Adozioni a chilometro zero: un sogno (forse) impopolare, ma necessario
Proviamo a immaginare un modo diverso di adottare un cane, come le Adozioni a chilometro zero?
È sicuramente un messaggio provocatorio, me ne rendo conto. I problemi legati ai cani da adottare sono molteplici e tantissimi cani in Italia e nel mondo, chiaramente, hanno bisogno di aiuto. E quindi ben venga chiunque se ne occupi in maniera seria, credibile, trasparente.
Le Adozioni a chilometro zero possono rappresentare una soluzione innovativa per garantire una casa ai cani in difficoltà, avvicinando le persone ai cani del proprio territorio.
Fatta questa premessa, però, vorrei proporre una riflessione.
Spesso si usa lo slogan non comprare, adotta.
Nei fatti, io concordo. Concordo nel senso che non ho nulla contro chi compra un cane da un allevatore serio, ma nella mia vita non ho mai acquistato un cane.
In realtà non l’ho mai neanche adottato nel senso stretto del termine, ovvero scegliendolo attraverso dei motori di ricerca per cani o attraverso delle gallerie fotografiche.
O ci siamo incontrati casualmente, oppure su segnalazione di volontari di fiducia che mi hanno detto: “Questo cane potrebbe essere dato a te”. E poi, con tutte le dovute verifiche del caso, è andata sempre bene.
Ma che cos’è che dovrebbe migliorare, da questo mio umilissimo punto di vista?
Bisognerebbe iniziare a parlare di adozioni a chilometro zero.
Ora, è chiaro che prima di parlare di questo bisognerebbe risolvere tanti altri problemi. E a tal proposito, se ti interessa approfondire, ti propongo di leggere un altro mio articolo dove – anche lì in maniera un po’ provocatoria – propongo quattro cambiamenti importanti.
Tra questi c’è anche la tracciabilità di tutti i cani che vengono spostati da un territorio all’altro, da un rifugio all’altro. In questo modo, ogni ente, associazione, rifugio che si occupa di adottare, custodire e ospitare cani dovrebbe essere certificato da un ente terzo. Oggi, invece, regna ancora un diffuso caos.
Ma facendo finta che tutto funzioni, il passo successivo, dal mio punto di vista, sarebbe proprio quello dell’adozione a chilometri zero, salvo emergenze.
Perché purtroppo, nell’emergenza, ci si sguazza tanto. A volte si approfitta del concetto di emergenza, e quando tutto diventa sempre emergenza, in realtà emergenza non è. Salvo i casi reali – ovvero territori dove ci sono troppi cani e poche risorse – sarebbe il caso di iniziare ad adottare localmente.
Andare nei rifugi e nei canili sotto casa. Tutti quanti noi in Italia, soprattutto nel Nord, abbiamo sicuramente nel raggio di 20-30 km un canile o un rifugio.
Frequentare il canile, parlare con i volontari, osservare i cani. Conoscerli. Capire se siamo adatti a un tipo di cane piuttosto che a un altro. Capire se è il momento giusto per adottare oppure no. E soprattutto, capire se in quello specifico momento c’è un cane che ci sceglie, un cane adatto a noi.
E se non c’è? Non andiamo a cercarlo sulle figurine, su internet, nei motori di ricerca per cani. Aspettiamo. Perché l’attesa è un grandissimo valore. Attendere significa aumentare il livello di consapevolezza.
Ecco, il mio piccolo sogno è che possa succedere questo: che quando una persona vuole adottare un cane, si rechi in maniera obbligata – senza se e senza ma – nel rifugio canile di riferimento territoriale. Un po’ come quando bisogna andare all’ASL veterinaria di competenza o in qualche ufficio del comune.
Anche per l’adozione dovrebbe esserci un iter di questo tipo. In questo modo, la consapevolezza aumenta, il rischio di abbandono diminuisce, e tutto rimane più verificabile, certificabile, territoriale.
Ma soprattutto: si instaura una relazione con il cane prima di portarlo a casa.
Perché, inutile raccontarcela: per quanto si possa essere virtuosi e attenti, le adozioni a distanza, le adozioni fatte su scelta – spesso estetica – di un cane, anche se adottato da delle schede, come se fosse un prodotto in un e-commerce, non aiutano la tanto declamata relazione.
So che questo mio desiderio, questo mio auspicio, a molti non piacerà. Mi dispiace, ma è un mio pensiero personale. Io mi auguro che prima o poi succeda questo.
Adozioni a chilometri zero.
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