Cani liberi, guinzagli e museruole: riflessioni con l’educatore cinofilo Christian Furia
«Pochi giorni fa ero al parco con il mio cane, al guinzaglio», ci racconta Christian Furia (educatore cinofilo modenese, creatore dell’interessante percorso “Essere cane per un giorno” e all’improvviso vedo arrivare un altro cane, libero, chiaramente diretto verso Lamù. Mentre cerco di capire che intenzioni abbia, scorgo in lontananza un uomo che cerca di richiamare il cane, inutilmente.
Per fortuna, l’incontro non suscita problemi di sorta ma la cosa, a me, non è piaciuta affatto, perché sarebbe potuta andare diversamente».
L’esperienza vi suona familiare?
Anche a noi di Dogsportal.it. E non sempre le cose vanno come nel caso di Christian e Lamù, purtroppo: i casi di aggressione, anche mortali, da parte di cani liberi e senza controllo sono all’ordine del giorno, tanto che chi è esposto di frequente a questi rischi a volte esce di caso “attrezzato” in qualche modo per proteggere il proprio cane. Eppure, basterebbe riflettere un attimo…
«Da tempo leggo e sento discussioni sul discorso del cane libero», dice Christian, «con posizioni spesso contrastanti, anche nettamente.
Ma non capisco cosa ci sia da discutere, in realtà: la libertà, nel senso di decidere in totale autonomia cosa fare, dove andare eccetera, è una prerogativa degli animali selvatici o rinselvatichiti.
Il cane che vive con noi, nelle nostre case, è un animale domestico e siamo noi i responsabili delle sue azioni.
Quindi, liberare il cane è una scelta che facciamo noi: il cane non si sgancia da solo dal guinzaglio».
Sembra logico vero?
E poi: «A me hanno insegnato che la libertà non è mai una prerogativa assoluta, se si vive insieme ad altri. Le basi della civiltà risiedono nel concetto che limita la libertà di ciascuno con il rispetto di quella di chiunque altro e questo vale per noi esattamente come per i nostri cani. Ma, di nuovo, la responsabilità di fargli rispettare questo concetto è in capo a noi, non certo al cane!» Giusto, caro Christian. Purtroppo però non sono rari coloro che invece scambiano la libertà con un concetto molto ma molto più terra terra: “Io faccio quello che mi pare e il mio cane pure, perché siamo nati liberi”.
«Un altro aspetto del discorso sul cane libero», prosegue Christian Furia, «riguarda gli ambienti naturali. Nel bosco, per esempio, particolarmente adatto secondo alcuni perché il cane possa trovare un “naturale appagamento” nel lavoro di esplorazione olfattiva e, magari, di predazione.
In questa “trappola” all’inizio ci sono caduto anch’io e liberavo il cane nel bosco per “farlo felice”.
Solo che mi sono accorto ben presto quanto questa sua presunta “felicità” fosse fonte di terrore per gli animali selvatici e di quanto ciò fosse ingiustificato, visto che Lamù mangia regolarmente e anche molto bene, quindi non ha alcun bisogno di cacciare, per quanto possa farle piacere».
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Prosegue Christian: «Non vedo ragione per cui un cane ben nutrito debba poter inseguire e magari uccidere un animale selvatico. E non mi interessa che così facendo possa trovare un “appagamento naturale”, perché la morte di un animale non ha senso, in tali circostanze. Stranamente», rileva l’educatore modenese, «a volte mi trovo a dover sottolineare la cosa anche a cinofili che si proclamano vegani, il che mi pare un bel controsenso». In effetti…
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«Nel bosco, per quanto mi riguarda, si va con una bella lunghina, così che il cane possa muoversi maggiormente e appagare l’olfatto in un ambiente molto stimolante. Ma niente “caccia selvaggia”. Tra l’altro, la legge vieta di liberare i cani negli ambienti che ospitano fauna selvatica».
E allora, non possiamo mai liberare il cane?
No, il punto è un altro: liberare il cane implica il controllo delle sue azioni anche a distanza, che non deve mai essere eccessiva, e la scelta di luoghi ragionevolmente sicuri o, meglio ancora, recintati.
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A proposito della legge e dei relativi obblighi per il cinofilo, chiediamo a Christian cosa ne pensa di un altro strumento che ancor più del guinzaglio è malvisto dai fautori del “cane libero”: la museruola (nitrito di cavalli e crepitio di fulmini…): «Eh, in effetti quando ne parlo, magari nel percorso di educazione di base, ci sono persone che vanno in tensione, come se stessi parlando di torturare il cane.
Ma non si tratta affatto di una cosa simile.
Semplicemente, può capitare di doverla mettere al nostro cane, per mille motivi. Per esempio, se devo portarlo dal veterinario per una visita o una procedura magari un po’ invasiva o fastidiosa, la museruola mette il medico al riparo da reazioni istintive, del tutto legittime ma potenzialmente dannose, permettendogli anche di lavorare meglio perché è più tranquillo».
Non dimentichiamo poi che un rappresentante dell’autorità può chiederci di mettere la museruola al cane, se ci troviamo in un luogo pubblico, e che è obbligatorio fargliela indossare su qualsiasi mezzo di trasporto pubblico, lo dice la legge. Non a caso, è obbligatorio portarla sempre con noi quando usciamo con il cane.
Ma c’è dell’altro: «A volte ci sono persone che hanno timore delle interazioni tra i loro cani», ricorda Christian, «gente che si spaventa facilmente per un ringhio o un atteggiamento un po’ duro, temendo sempre il peggio. In questi casi, far indossare la museruola ai cani può servire agli umani preoccupati, perché così potranno osservare le interazioni senza il terrore che succeda chissà cosa e capire che i ringhi e un po’ di “bullismo” fanno parte della socialità intraspecifica normale».
«Ed ecco perché», conclude Christian, «abituare il nostro cane a indossare la museruola fin da cucciolo è una cosa estremamente sensata e utile, infatti la prevedo nel mio percorso educativo. Metodi assolutamente piacevoli per farlo ce ne sono a iosa e i vantaggi per la futura serenità del cane, e anche della nostra, sono talmente evidenti che è impossibile non vederli». No Christian, dobbiamo contraddirti: è possibilissimo…
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