Regolamento UE e collare a strozzo: perché i giornali sbagliano?
Dal 30 agosto 2026 è in vigore il Regolamento (UE) 2026/1818 sul benessere e la tracciabilità di cani e gatti, e nel giro di poche ore i titoli si sono allineati tutti sulla stessa formula, il divieto europeo del collare a strozzo. Sul merito della norma abbiamo già scritto a giugno con un ottimo articolo del giornalista cinofilo Andrea Comini, leggendo il testo approvato e spiegando dove sta scritto il divieto, a chi si rivolge e da quando si applica: Collare a strangolo: l’Europa lo ha vietato? Sì, no, forse…. Quel pezzo regge parola per parola anche adesso che il regolamento è pubblicato in Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, quindi non lo riscriviamo.
La domanda che ci portiamo dietro da giorni, e che poniamo in modo aperto, è un’altra: com’è possibile che testate importanti, con redazioni strutturate e desk che verificano, raccontino una cosa che nel regolamento non c’è, o che comunque non è scritta in quel modo?
Un esempio fra i tanti
Ne prendiamo uno solo, fra i molti disponibili, perché mostra bene come si formi l’imprecisione. A giugno Kodami, la sezione di Fanpage dedicata agli animali, pubblica un articolo sul divieto in cui la norma viene riportata insieme al passaggio sui collari privi di meccanismi di sicurezza integrati, e si legge che il regolamento per il momento si rivolge agli operatori del settore e non ai privati, con la prima fase collocata nel 2028.
A fine agosto, sullo stesso sito, esce il pezzo sull’entrata in vigore, con una ricostruzione ordinata di date e scadenze. Nel passaggio sui collari, però, l’informazione sui meccanismi di sicurezza non compare più, e il divieto viene presentato come una messa al bando definitiva in tutti i paesi dell’Unione.
Fra i due articoli il regolamento non è cambiato, è stato soltanto pubblicato in Gazzetta con il testo concordato mesi prima. Non ci interessa attribuire intenzioni a nessuno, e sappiamo bene quanto sia facile perdere un’informazione, peraltro fondamentale, su questo contenuto. Registriamo però una cosa: l’informazione completa era già stata pubblicata dalla stessa testata, e nel pezzo successivo non è arrivata. Il che rende meno convincente la spiegazione più indulgente, quella della fretta e delle cento pagine in inglese che nessuno ha tempo di leggere.
Resta il fatto che un divieto pieno, netto e immediato è una notizia molto più forte di un divieto condizionato, rivolto agli operatori e applicabile dal 2028, e questa asimmetria vale per tutte le testate che in questi giorni hanno scelto la prima versione.
Il caso opposto, che dimostra che si può fare
Sbagliare capita a tutti, e il problema non è l’errore in sé. A inizio agosto Torcha, testata con quasi un milione di follower su Instagram, aveva raccontato la stessa cosa: il nuovo regolamento europeo che vieta il collare a strozzo a chiunque viva con un cane. Abbiamo scritto in redazione segnalando il punto e spiegando dove stava l’imprecisione, e nel giro di poche ore Torcha ha pubblicato una rettifica, dichiarando apertamente che la notizia data non era corretta e citando anche la nostra segnalazione.

Ecco, quello è giornalismo che ci piace. Nessuno chiede a una redazione di essere infallibile su un regolamento europeo appena pubblicato, si chiede di correggere quando qualcuno porta gli elementi, e di farlo con la stessa evidenza con cui si era pubblicata la notizia sbagliata. Torcha lo ha fatto senza discutere, e da allora il nostro rapporto con quella redazione è ottimo.
Il problema nasce dopo, quando lo stesso errore continua a circolare per settimane, viene ripreso da testata in testata e riproposto identico all’entrata in vigore della norma, come se la segnalazione, la rettifica e il testo pubblicato in Gazzetta non fossero mai esistiti.
Non è la prima volta
Questo lavoro, del resto, lo abbiamo già fatto. Nel gennaio 2020 il Consiglio comunale di Milano approvò il nuovo regolamento per il benessere animale e i titoli, allora come oggi, raccontarono un divieto pieno del collare a strozzo. Il subemendamento votato in modo sostanzialmente bipartisan diceva un’altra cosa: il divieto restava valido fatta salva la necessità di utilizzo nei casi di adempimento di un dovere, per esempio forze dell’ordine e soccorso, oppure per ragioni di sicurezza e tutela dell’incolumità pubblica, oppure in caso di necessità, e sarebbe scattato sei mesi dopo l’entrata in vigore del regolamento. Il divieto totale, quello dei titoli, non era passato. Fummo gli unici a ribaltare la notizia, in modo volutamente provocatorio: Milano: SI al collare a strozzo solo in alcuni casi.
Non era una provocazione fine a sé stessa. Le informazioni vanno date in modo preciso, soprattutto quando l’argomento è già complesso di suo, perché chi legge ha il diritto di sapere esattamente cosa può fare, cosa non può fare e da quando. Raccontare un divieto più largo di quello che è non aiuta nessuno, si limita a lasciare le persone nella confusione, ed è un dispetto che non meritano.
Una precisazione che non è una difesa
Diciamolo nel modo più chiaro possibile, perché ci aspettiamo la solita accusa. Questa non è una difesa del collare a scorrimento, a strangolo, a strozzo, comunque lo si voglia chiamare. Su Dogsportal non lo abbiamo mai promosso, non lo promuoveremo, e la nostra posizione sullo strumento non è cambiata di una virgola in questi anni.
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Questa è una posizione contro le mezze fake news, perché di questo si tratta. Una notizia vera raccontata a metà, con un titolo che afferma più di quanto la norma dica e un testo che nel resto della pagina è persino corretto, non è informazione imprecisa, è informazione che sceglie l’effetto sopra l’esattezza. Da una pagina Facebook lo si può capire, da un grande gruppo editoriale molto meno.
Perché ci teniamo tanto
Ci teniamo perché ci sembra giusto e corretto che le persone sappiano esattamente come stanno le cose, senza costruirsi false illusioni. Sui social, ogni volta, vediamo polarizzazioni che nascono in buona parte dalla disinformazione: da un lato chi festeggia una vittoria che non c’è stata, dall’altro chi si convince di essere finito fuorilegge dall’oggi al domani, e nessuna delle due letture corrisponde a quello che è scritto nel regolamento.
La realtà dei fatti è questa e va presa per quella che è. Il regolamento contiene molti aspetti positivi, e ognuno li peserà a modo suo, a seconda di come lavora e di quello che pensa; non è vero, però, che il collare a strozzo è stato vietato in Europa, perché le cose non stanno così.
Resta poi il danno pratico, che non è astratto: chi lavora nel settore rischia di adeguarsi a obblighi che non ha e di ignorare quelli reali che scatteranno fra due anni, mentre il lavoro culturale su quello strumento, quello vero, resta quasi tutto da fare.
La domanda resta aperta, e ci piacerebbe leggere una risposta da chi quei titoli li ha scelti. Nel frattempo il regolamento è lì, pubblico e gratuito, disponibile a chiunque voglia leggerlo prima di scriverne.
Fonti: Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, Parlamento europeo, Kodami (Fanpage), Torcha, ANMVI, Vet33, OIPA
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