Bottiglietta d’acqua per la pipì: una misura utile solo a lavarsi la coscienza
Di Fiodor Verzola – Assessore politiche animaliste Città di Nichelino ed Educatore Cinofilo.
Negli ultimi giorni alcuni Comuni hanno adottato una nuova proposta che impone ai proprietari dei cani di portare sempre con sé una bottiglietta d’acqua per lavare la pipì in strada. In base a quanto letto in questi giorni, è mio dovere e desiderio esprimere un parere da educatore cinofilo e da amministratore che da anni si occupa di politiche sugli animali.
Mi sento profondamente frustrato nel constatare come, ogni volta che si tenta di trovare risposte per contrastare l’ignoranza cinofila, la maggior parte delle amministrazioni agisca in preda a impulsi di pancia, privi di coscienza etologica e improntati esclusivamente al rincorrere il consenso dell’opinione pubblica utilizzando la sanzione e la punizione. Anche in questo caso non siamo di fronte a una strategia utile o concreta, ma all’ennesima misura che non risolve nulla e che serve unicamente a lavarsi la coscienza.
Entrando nel merito, ci sono considerazioni pratiche che dimostrano l’assurdità della misura. Un po’ d’acqua non elimina l’odore. I cani hanno un olfatto sviluppatissimo, negli esseri umani i recettori olfattivi sono circa 5 milioni, nei cani arrivano a 300 milioni. Sono in grado di riconoscere una sola goccia di sangue in una stanza, figuriamoci se non percepiscono l’urina diluita con un po’ d’acqua. Quindi se l’obiettivo fosse quello di evitare che altri cani marcassero dove hanno già urinato i precedenti, la misura risulterebbe del tutto inefficace. E nemmeno per l’olfatto umano cambia qualcosa, perché un po’ d’acqua non cancella l’odore, semmai lo diluisce rendendolo ancora più percepibile, sia per i cani che per gli esseri umani.
Ogni proprietario di cane medio grande quanta acqua dovrebbe portarsi dietro per ogni uscita? In commercio si trovano bottigliette da 500 ml, che corrispondono più o meno al quantitativo di urina che fa un border collie in una sola uscita. Quindi altro che bottiglietta, probabilmente servirebbe una cisterna. Una quantità irrealistica che diventerebbe ancora più ridicola per chi possiede più di un cane. È evidente quindi l’inutilità di questa misura, che non ha alcuna efficacia reale se non quella di creare ulteriori disagi per i binomi urbani.
Il problema dell’odore della pipì in città esiste e non va sminuito, anzi, è un problema che richiede risposte concrete e i disagi delle persone che lamentano questo problema vanno assolutamente rispettati, ma questa non è la strada giusta.
Per quanto mi riguarda, la punizione in generale rappresenta sempre una sconfitta, perché significa che non c’è stata prevenzione o che ciò che si è fatto non ha funzionato. In cinofilia possiamo affermare che la punizione serve esclusivamente a inibire un comportamento, ma non a insegnarne un altro. Per insegnare un comportamento, per aumentarne la frequenza nella risposta, serve il rinforzo positivo. E lo stesso, molto spesso, vale anche per quanto riguarda l’educazione umana. Se vogliamo davvero cambiare le cose servono investimenti seri a livello nazionale a sostegno di progetti educativi che abbiano l’unico obiettivo di aumentare il senso civico, il rispetto per l’ambiente e gli spazi comuni e che servano a diffondere cultura e consapevolezza cinofila insieme al senso di responsabilità e alla cura per la propria comunità di appartenenza.
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Negli anni, come assessore cinofilo, il mio impegno si è mosso avendo come unica stella polare la diffusione della cultura e della consapevolezza cinofila, affinché sempre più persone possano comprendere maggiormente l’etologia del cane e capire che per ottenere e pretendere dei diritti ci siano necessariamente dei doveri a cui adempiere, che passano dal rispetto dei propri simili, degli animali e dell’ambiente. Da questa consapevolezza può arrivare il primo passo per migliorare la convivenza tra persone e cani nelle metropoli.
Proporre soluzioni inutili significa aumentare i problemi correndo il rischio di minare ancora di più la credibilità delle istituzioni, soprattutto quando si approcciano alle tematiche cinofile. Ogni volta che si agisce di pancia si commettono errori, uno perché non si risolvono i problemi e due perché si alimenta la distanza tra cittadini, cittadine e istituzioni attraverso misure che non si comprendono, che creano confusione e che aumentano i disagi nella fruizione degli spazi pubblici.
Se vogliamo davvero affrontare il problema dell’ignoranza cinofila dobbiamo creare progettualità positive e proattive a partire dalle scuole primarie. Educare un bambino oggi significa avere adulti più consapevoli domani. È questa la direzione da seguire, e lo dimostrano anche i progetti già avviati nella nostra città. Ma non può essere solo Nichelino a cambiare questa situazione. Servono investimenti profondi a livello nazionale con percorsi educativi che insegnino il rispetto civico e il rispetto per i diritti degli esseri senzienti non umani, promuovendo il valore della relazione uomo cane.
Soltanto così potremo migliorare insieme, costruendo una società più equa, più civile e più rispettosa.
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