CANI E QUARANTENA: PROBLEMATICHE E RITORNO ALLA NORMALITA’

– parte 1 problemi legati al distacco

In questo periodo la rete è stata invasa da post che correlavano il periodo di quarantena che stiamo vivendo con eventuali problemi riscontrabili nei cani, in particolare per ciò che attiene ai problemi legati al distacco dal proprietario nel momento del ritorno alla normalità, spesso annoverati tra i problemi di ansia da separazione.

Per prima cosa vorrei portare una nota di positività sulle capacità adattive dell’animale, come sappiamo ben superiori alle nostre, e tranquillizzare tutti coloro che a diverso titolo ci stanno chiedendo un’opinione sull’argomento; se il cane ha sviluppato un corretto equilibrio tra attaccamento e distacco difficilmente finirà per soffrire di problemi così gravi quali l’ansia da separazione che come sappiamo è una patologia a tutti gli effetti di competenza in primo luogo della medicina comportamentale.

Tuttavia una serie di problemi intermedi potranno manifestarsi in cani che presentavano già una qualche difficoltà e soprattutto nei cuccioli presi in questo periodo, ed è su questi ultimi che va riposta un’attenzione diversa. Se è vero infatti che la quarantena ha offerto la possibilità di poter far fronte più facilmente ad alcune esigenze del cucciolo, è vero anche che ciò è avvenuto a discapito di altre: se da un lato abbiamo potuto insegnare al cucciolo a fare i bisogni fuori casa, abbiamo gestito l’alimentazione in modo migliore, abbiamo creato il nostro rapporto privilegiato con l’animale, lo stesso non può dirsi ad esempio per la socializzazione o per l’insegnamento alla solitudine.

Ma perché nascono i problemi legati al distacco dal proprietario? 

Definiamo “attaccamento” quel sentimento appagante privilegiato verso un elemento esterno che provoca una ricerca dello stesso e un’emozione di tristezza alla sua mancanza; è qualcosa di assolutamente naturale e necessario come bere e mangiare ed è un processo obbligato nel cane quanto nell’uomo che, appunto, si identificano per essere animali ad attaccamento obbligato. Stiamo parlando perciò di un processo non regolabile fondamentale perché si sviluppi la socializzazione, l’abituazione, la comunicazione sociale e anche l’apprendimento. A tutto ciò va aggiunto che nel tentativo di rendere tutte le razze adatte ad un contesto familiare la genetica ci ha restituito cani sempre più dipendenti dall’uomo.

Ma come evolve l’attaccamento in un cucciolo?

Senza voler entrare nei meccanismi specifici che regolano l’intero processo ricordiamo solamente che l’attaccamento si sviluppa in primo luogo verso la madre, successivamente verso i fratelli e infine verso il proprietario (da qui l’importanza di non staccare il cucciolo dalla cucciolata prima dei due mesi, problematica che non affronteremo in questo contesto). In questo processo la figura materna di attaccamento svolge un ruolo di protezione e allo stesso tempo consente l’esplorazione (pensiamo all’esplorazione “a stella”) e sarà la stessa che forzerà il primo distacco.

Cosa succede al momento dell’adozione?

E’ proprio durante l’adozione che possono presentarsi problemi temporanei in funzione del nuovo attaccamento ai vari membri della famiglia, il cucciolo sarà perciò in grado di effettuare degli attaccamenti multipli; nell’adolescenza, inoltre, sulla spinta di importanti reazioni ormonali diverrà più autonomo e potrà gestire una temporanea solitudine.

Ma cosa succede se il meccanismo non ha funzionato?

Se il distacco non avviene nel modo che abbiamo appena descritto avremo un cane generalmente più infantile, con tutta una serie di comportamenti correlati, una maturazione sessuale a volte tardiva e infine un cane che soffrirà l’isolamento.

E’ in questo contesto che si verificheranno tutti i problemi relativi all’iperattaccamento, macro categoria che contiene al suo interno una serie di problemi quali la paura della solitudine, le turbe del distacco e anche la tanto nominata ansia da separazione (per la verità termine un po’ abusato).

Cosa possiamo fare per aiutare il cane?

Il trattamento dei problemi legati al distacco è molto difficile perché il cane è bloccato nella sua personalità dipendente e, come sappiamo, non possiamo modificare la personalità dell’animale. 

Non si potrà togliere dalla personalità la sua dipendenza ma si potrà trasferire da una persona ad un’altra o ad un ambiente con l’obiettivo di ridurre lo stress da isolamento.

Ecco allora l’importanza in questo periodo di quarantena di forzare il distacco dal cucciolo con l’obiettivo di favorire l’autonomia. Distacco che potrà iniziare già da casa e poi alla nostra uscita dall’abitazione per breve tempo e poi per tempi sempre più lunghi.

Cosa fare nello specifico? Qualche esempio

La prima cosa che potete fare è quella di favorire sempre gli attaccamenti multipli (dove possibile) e consentire che tutti i membri della famiglia si prendano cura dell’animale attraverso piccoli compiti, per esempio la somministrazione dei pasti, il gioco, la passeggiata, ecc. Questo eviterà che l’animale si riferirà ad una sola persona all’interno del contesto familiare con tutti i problemi che ne derivano. 

Si potrà forzare il distacco da noi con piccoli stratagemmi già mentre siamo in casa: in primo luogo all’interno di una stanza fornendo un’attività piacevole al cane e dedicandoci ad un’attività che non preveda interazione con l’animale; pensiamo ad esempio alla possibilità di fornire un masticativo prelibato su un tappetino un po’ distante da noi e dedicarci ad altro; in secondo luogo potremmo aiutarci con l’utilizzo di un kennel e quindi aggiungere un confinamento da noi, sempre utilizzando contestualmente un’attività piacevole per il cane. Possiamo poi iniziare a fare delle nostre attività in giro per la casa mentre il cane è impegnato ad esempio in un’attività di ricerca croccantini che avremo distribuito sul prato del  giardino o sul pavimento di casa e così via fino ad arrivare ad esempio a poter chiudere una porta tra noi e il cane senza che questo tenti di buttarla giù. Quando saremo in grado di chiudere una porta saremo pronti per mettere in atto gli stessi stratagemmi e provare l’uscita da casa. 

Non è possibile in questo contesto spingerci nel dettaglio dell’importanza dell’utilizzo di attività quali la masticazione ma ricordiamo che questa ha un effetto calmante sul cane ed è quindi da prediligere se vogliamo insegnare il distacco da noi. Ulteriore considerazione va fatta se in casa sono presenti più cani per non ritrovarci nell’impossibilità di separarli per una qualche esigenza, pensiamo ad un ricovero veterinario improvviso ma anche solo alla volontà di fare un’attività specifica con uno dei cani.

Concludendo si tratta di mettere in atto piccoli stratagemmi che consentono al cane di vivere piccoli distacchi in maniera naturale e non traumatica; distacchi che devono essere graduali, indirizzati a tutti i membri della famiglia, agli altri cani se presenti, e che devono essere sempre accompagnati da un’attività piacevole per l’animale che in ultimo aiuti a percepire l’ambiente domestico come piacevole ed appagante e che, quindi, realizzi anche l’attaccamento ambientale.

Nella seconda parte dell’articolo ci occuperemo dei problemi di socializzazione in quarantena e di come gestirli al meglio delle possibilità.

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