Dal “Rescue” allo “Sleddog”: l’amore per i cani da slitta.

Dal “Rescue” allo “Sleddog”: l’amore per i cani da slitta.

Di Anna Maria Daniela Falcione

Parto da me, dal lontano 2014 quando mia figlia adottò il nostro primo siberian husky, un cane che vagava da mesi nei boschi, portato in canile e che grazie ad una volontaria trovò nella nostra famiglia quelle attenzioni che gli consentirono di condividere con noi quel poco tempo, ma vissuto intensamente, che bastò a farci innamorare di questa razza di cani.

Seguirono altre adozioni che mi portarono ad entrare a far parte in qualità di volontaria, dell’organizzazione Siberian Husky Rescue Italia, fondata da Michela Vacca a Parma ma presente su tutto il territorio nazionale.

L’attività di volontaria e la passione nata per questa razza mi ha portato a documentarmi sulla sua origine, la storia, la diffusione e l’impiego che nei secoli ed oggi hanno avuto ed hanno questi meravigliosi cani nordici.

Non solo Balto e la Corsa del Siero, che tutti conoscono attraverso il film della Walt Disney, ma molto di più. 

Grazie all’attività di volontaria e avendo  io stessa alcuni siberian husky, mi sono impegnata ad avvicinare le famiglie adottive a tutte quelle attività che un cane nordico adora fare: dalla corsa a piedi alla corsa in MTB, dal trekking alle ciaspolate, dallo sci di fondo con il cane allo sleddog (l’attività preferita dai questi cani).

Il mio primo approccio con lo sleddog è stato andando a vedere la LGO “La Grande Odyssee” , una competizione mitica che ogni anno ha luogo nel mese di gennaio in Francia, a poca distanza da Modane.

E’ stata proprio questa esperienza che mi ha trasmesso la passione per lo sleddog, soprattutto vedere e sentire l’entusiasmo di questi cani e dei loro Musher (coloro che guidano la slitta) alla partenza ed all’arrivo di ogni tappa.

Il messaggio che si coglie non è tanto lo spirito competitivo quanto la grande passione nel condividere un’esperienza davvero unica con i propri cani, in percorsi innevati in mezzo ai boschi alla luce della Luna (le tappe solitamente sono dopo il tramonto).

Un musher mi disse che non c’è nulla di più emozionante percorrere una pista sentendo solo l’armonia del suono dei pattini della slitta sulla neve intrecciarsi a quello del fiato dei propri cani, sotto un cielo stellato ed il profumo di aghi di pino…..

non è forse “poesia”?

Io stessa pratico lo sleddog in forma amatoriale ma ho molti amici che partecipano a competizioni a livello internazionale nei Paesi in cui questa attività è più diffusa: Svezia, Norvegia, Finlandia, Alaska.

Lascio la voce ad uno di loro per illustrare meglio il vero significato di questa attività ancora poco diffusa in Italia ma di grande fascino, sperando che un giorno anche le nostre montagne possano aprire i loro meravigliosi itinerari a questa realtà.

Cosa ti ha fatto avvicinare ai Siberian Husky

L’amore per la neve e per i cani.

La neve fa parte del mio mondo, non solo immaginario, ma anche reale. Da oltre 35 anni lavoro come nivologo al servizio valanghe e inoltre ho avuto la fortuna di fare attività di ricerca in numerose spedizioni scientifiche in aree polari e sub-polari (Antartide, Artico, Terra del Fuoco, Isole Svalbard) che avevano lo scopo di studiare la neve e i ghiacciai in relazione ai cambiamenti climatici in atto.

A casa mia abbiamo sempre avuto cani ma il mio primo Siberian Husky l’ho preso nel 1990, ci pensavo da un po’ di tempo, oltre alla bellezza estetica mi piaceva il portamento fiero, il carattere indipendente. Vedevo questo cane come l’unico vero “cane da neve” che lo rendeva perciò particolarmente adatto a me.

Quando hai scoperto la passione per lo sleddog

Tardi. La mia grande passione è sempre stata l’alpinismo che ho praticato ad alto livello per tanti anni. Poi nel 1997, abbastanza casualmente, ho partecipato ad una spedizione con cani da slitta nell’artico canadese con Francois Beiger e lì ho scoperto un mondo affascinante di spazi sconfinati, la vita con i cani nella natura selvaggia e ho toccato con mano le potenzialità e l’attitudine al lavoro duro di questa razza meravigliosa. 

Come sei venuto a conoscenza di questa disciplina

Tornato dall’esperienza canadese ho conosciuto Germano De Martin, musher storico italiano,  che è poi diventato il mio maestro, la persona da cui ho imparato tutto ciò che oggi so sullo sleddog. Germano è un personaggio poco conosciuto dai giovani che praticano questa disciplina, ma lui è stato uno dei primi in Italia a cimentarsi con un team di siberiani nelle grandi gare europee di distanza (LGO, Finnmark 500, Amundsenrace ecc.). Quando ero ancora agli inizi lui mi ha prestato qualche cane e ciò mi ha permesso di fare le prime esperienze nelle gare. Dal 2005, avendo più tempo libero e meno impegni di lavoro in giro per il mondo, ho deciso di tirar su gradualmente un team tutto mio per dedicarmi alla specialità che più mi affascina: il mushing di distanza.

