Corsi obbligatori per operatori pet nel 2026: cosa dice la legge (e chi ci guadagna davvero)
Corsi obbligatori per operatori pet nel 2026: cosa dice la legge (e chi ci guadagna davvero)
Toelettatori, allevatori, gestori di pensioni, pet sitter, operatori di canili e gattili, dipendenti di pet shop: da qualche anno avete un obbligo in più. Non è una formalità burocratica accessoria, né una raccomandazione. È una norma cogente, con scadenze precise e conseguenze reali per chi non la rispetta. Eppure, attorno a questo obbligo formativo, si è sviluppato un mercato che merita di essere osservato con attenzione critica.
Il quadro normativo: da dove nasce l’obbligo
Tutto parte dal Regolamento UE 2016/429, che ha ridefinito il profilo giuridico di chi lavora con animali registrati nella Banca Dati Nazionale (BDN). Gestire un cane con microchip, ospitarlo, curarlo o venderlo non è più soltanto una questione di buona volontà: chi lo fa è riconosciuto formalmente come operatore del sistema di sanità animale nazionale.
Su questo impianto europeo si è innestato il Decreto Legislativo 134/2022, che ha recepito il regolamento in Italia, e poi il D.M. 6 settembre 2023, che ha definito i requisiti formativi obbligatori. Il Decreto Ministeriale del 14 febbraio 2025 ha ulteriormente chiarito che l’obbligo non riguarda solo il titolare dello stabilimento, ma ogni persona che opera a contatto diretto con gli animali: dipendenti, collaboratori, addetti alle strutture.
Il quadro è quindi triplice: norma europea, recepimento nazionale, decreti attuativi. Non c’è margine di interpretazione.
Chi è obbligato: nessuno escluso (quasi)
L’elenco delle figure coinvolte è più ampio di quanto molti immaginino. Sono soggetti all’obbligo formativo: allevatori professionali di cani e gatti (esclusi solo gli allevamenti amatoriali con un massimo di 3 fattrici), toelettatori professionali — anche chi opera a domicilio —, gestori e dipendenti di pensioni per animali, titolari e staff di rifugi, canili e gattili, operatori di pet shop, personale di qualunque struttura che accoglie cani, gatti e furetti.
Va sottolineato un aspetto che genera ancora molta confusione: l’obbligo si applica anche a chi lavora a domicilio. Il criterio determinante non è il luogo fisico di lavoro, ma la natura dell’attività e il contatto con animali identificati. Un toelettatore itinerante che si sposta ogni giorno tra famiglie diverse è, di fatto, un potenziale veicolo di diffusione di patogeni tra nuclei familiari diversi. Ecco perché la norma lo include senza eccezioni.
Stesso discorso vale per chi fa stallo per adozione: anche chi ospita temporaneamente un cane proveniente da un canile o da un’associazione registrata in BDN assume responsabilità operative che rientrano nel perimetro normativo.
Il corso: 8 ore, online, con esame finale
Il percorso formativo previsto dal D.M. 6 settembre 2023 si articola in 8 ore di formazione, erogabile interamente online in modalità FAD (Formazione a Distanza). Il corso copre due aree principali.
Il primo modulo riguarda la salute degli animali e la biosicurezza: stato di salute, buone pratiche gestionali, misure di prevenzione nelle strutture, gestione delle emergenze sanitarie, uso prudente dei farmaci veterinari e antibiotico-resistenza. Il secondo modulo è dedicato alla tracciabilità: il sistema SINAC, l’identificazione e registrazione degli animali tramite microchip, la gestione delle movimentazioni e la documentazione obbligatoria.
Al termine del percorso è obbligatorio sostenere un test a risposta multipla con almeno 24 domande. Per ottenere l’attestato è necessario rispondere correttamente ad almeno il 75% delle domande. La certificazione ha validità triennale: dopo tre anni occorre aggiornarsi con un nuovo corso.
L’attestato rilasciato è registrato sulla piattaforma ufficiale del Ministero della Salute e ha valore su tutto il territorio nazionale. I nominativi degli operatori certificati vengono trasmessi alle Regioni per l’inserimento nel sistema nazionale.
Il punto di vista di Dogsportal.it: dopo aver analizzato l’offerta formativa attuale per adempiere all’obbligo del d.m. 6 settembre 2023, riteniamo che il corso proposto da Pet Academy sia attualmente la soluzione più corretta e seria sul mercato. a fronte di prezzi spesso sproporzionati, questo percorso offre una formazione rigorosa, online e patrocinata da ANMVI a un costo etico e realmente accessibile a tutti i professionisti.
