Correre insieme al cane: esiste un terreno ideale?

Parliamo di un argomento spinoso e molto dibattuto, in cui in veterinaria non c’è la stessa mole di letteratura che c’è per la medicina sportiva umana.

Correre insieme al cane? Facciamo nel modo corretto

Non si può generalizzare e parlare in termini assoluti di un “terreno ideale” su cui far correre i cani (sia esso per fare sport o allenamento generico in vista di sport diversi): bisognerebbe, con l’aiuto di un professionista competente in materia, valutare poi, non solo il tipo di terreno, ma anche cosa si vuole allenare (resistenza VS velocità) in base al livello dell’atleta cane (principiante VS esperto).

La cosa fondamentale di cui rendersi conto è che i cani non hanno le scarpe; che acuta osservazione!

Forse!

Ma ritengo che sia una cosa a cui non pensiamo.

Se entriamo in un qualunque negozio di articoli sportivi per prendere quelle che una volta chiamavamo semplici “scarpe da ginnastica”, ci accorgiamo di quanto l’offerta sia ricca:

scarpe da running
(su asfalto, su
pista, su sterrato, livello base, livello esperto, con antishock)

…da pallavolo, da basket…

che ci fanno dire “ma io volevo solo delle scarpe!”.

Questo fatto deve farci riflettere su quanto la tecnologia si sia evoluta per ridurre il rischio di infortunio degli atleti umani e per migliorarne le performance.

In umana ci sono dati sull’impatto che il correre su terreni duri come l’asfalto provoca, nonostante abbiano le scarpe, sull’usura precoce delle articolazioni.

Questo deve essere uno spunto di riflessione.


L’impatto che si ha nel compiere il passo, logicamente aumenta con l’aumentare delle ripetizioni (andature più sostenute prevedono un numero maggiore di impatti col terreno e un aumento del
“contraccolpo” che si ha a carico delle strutture muscolo-tendinee e delle articolazioni che fungono da sistema ammortizzatore).

I nostri cani appoggiano con i polpastrelli, strutture cheratinizzate che servono per evitare lesioni su superfici abrasive e ammortizzare ulteriormente.


Analizziamo una per una le superfici che si hanno a disposizione:

  • Erba: deve essere abbastanza bassa, fornisce una superficie morbida e naturale su cui correre e ha un impatto contenuto sulle articolazioni. Bisogna, tuttavia, scegliere
    accuratamente i percorsi per evitare che ci siano buche (ad esempio tane di animali) in cui si possa infilare una zampa con conseguenze anche gravi come la rottura di un legamento
    crociato del ginocchio. Attenzione all’erba bagnata che può essere molto scivolosa.
  • Sentieri vicino ad alberi: di solito gli alberi con la loro ombra contribuiscono a mantenere
    un certo livello di umidità del terreno che ne garantisce la “morbidezza”. La presenza non eccessiva di foglie aiuta ad ammortizzare l’impatto, tuttavia non devono essere troppe
    perché possono favorire lo scivolamento. Vicino agli alberi attenzione alle radici sporgenti.
  • Strade di campagna: possono essere abbastanza dure, ma mai come l’asfalto. Studi di medicina umana dimostrano che non hanno un impatto così deleterio su tendini ed articolazioni. Attenzione ai periodi in cui c’è molto fango perché possono essere molto
    scivolose.
  • Ghiaia: ebbene sì, si può correre anche sulla ghiaia, ma deve essere uniforme, delle dimensioni di un pisello, solo se è ghiaia di fiume perché stondata e con minor rischio di traumi ai polpastrelli, con un stato di pochi cm altrimenti si affonda… insomma, è il terreno
    più difficile da trovare, ma si può sfruttare.
  • Sabbia: la sabbia asciutta è molto instabile e può provocare lesioni. Si può sfruttare in un cane allenato per riprese brevi e veloci. Molto meglio la sabbia bagnata e compatta del
    bagnasciuga: ammortizza molto, ma dà anche sostegno. Un’unica raccomandazione: se il bagnasciuga ha un’eccessiva inclinazione cambiate il senso di corsa ogni tanto per ridurne
    l’impatto sulle articolazioni.
  • Asfalto: è il fondo più duro e pesante e ha il minor grado di assorbimento dello stress da
    impatto. Bisogna anche stare attenti alla temperatura: 25°C dell’aria, possono voler dire anche 50°C della superficie e provocare importanti ustioni.

    Come avrete capito un allenamento su superfici miste è l’ideale; ogni superficie ha caratteristiche che possono potenziare strutture diverse e nello stesso tempo non incaponirsi solo su una tipologia di terreno ci evita conseguenze dannose.

    In media stat virtus!

Annalisa Ferri

Mi chiamo Annalisa Ferri e sono un Medico Veterinario. La mia storia professionale in questo campo parte da lontano… ero ancora all’università e mi appassionava molto la neurologia ed un professore mi disse “per essere un bravo neurologo devi essere un bravo ortopedico!”. Purtroppo l’ortopedia, per come mi era stata presentata era sostanzialmente chirurgia e questo lato non mi piaceva. Per conto mio ho incominciato a fare ricerche e ho scoperto che negli USA esisteva una branca della Medicina Veterinaria che si occupava di animali sportivi e di riabilitazione post trauma o post intervento. Mi si era aperto un mondo, sapevo che lì volevo andare a parare, a costo di essere un pioniere; ma da noi, in università, non se ne era mai parlato.

Annalisa Ferri

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