Gerarchia e cane: una storia fatta di cattive interpretazioni?

Spesso gli autori vengono tirati per la giacchetta da chi vuole utilizzare una parte del loro pensiero per avvalorare le proprie ipotesi.

Consideriamo ad esempio Darwin.

Una conseguenza della cattiva interpretazione delle sue opere fu l’applicazione delle posizioni tratte dalla biologia al contesto sociale dando il via a quello che poi fu chiamato Darwinismo Sociale. Se pensiamo che Darwin in nessuna suo opera ha mai scritto che nell’evoluzione a sopravvivere sia il più forte (e potete controllare anche perché le sue opere sono online) sembra incredibile che si sia arrivati ad un tale fraintendimento del suo pensiero.

Charles Darwin

Così per anni un pensiero frainteso ha convinto migliaia di persone che in natura vigesse la legge del più forte.

A mettere il carico di briscola ci ha pensato un’osservazione superficiale del comportamento sociale degli animali che ha portato ad interpretare in prospettiva Umana i comportamenti agonistici all’interno del branco, andando a giustificare, nel nostro ambiente, un comportamento verso il cane che voleva riprodurre quanto avveniva in natura, ossia una gerarchia rigida, l’atteggiamento militaresco della disciplina, la giustificazione dell’Alpha Roll al fine di dimostrare la propria posizione superiore.

Leggendo le lettere di Darwin si arriva invece a scoprire come in realtà non amasse nemmeno l’espressione “la sopravvivenza del più adatto”; o meglio, quel “più” lo lasciava perplesso, in quanto la natura nel suo processo evolutivo si arrabatta con il materiale che ha a disposizione, cercando di cavarsela alla meglio. Nella sua interpretazione non vi è nulla di finalistico: la natura non è perfetta e non agisce in vista della perfezione legata ad un disegno preordinato, ma è piuttosto un meccanismo che fa del bricolage con il materiale che si ritrova, al fine di conservare e perpetuare la vita in un processo continuo che non è solo agonistico ma anche collaborativo.

Ma come quel legislatore, ignorante in materia, che si trova a porre rimedio ad un’emergenza sociale e che arriva a legiferare con l’atteggiamento da Tribunale dell’Inquisizione, così la new age cinofila dei nostri giorni, pur attingendo alle più corrette osservazioni del branco di lupi, ha colto la palla al balzo per giustificare la propria imperizia nel lavoro con i cani, rifacendosi a quegli autori che secondo loro avrebbero rivelato al mondo l’errore di interpretazione legato alle relazioni interne al branco.

Ci ritroviamo, quindi, con i circoli gentilisti che negano il concetto di gerarchia come parte del bagaglio culturale del cane. Dicono anche che termini come “capobranco”, coppia Alfa e compagnia bella sono termini fuorvianti, oltre che etologicamente errati, quando riferiti al lupo, antenato ormai certo del cane domestico e quindi, in prospettiva, errati anche se riferiti al suo discendente.

La conseguenza è che a venire meno sono anche concetti come dominanza, sottomissione e comunicazione legata a quei processi. E finalmente, non solo denunciano pratiche quali l’alfa roll come inutili e controproducenti (giustamente), ma si sono spinti ad affermare che la gerarchia non esiste, che dire “Comando” è lesivo per la dignità del cane, che il “No” è maltrattamento, che i problemi di relazione causati da atteggiamenti di dominanza sono inventati, che alcuni strumenti ledono il benessere del cane e chi più ne ha più ne metta. A dare la base teoretica di questa interpretazione sarebbero autori come Marc Bekoff e Davide Mech.

Questi, loro malgrado, hanno rinforzato le posizioni di coloro il cui operato con il cane non aveva nulla di tecnico o empirico, ma che in un determinato periodo sociale in cui il cane viene considerato una sorta di cerotto emotivo, ha trovato terreno fertile. Loro malgrado, dicevo, perché anche questi autori sono stati usati e travisati, sia per questioni ideologiche, sia (e secondo me è peggio)  per questioni economiche.

A questo proposito, oltra alla testimonianza dei suoi libri, ricordo un video di Bekoff di alcuni anni fa in cui affermava di non avere mai negato i concetti di gerarchia interni ad un gruppo sociale. Mech (ha studiato i lupi artici per una trentina di anni) da parte sua,  viene chiamato in causa come l’autore che ha dimostrato che i soggetti alfa non esistono e, a prova di questo, si fa riferimento ad un video su youtube nel quale, in un’intervista, Mech esporrebbe questa tesi.

Ora, capisco che leggersi i libri in cui Mech racconta delle sue fatiche possa essere impegnativo, ma almeno il video, una volta “postato”, sarebbe bene ascoltarlo fino in fondo.

In quell’intervista Mech infatti afferma che il termine Alfa non è appropriato nel descrivere i leader di un branco di lupi in quanto è più corretto parlare, trattandosi di nuclei famigliari piuttosto ristretti, di breeding male e breeding famale, ossia di quei soggetti, i genitori appunto, che sono quelli che trasmettono i loro geni. Continua però Mech dicendo che invece è appropriato usare i termini “maschio alfa” e “femmina alfa” o in un branco artificiale, o in quelli in cui l’ambiente fu galeotto facendoli incontrare: qui si assiste ad una lotta per il potere o per il territorio in cui sono presenti allo stato selvatico più breeding male e breeding female.

La cosa che mi lascia più perplesso è vedere come il popolo cinofilo, del web in particolare, sia definitivo nei giudizi e approssimativo nello studio.

A volte si legge un titolo e si pensa di aver capito tutto.

Non si analizza il testo e non si controbatte la tesi dell’autore con argomentazioni valide, ma semplicemente si prende la parola che calzi bene all’idea preconcetta che già si possiede e la si decontestualizza per avvalorare le proprie posizioni. 

Davide Cardia

Davide Cardia

addestratore ENCI Sezione 1° Dog Trainer Professional riconosciuto FCC Direttore Tecnico del centro cinofilo Gruppo Cinofilo Debù Docente in diversi stage con argomenti legati alla cinofilia e alla sua diffusione Docente corsi di formazione ENCI per addestratori sezione 1 Ospite in radio e trasmissioni televisive regionali Preparatore/Conduttore IPO e Mondioring Autore del libro “Addestramento con il premio” edizioni De Vecchi Curatore del libro “Io e il mio Bullgod” edizioni De Vecchi

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