Sport Cinofili

Dalla rinascita al podio: agli Europei di Hoopers in Olanda con Susanna Coletto e la sua Zefy

Una storia di sport, determinazione e amore per il cane, raccontata da chi ha trasformato un sogno in realtà

Preambolo

In questo toccante racconto autobiografico, Susanna Coletto — istruttrice cinofila e conduttrice appassionata del centro cinofilo delle Vaude alle porte di Torino — ci porta dentro un viaggio personale ed emotivo, che da un momento difficile della vita l’ha condotta fino al prestigioso podio degli Europei di Hoopers in Olanda.

Accanto a lei c’è Zefy, una border collie desiderata e attesa, compagna di vita e di sport.
Insieme, tra ostacoli, allenamenti, amicizie e percorsi di gara, hanno costruito una relazione fondata sulla fiducia, sul rispetto e sulla gioia di fare squadra.

Una testimonianza che emoziona e ispira, dedicata a tutti i lettori di Dogsportal.it che vivono con passione il mondo della cinofilia sportiva.

Sogno di una notte di mezza estate

Quando Zefy è entrata nella mia vita, due anni fa, sapevo che l’avrebbe cambiata per sempre.
Avevo desiderato fortemente un cucciolo, in quanto avevo quattro cani prossimi alla vecchiaia e, soprattutto, un gran bisogno di «ripartire» avendo accanto una nuova vita, dopo il periodo lungo, buio e tragico degli ultimi anni trascorsi accanto a mio padre, vedendolo spegnersi a poco a poco.

Tuttavia, essendo la fretta una cattiva consigliera, da quando mi ero rivolta alla mia amica Silvia Pisano, allevatrice di shetland e border (affisso Spirit’s Dog), a quando ho potuto abbracciare Zeffira di Spirit’s Dog, era passato un anno e mezzo.

Silvia sapeva esattamente ciò che desideravo: un cane molto equilibrato, che potesse inserirsi serenamente nel mio branco e soprattutto convivere con l’altra mia border, Jenny.

Jenny è stata la mia prima border, dopo un numero considerevole di shetland, e tramite lei mi ero innamorata di questa razza: intelligente, docile, collaborativa, onesta nei campi di agility e di rally, in cui ha sempre cercato di dare il massimo.
Purtroppo, come spesso capita quando si ha a che fare con un cane molto intelligente come il border, anche con qualche «paturnia». Jenny non ha mai amato i suoi consimili e, soprattutto, la mia shetlandina Sandy, con cui la convivenza era stata tutt’altro che facile.

La mia preoccupazione principale era proprio questa: non volevo una campionessa sportiva, ma una compagna di vita a 360 gradi, anche se non avrei disdegnato che si divertisse con me nelle attività cinofile cui fosse più portata.

Con mio sommo piacere, anche la mia allieva/amica Anna Mautino aveva espresso il desiderio di avere una sorella di cucciolata, così sarebbero cresciute insieme.
E così fu.

Zefy e Ziva sono tutt’ora amiche per la pelle, regalando ad Anna e a me momenti di gioia pura.

Ora, dopo due anni, posso dire che se Silvia avesse costruito Zefy con le sue mani, forse non le sarebbe riuscita così bene.

Fin dal primo giorno, la cucciola — molto rispettosa, ma mai paurosa — ha stabilito un bellissimo rapporto con Jenny, che straordinariamente l’ha subito adottata.

Con il passare dei mesi mi sono accorta che non solo Zefy aveva un gran bel carattere, ma giocare con lei, insegnarle le competenze necessarie per essere un cane educato e istruito per sport cinofilo, era una gran gioia.

Non avendo più la fisicità di un tempo, mi sono poi accorta che il nostro sport principale, diventato la mia grande passione, erano gli Hoopers.

Ad un anno, Zefy ed io eravamo già ad un ottimo livello, cosa impensabile all’inizio.
Tuttavia, per questioni di età, abbiamo dovuto aspettare un po’ prima di cimentarci in gare importanti.

Abbiamo vinto il campionato nazionale debuttanti CIS lo scorso settembre a Lignano e poi, da ottobre, siamo passate in junior.