Cosa ricordi della tua prima gara

C’è un momento speciale che generalmente si vive alla prima gara di lunga distanza quando, non si sa per quale misteriosa ragione e in perfetta sincronia con i cani, si capisce in modo chiaro e inequivocabile che si arriverà alla fine. Non è in prossimità del traguardo, ma più distante, quando mancano ancora molti chilometri, quando magari si è ancora alle prese con difficoltà di vario genere (stanchezza, dubbi, cani che non vogliono saperne di andare avanti….) e nonostante ciò, improvvisamente, si acquisisce la consapevolezza di avercela fatta. In quel momento, che è un momento magico e irripetibile, vengono le lacrime agli occhi e tutti i sacrifici, i lunghi allenamenti, le rinunce acquistano un senso compiuto e così si chiude il cerchio. E’ un momento intimo, molto personale e difficile da descrivere. Io ho vissuto questo momento alla Sedivakuv Long nel 2010, la prima gara di distanza che sono riuscito a completare.

Cosa provi quando sei solo con i tuoi cani nella natura, magari di notte

Un senso profondo di pace, di tranquillità, di sintonia con la natura. L’emozione che si prova nell’uscire dal check-point con i propri cani nella fredda notte della foresta boreale  è qualcosa di impagabile che spiega tutto, l’essenza vera e per me anche l’unica possibile di questo sport. Sui trail alpini molto tecnici, dove alleno normalmente, anche un po’ di apprensione per il controllo del team a causa di imprevisti sempre dietro l’angolo (cani liberi, piante cadute, ghiaccio sulle discese ripide ecc.), ma anche questo fa parte del gioco. 

Hai mai avuto paura di non riuscire a finire una gara o che uno dei tuoi cani potesse non farcela

Si, questo fa parte del gioco, ma non è paura, è semplicemente la consapevolezza che il mushing di distanza è un’attività complicata in cui il fatto di terminare o meno una gara dipende da tantissimi fattori: le potenzialità dei cani, la salute dei cani, l’allenamento, l’attrezzatura, le proprie condizioni fisiche e psicologiche ecc. E’ come un grande “puzzle” dove tutti i pezzi hanno una loro collocazione e basta che uno solo di essi non vada bene perché il lavoro non possa essere completato. I dettagli possono fare la differenza: una cagna in calore, la lampada frontale che non funziona, un errore nell’abbigliamento, un virus intestinale che debilita i cani ecc. sono solo alcuni esempi di come singoli aspetti che vanno storti possono vanificare mesi di lavoro. Il fatto di non riuscire a finire una gara di distanza è quindi un’evenienza normale, capita anche ai migliori.

Hai o hai avuto un cane al quale ti sei più legato

Con i cani penso sia un po’ come con i figli: c’è sempre un preferito anche se non bisogna dirlo o farlo capire a loro. Però, visto che molto probabilmente i miei cani non leggeranno queste righe posso sbilanciarmi. Il cane del presente a cui sono più legato si chiama Tala (alias Nanuk), la mia attuale main-leader. E’ un cane che ha iniziato la sua attività nel team come swing dog. Nel 2013, durante l’Amundsenrace (che è stata la mia prima gara non-stop di 300 km), non avendo più leader motivati a proseguire, come mossa disperata l’ho messa davanti da sola. Lei, giovane femmina di 20 mesi, ha preso in mano la situazione e senza esitare un attimo ci ha portati a casa. Da allora quel posto lì davanti non gliel’ha più tolto nessuno. In quella situazione ho realizzato che spesso, noi musher, ci capiamo ben poco e che questi cani non finiscono mai di stupirci. 

A chi consiglieresti questa attività

L’attività sportiva con i cani da lavoro a tutti: ci sono molte discipline che possono essere praticate anche con uno o due cani, è un bel connubio che unisce sport, natura e amore per i cani. Il mushing di distanza è una questione più complicata, credo che per praticarlo seriamente siano necessari altri requisiti: metodo, predisposizione al sacrificio, accettazione della solitudine, bisogno di avventura e, non da ultimo, una certa disponibilità economica. Inoltre, è una disciplina totalizzante, che lascia poco spazio ad altro.

Quali sono le tue prossime gare

Il 2019 sarà un anno dedicato principalmente alle gare scandinave. L’obiettivo principale è la Femund 400 in Norvegia, una delle più importanti gare di lunga distanza del nord-Europa, probabilmente quella che ha la più grande partecipazione a livello mondiale. Come test di preparazione faremo la Vildmarksracet in Svezia, una gara non-stop di 120 km con un unico check-point. Forse poi faremo qualcosa a fine stagione sulle Alpi, dipende un po’ da come ci arriveremo. 

Un sogno nel cassetto

Lla Finnmark 1200, l’unica gara europea di oltre 1000 km, ma per questo obiettivo occorrerebbe raddoppiare il canile, cosa che vedo assi improbabile, quindi rimarrà un sogno.

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