Più di 100.000 cani portati nei canili dopo la pandemia secondo una ricerca di mercato, ma è davvero così?

Recentemente è balzata all’onore delle cronache la notizia che “dopo il boom delle adozioni a seguito della pandemia, ben 117.000 cani sarebbero stati restituiti ai canili”.

Fiodor Verzola, assessore alle politiche per gli animali per la Città di Nichelino alle porte del capoluogo Piemontese e territorio sempre più apprezzato per le politiche all’avanguardia sul benessere animale, analizza quanto descritto da molti giornali sulla questione “abbandoni e pandemia” e offre un’analisi ragionata che pone il focus su quanto siano sterili certi dati confrontandoli con la “buona politica” che pone le basi per ridurre drasticamente il fenomeno che spesso è dovuto a questioni più ampie a gravi questioni sociali che minano la sicurezza delle famiglie con uno o più animali.

Questa la news che sicuramente avrete letto, sentito e ripostato recentemente sui social e per cui vi sarete legittimamente indignati – scrive Verzola sulla sua pagina Facebook

Perché l’abbandono di un cane in canile è certamente un gesto da condannare.

Ma oltre al copia incolla di questi dati, riportati da quasi tutti i quotidiani, è necessario fare un’attenta analisi circa le reali cause di questi presunti abbandoni, unitariamente a una seria pratica di fact checking.

In primo luogo la notizia di questi dati è stata fornita da un sondaggio effettuato da facile.it, che si occupa anche di assicurazioni su animali domestici, la quale ha pubblicato un comunicato stampa dal titolo:

“Cani: oltre 117 mila quelli restituiti dopo la pandemia”, adducendo come ragione principale circa gli abbandoni il rendersi conto da parte dei proprietari circa la complessità della gestione degli animali e dei danni causati in casa una volta finito il lockdown.

Non si può non evidenziare il fatto che il comunicato stampa arrivi da un’azienda che promuove proprio assicurazioni sui cani, ma non possiamo neanche fare a meno di notare che nella nota metodologica della compagnia di assicurazioni viene anche spiegato come questi dati “sono estrapolati da un sondaggio effettuato su mille partecipanti”.

Per questo, il dato dei 117mila cani restituiti o affidati ad altre famiglie non può essere considerato come un dato che rispecchia fedelmente la realtà.

Tuttavia non può non destare una certa preoccupazione vedere come questi dati siano stati riportati fedelmente dalla quasi totalità delle testate giornalistiche, senza tenere conto di come non sia assolutamente possibile affermare che le famiglie italiane abbiano abbandonato migliaia di cani a causa dei danni causati in casa”.

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Questo non è vero perché si tratta solo di una proiezione di un dato campione, definito “rappresentativo della popolazione italiana”.

E per questo vi rimando al comunicato dell’Ente Nazionale Protezione Animali da cui estrapolo le conclusioni finali: “𝐴𝑛𝑧𝑖, 𝑎𝑏𝑏𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑖𝑢𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑑𝑜𝑣𝑢𝑡𝑒 𝑠𝑒𝑝𝑎𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑑𝑖𝑠𝑝𝑖𝑎𝑐𝑒𝑟𝑒 𝑒 𝑔𝑟𝑎𝑛𝑑𝑒 𝑑𝑜𝑙𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑎𝑖 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑎𝑛𝑖𝑚𝑎𝑙𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑚𝑜𝑡𝑖𝑣𝑖 𝑙𝑒𝑔𝑎𝑡𝑖 𝑎𝑙 𝐶𝑜𝑣𝑖𝑑 𝑒 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑟𝑖𝑠𝑖 𝑐ℎ𝑒 ℎ𝑎 𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑡𝑜. 𝐼 𝑛𝑢𝑚𝑒𝑟𝑖 𝑢𝑓𝑓𝑖𝑐𝑖𝑎𝑙𝑖 𝑙𝑖 𝑑𝑎̀ 𝑖𝑙 𝑚𝑖𝑛𝑖𝑠𝑡𝑒𝑟𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑆𝑎𝑙𝑢𝑡𝑒. 𝐿’𝐸𝑛𝑝𝑎 𝑠𝑎𝑙𝑣𝑎 𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑛𝑖𝑚𝑎𝑙𝑖, 𝑛𝑜𝑛 ℎ𝑎 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑒𝑠𝑠𝑖 𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑢𝑛’𝑎𝑧𝑖𝑒𝑛𝑑𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑒𝑛𝑑𝑒 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑧𝑧𝑒. 𝐴 𝑣𝑜𝑖 𝑙𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑐𝑙𝑢𝑠𝑖𝑜𝑛𝑖”

Da questo comunicato si evidenziano non soltanto i dati reali, ma soprattutto le reali motivazioni circa gli abbandoni, assai minori rispetto ai dati forniti da facile.it e che evidenziano invece un problema di cui mi faccio portavoce e che denuncio ormai da tanti anni: la piaga dell’abbandono sociale, cioè il non essere più in grado di mantenere il proprio animale a causa di motivazioni economiche e di tipo sanitario.

Perdere il lavoro, perdere la casa, perdere la salute insieme ai mezzi che permettevano un tempo ti prendersi cura del proprio animale.
Casi in aumento, ben prima del Covid, che definiscono il nuovo prototipo della dinamica di abbandono.

A Nichelino il trend degli abbandoni è drasticamente in controtendenza rispetto al dato nazionale, questo perché negli anni abbiamo attuato articolate politiche volte alla consapevolezza della gestione cinofila cittadina, oltre ad aver fornito importanti servizi ai cittadini che facilitano il vissuto quotidiano.

Ci siamo sempre distinti, anche e soprattutto durante la pandemia tramite il servizio #sospasseggiata, unico in tutta Italia.

Tuttavia urge una seria e decisa riflessione che deve spingere la politica a trovare risposte concrete al problema dell’abbandono sociale, che si delinea in questo meccanismo di nuove povertà, ponendosi l’obiettivo di non svuotare soltanto i canili, ma di non riempirli.

È il momento in cui a livello nazionale deve pensare ad ammortizzatori sociali per permettere a chi ha un cani di poter provvedere alle spese veterinarie, ad abbassare l’IVA sui farmaci veterinari, occorre immediatamente il pieno riconoscimento degli animali domestici come esseri senzienti e facenti parte del nucleo famigliare di riferimento e occorre pensare senza imbarazzi a una legge 104 per accudire il proprio cane in caso di necessità.
Questi non sono punti di una lista dei desideri, ma fondamentali scelte di civiltà a tutela dei diritti di tutte e tutti.

Gli abbandoni si combattono con atti di coraggio, non con i proclami

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