Bruno, il bloodhound che salvò nove vite: morte simulata
La Procura di Taranto ha chiuso le indagini sulla morte di Bruno, il bloodhound che nell’estate del 2025 aveva commosso l’Italia, e secondo quanto riportano La Gazzetta del Mezzogiorno e altre testate per gli inquirenti quella morte sarebbe stata simulata dal suo istruttore, Arcangelo Caressa, 51 anni, al quale viene confermata l’accusa di simulazione di reato. La notizia emerge dall’avviso di conclusione delle indagini notificato all’istruttore, quindi da un’ipotesi accusatoria che l’indagato avrà modo di contestare e sulla quale nessun giudice si è ancora pronunciato.
Cosa contesta la Procura
Secondo il racconto della Gazzetta del Mezzogiorno, il sostituto procuratore Raffaele Casto, che ha coordinato l’inchiesta dei carabinieri insieme alla collega Vittoria Petronella, ritiene che Caressa abbia prodotto una documentazione fotografica con alcuni bocconcini con chiodi conficcati, che avrebbe dichiarato (e fatto apparire) presenti in prossimità della carcassa; quella presenza, però, sarebbe stata smentita dalla persona che per prima aveva trovato Bruno senza vita.
All’accusa si aggiunge un secondo elemento, perché sempre secondo la ricostruzione della Procura l’istruttore avrebbe fatto attestare a una veterinaria, nel certificato di decesso, la presenza vicino al corpo di numerosi bocconcini con all’interno dei chiodi, mentre all’arrivo della professionista quei bocconcini sarebbero già stati riposti in una busta di plastica.
A sostenere la tesi della simulazione ci sarebbe infine l’autopsia, eseguita da Orlando Paciello, docente all’Università Federico II di Napoli scelto dalla Procura, nella cui relazione si legge che stomaco e intestino erano completamente vuoti, che Bruno non mangiava da non meno di venti ore e forse da trentasei, e che la morte non sarebbe avvenuta a seguito dell’ingestione di qualcosa di dannoso per la sua salute.
Caressa, assistito dall’avvocato Alessandro Scapati, ha ora venti giorni per chiedere di essere interrogato oppure per depositare una memoria difensiva, dopodiché sarà il pubblico ministero Casto a decidere se chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione.
La cronostoria della vicenda
Bruno era un bloodhound, il segugio di Sant’Uberto, impiegato nella ricerca di persone scomparse su pista olfattiva e, secondo Il Giornale e il Secolo d’Italia, era stato premiato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni per aver contribuito a salvare nove persone, in gran parte malati di Alzheimer che si erano smarriti nelle campagne.
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Il 4 luglio 2025, all’alba, viene trovato morto a Taranto, secondo Sky TG24 nella struttura addestrativa dell’unità cinofila Endas a Talsano, e lo stesso giorno Caressa annuncia sui social che sarebbe stato ucciso da polpette infarcite di chiodi, ipotizzando, sempre stando a Sky TG24, una ritorsione legata al suo impegno nelle operazioni contro i combattimenti clandestini. Nelle ore successive Meloni definisce su X l’accaduto “un atto vile, codardo, inaccettabile”, come riporta Il Giornale, mentre la Procura di Taranto apre un fascicolo; anche noi, come molte altre redazioni, raccontiamo la vicenda con le informazioni disponibili in quel momento, in Addio a Bruno.
Il primo punto di svolta arriva il 23 gennaio 2026, quando, secondo Telenorba e Fanpage, dall’autopsia non emergono né chiodi né sostanze tossiche e si apprende che Bruno non avrebbe mangiato da oltre venti ore, mentre per La Gazzetta del Mezzogiorno sarebbe morto per un colpo di calore; da quel momento Caressa risulta indagato per simulazione di reato. Gli inquirenti eseguono perquisizioni e sequestrano cellulare, computer e documenti, e stando alle fonti raccolgono testimonianze secondo cui nel box non ci sarebbero stati bocconi sospetti al momento del ritrovamento, rilevando inoltre che Bruno sarebbe stato sepolto senza avvisare Asl e forze dell’ordine. Tgcom24 riporta la replica dell’istruttore, che si dice innocente, sostiene che Bruno sia stato ucciso e promette di dimostrarlo, parlando di una regia che verrà smascherata; ne scriviamo in Caso Bruno, non fu avvelenato: indagato l’istruttore.
La chiusura dell’inchiesta arriva in questi giorni, con l’avviso di conclusione delle indagini e la ricostruzione riportata sopra; da qui in avanti la parola passa alla difesa, e poi alla decisione del pubblico ministero.
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