.

Tra un divieto da 200.000 euro che nessuno applica e una regola da 500 euro che qualcuno controlla davvero, il cane sul terrazzo preferisce la seconda.

Fonti: Boletín Oficial del Estado (Ley 7/2023), El Español, Abogacía Española, Animal’s Health, Gazzetta Ufficiale (Legge 6 giugno 2025 n. 82), Camera dei Deputati, ANMVI, Regolamento sulla tutela degli animali di Roma Capitale, Regolamento per la tutela degli animali del Comune di Genova, Regione Calabria (Ordinanza n. 2 del 31 luglio 2026), Il Fatto Quotidiano, ReggioToday, Il Dispaccio.


Sostieni Dogsportal.it con una donazione

Dogsportal.it è un progetto editoriale totalmente indipendente.

Non ospitiamo pubblicità invasive, pay per click o pop-up. La nostra linea editoriale non è condizionata da sponsor o enti esterni. Se trovi utili i nostri articoli, puoi contribuire con una donazione libera. Anche un piccolo gesto fa la differenza per continuare a garantire contenuti seri e accessibili per tutti.

Grazie per essere parte della community di Dogsportal.it 🙏

Dogsportal Redazione

Il team editoriale di Dogsportal.it, coordinato dall'editore e fondatore Rocco Voto, garantisce informazione cinofila verificata grazie al supporto di giornaliste specializzate come Lorena Quarta e Alessia Colaianni e di esperti come Mirko Barrera, Andrea Comini, giornalista e cinofilo e firme storiche come Davide Cardìa. Dogsportal è un hub di cultura che negli anni ha coinvolto i migliori professionisti italiani del settore, producendo oltre 2.000 articoli e centinaia di dirette tematiche per divulgare il benessere del cane con competenza e passione

Dogsportal Redazione ha 2419 articoli e più. Guarda tutti gli articoli di Dogsportal Redazione

Partecipa e incontra gli esperti!

🎓
Scopri i webinar Dogsportal® Academy