Il segugio istriano: il segugio bianco

L’honor del padrone”:

il segugio istriano 

Meno male che è bianco, commenta il giudice in prova di lavoro, almeno è visibile, altrimenti…con una fucilata a palla questo cane in seguita non lo prenderei…

Bianco, sì, bianco neve.

Pare che sulla radice di questa razza antichissima, che certo condivide con il segugio italiano la derivazione dai cani da seguita usati in epoca romana, gli allevatori abbiano immesso sangue pointer, e da lì il mantello candido e l’abilità di sfruttare il teleolfatto, ovvero cacciare sollevando la testa, atteggiamento eretico per altri segugi e fruttuosissimo per questa razza.

Ma bianchi sono gli istriani degli affreschi della cappella di Beram risalenti al 1474, e bianchi i segugi nei quadri di Tiziano: e del resto il bianco è sempre stato presente nel cane da seguita, e basta leggere le lettere di Zacchetti, padre fondatore del segugismo italiano, che cerca un cane rosso e bianco, oppure ‘tricolore con bianco’, per capire che le differenze e le selezioni, talvolta, fanno perdere l’ottimo per acquisire il mediocre.

Comunque, del segugio istriano esistono due varietà, pelo raso e pelo forte: identiche, salvo che il pelo forte, più alto e più pesante del cugino raso, ha anche un’espressione meno vivace, più sobria e severa: altra caratteristica comune con l’italiano, perché, ogni segugista lo sa, il pelo forte è più serio, contenuto e maneggevole, mentre il pelo raso è, per citare sempre Zacchetti, più brillante, frivolo e ‘birbante’, fino a diventare, nel caso di alcune femmine, addirittura ‘farfallino’.

Segugio nobilissimo, bianco neve, dicevamo, con splendide chiazze arancio, come marmellata lucente.

Le orecchie sono generalmente aranciate, e la macchia supera la base delle orecchie, invade i due lati della fronte fino all’altezza degli occhi scuri e luminosi, formando una maschera seducente: se sulla parte superiore della fronte si trova una goccia arancio, si dice che il cane ha la stella, pregio di razza: come lo sono le macchie arancio piccole, in gruppo, sulle orecchie, “le macchiole”, dicono gli anziani, caratteristica ampiamente apprezzata e segno di razza pura.

La testa è splendida, scarna, ovviamente senza rughe. Di profilo, la protuberanza occipitale deve risultare pronunciata e la fronte leggermente incurvata con dolce transizione verso la canna nasale, diritta, non montonina, mai, e stop leggero, armonioso, senza stacco brusco. Occhi scuri ma, come recita lo standard, sguardo chiaro, pieno di espressione.

Orecchie attaccate larghe e terminanti a punta: sono sufficientemente lunghe se arrivano a livello dei canini, troppo lunghe se li sorpassano.

È un atleta, statuario, con un torace profondo e disceso che arriva almeno al gomito, petto molto sviluppato in modo da contenere i polmoni di un campione.

Completa la sua bellezza il ventre retratto, e la splendida coda, attaccata alta e nobilmente sottile, seppure proporzionata alla taglia del cane e non a grissino o a spadino.

I piedi dell’istriano sono più da gatto che da lepre: leggeri, con dita serrate, cuscinetti bombati e fermi, unghie forti e solide.

Macchie arancio sole possono trovarsi in ogni parte del corpo, spesso alla radice della coda, ma non prevalendo mai sul candore del mantello: e devono essere arancio vivo, né pallide né scure, e mai marroni: la presenza di un terzo colore è inammissibile: meglio un istriano completamente bianco, allora. 

È un grande scovatore: terribilmente veloce, e poco classico, perché rileva, più che la passata, i segni della presenza della lepre e poi, boschettando e buscando fra rovi, ginepri, muretti e folto, arriva al selvatico, lavorando anche sull’intelligenza e sulla memoria, e non solo sull’olfatto. È un grande inseguitore, atletico e forte e dedito alla dimenticanza di sé pur di prevalere, tanto che, se in muta con cani più lenti o meno atletici, sgrana il gruppo, proseguendo da solo: e come rimproverarglielo?

È molto precoce, cominciando a dimostrare le sue doti intorno ai sei mesi e a maturare addirittura poco dopo l’anno. È sensibilissimo ai rimproveri, fossero anche un solo sguardo del conduttore, dolce e deciso a comunicare: sa tutto sulle regole, e crea un sistema di vocalizzazione precisa con il suo umano per sapere, ad esempio, se una porta socchiusa può essere aperta con la zampa, o per chiedere un boccone di pane in premio. Il rapporto con gli umani è fondamentale per lui, che è un vero componente del clan, e sarà felice di accompagnare il suo fortunato conduttore in auto, in città, o di acciambellarsi discreto sotto la sua sedia al bar.

Ma sarà vostro solo se, a vostra volta, farete parte della sua caccia selvaggia, se lo vedrete, bianco come un lampo di fosforo, sradicare il bosco coi segnali febbricitanti della seguita, e poi tornare, orecchie al vento, da voi.

Come scriveva Cosimo I al fratello Ferdinando: “ho saputo che siete ben contento delle gesta del segugio biancho, Buontempo.

Facciagli carezze et tenghalo caro, perché un segugio valente non si può paghare, et è l’honor del padrone”. Così.            

Susanna Pietrosanti

Susanna Pietrosanti , dottore di ricerca in storia della caccia in Toscana, é autrice di vari saggi sulla caccia in Italia e in Europa. Ha collaborato con la rivista ufficiale della SIPS, Società Italiana Pro Segugio. Ama i segugi e divide il bosco e la vita con loro da sempre.

Susanna Pietrosanti
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