Visti i risultati e per fare esperienza, ho poi deciso di partecipare alle selezioni per la nazionale italiana che avrebbe partecipato ad una grande manifestazione a livello mondiale, il WHOC, e ad iscriverci all’Europeo Open di Hoopers in Olanda.

Nel frattempo ho continuato la mia attività di istruttrice al Centro Cinofilo delle Vaude e di giudice, avendo modo di giudicare anche gare in Francia ed in Inghilterra.

Il mio unico traguardo quest’anno era quello di:

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  • passare in Senior nei campionati nazionali CIS e CSEN (direttamente o indirettamente affiliati ad Enti di Promozione Sportiva – CONI)
  • provare a qualificarci per il WHOC
  • far parte del bellissimo gruppo della nazionale italiana
  • far bella figura agli Europei nella classe dedicata ai giovani.

Siamo andate ben oltre: abbiamo vinto le selezioni e così siamo entrate alla grande nel gruppo.


Purtroppo, dopo le selezioni, un problema ad una zampa — apparentemente banale — ci ha impedito di allenarci per un mese e mezzo.
Così siamo partite per l’Olanda senza poter provare percorsi che sapevamo essere molto diversi da quelli cui eravamo abituate e anche con regolamenti molto differenti.

Infatti, abbiamo esordito con un bell’eliminato in un percorso molto impegnativo, ma non ci siamo perse d’animo: Zefy era guarita, era molto vivace, sembrava divertirsi molto in campo e questo mi bastava.

Secondo giro netto, senza errori e terzo posto: mi sembrava di toccare il cielo con un dito.
In passato, con Sandy, mi ero qualificata per gli europei di agility, divertendomi, ma senza conseguire risultati importanti.

Ora, alla tenera età di 61 anni, quando ormai pensavo che la mia carriera agonistica fosse finita da un pezzo, mi trovavo lì, sul podio con una bella coccarda sul petto.

Non abbiamo fatto più eliminati, anzi: altri due podi, due secondi posti.

A quel punto ho realizzato che dopo 4 giri, nel quinto mi sarei giocata la finalissima: c’erano 6 posti e io ero terza. Un traguardo insperato, lì ad un passo.


Si sa che ogni sportivo coltiva dei sogni, pur rimanendo coi piedi per terra, ed io erano mesi che mi chiedevo come mi sarei comportata se mi fossi trovata in una situazione del genere.
Sebbene razionalmente fossi convinta di ciò che affermavo, ovvero di non ambire a risultati eclatanti, c’era una vocina che mi diceva che potevo anche fare bene.

Per questo e per avvicinarmi ad un mondo nuovo ed importante, avevo chiesto il supporto del mental coach Pasquale Caramia, che mi è stato di grande aiuto.


Quella domenica di fine luglio, senza rendermene conto, sono entrata in una specie di trance: c’eravamo solo io, Zefy e il percorso, maledettamente difficile.

Siamo entrate in finale e l’attesa è stata lunghissima.
Ci siamo isolate da tutto e da tutti.
Ricordo poco di quel giro, solo gli abbracci dei miei amici italiani e stranieri. Mi è rimasto impresso l’abbraccio di Alfonso Sabbatini, cui devo moltissimo se sono arrivata a questi risultati come conduttrice, istruttrice e giudice.

Alfonso mi abbracciava e rideva, rideva, rideva: io seconda e lui con il giovane e veloce Giovannino terzo, due italiani sul podio.


È stato un tripudio di bandiere, di gioia pura, emozioni mai provate prima per una ragazza di una volta cresciuta col mito del podio delle Olimpiadi.

Zefy ed io siamo riuscite a dar spettacolo anche durante l’inno tedesco: mentre gli altri erano fermi e compiti, noi sembravamo tarantolate.

Poco importa.
Anche se non dobbiamo mai dimenticarci che questo è solo un gioco, è stato bellissimo giocare a trovarsi lì, con il tuo cane in braccio, una bandiera tricolore al collo e sentire un inno che, per solo un punto, non è stato quello di Mameli (ma è andata benissimo così).

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