Scopri i dettagli e iscriviti al corso →Le scadenze da non perdere
Per chi è già operativo nel settore, la scadenza per completare la formazione è il 31 dicembre 2026 (una proroga rispetto alla scadenza originaria del 31 dicembre 2025). Per chi avvia una nuova attività, il termine è di 12 mesi dall’inizio dell’attività stessa.
Dal 2026, la formazione certificata diventa requisito indispensabile per ottenere e mantenere il riconoscimento sanitario dello stabilimento. Senza attestato: niente autorizzazione, niente attività, rischio concreto di sanzioni amministrative e, nei casi più gravi, chiusura della struttura.
Il punto critico: un obbligo senza calmiere sui prezzi
Fin qui la norma, che nella sua logica complessiva ha senso: riconoscere il ruolo sanitario degli operatori pet è un passo nella direzione giusta. Il problema emerge quando si guarda al mercato della formazione che si è sviluppato attorno a questo obbligo.
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Lo Stato ha scritto la norma. Ha imposto l’obbligo. Ha riconosciuto agli operatori il ruolo di “sentinelle sanitarie” del territorio. Poi si è fermato, senza regolare né i prezzi né la qualità minima dell’offerta formativa. Il risultato è un mercato libero di muoversi come vuole, su una domanda che per definizione non può scegliere di non acquistare.
I prezzi rilevati sul mercato parlano chiaro: gli enti del mondo agricolo propongono corsi tra gli 80 e i 150 euro nelle sedi Coldiretti, percorsi Confagricoltura tra 100 e 180 euro, proposte CIA che in alcune regioni superano i 150 euro. Gli enti regionali accreditati arrivano a 200 euro, mentre i provider privati del settore veterinario spingono fino a 250-300 euro. Tutto questo per 8 ore di formazione obbligatoria.
Parliamo di un obbligo che riguarda dipendenti di pet shop, volontari che fanno stallo, toelettatori che lavorano in proprio con margini ridotti. Chiedere a queste figure 200 o 300 euro per un corso che non possono rifiutare non è solo economicamente discutibile: è eticamente difficile da giustificare.
Una risposta che vale come posizione
In questo contesto, la scelta di Pet Academy — ente formativo patrocinato da ANMVI, l’Associazione Nazionale dei Medici Veterinari Italiani — di fissare il costo del corso a 15 euro è diventata qualcosa di più di una semplice decisione commerciale. È una presa di posizione.
Il ragionamento è lineare: quando lo Stato impone un obbligo a tutela della salute pubblica, la formazione necessaria a rispettare quell’obbligo deve essere accessibile a tutti. Non può diventare una barriera economica, né un’opportunità di profitto per chi eroga corsi su una platea captiva. La dignità economica di chi lavora ogni giorno con gli animali va rispettata, non sfruttata.
15 euro contro una media di 120-130 euro del mercato è uno scarto che racconta molto sul modo in cui certi soggetti guardano a questo settore.
Il punto di vista di Dogsportal
Come piattaforma che segue il mondo cinofilo con attenzione alle dinamiche legislative e al benessere degli animali, non possiamo non notare la contraddizione di fondo: lo Stato riconosce finalmente il valore professionale e sanitario di chi lavora con i cani, poi lascia che questo riconoscimento venga monetizzato da chi eroga formazione a prezzi speculativi.
La norma è giusta. L’obbligo formativo ha una sua logica solida, costruita sulla visione One Health che connette salute animale, salute umana e salute dell’ecosistema. Ma un obbligo senza garanzie di accessibilità rischia di diventare un privilegio: si forma chi può permetterselo, si espone a sanzioni chi non riesce a sostenere i costi.
La speranza — e la richiesta che facciamo in sede editoriale — è che il Ministero della Salute intervenga per stabilire criteri di equità nell’offerta formativa accreditata. Nel frattempo, chi deve adempiere all’obbligo ha il diritto di sapere che esistono percorsi certificati, completi e riconosciuti che non costano una cifra sproporzionata.
⚠️ Ricorda: Se svolgi attività con animali da compagnia — anche a domicilio, anche come volontario in stallo — verifica subito se sei tra le figure obbligate. La scadenza è il 31 dicembre 2026, ma aspettare l’ultimo momento non è mai una buona strategia.
Dott.ssa Silvia Bonasegale — Medico veterinario, esperta di marketing per il mondo pet e responsabile marketing per Pet Academy.
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