Il cane abbaia per comunicare, la politica per schernire
L’episodio andato in onda su Tagadà, su La7, ha acceso ancora una volta il dibattito sulla qualità del confronto politico in Italia. Durante un acceso scambio di battute tra Augusta Montaruli (FdI) e Marco Furfaro (Pd), la deputata di Fratelli d’Italia ha interrotto l’interlocutore ripetendo più volte “bau bau”, nel tentativo di zittirlo. Un gesto che, oltre a rappresentare l’ennesima degenerazione del dibattito politico, denota una scarsa considerazione per il valore reale del linguaggio canino.
Perché sì, il bau bau del cane non è affatto un suono vuoto o privo di significato. Al contrario, è un linguaggio millenario, ricco di sfumature e di funzioni ben precise. Un linguaggio che non merita di essere svilito e ridotto a semplice strumento di scherno in un dibattito televisivo.
Il significato dell’abbaio: un linguaggio complesso e sofisticato
L’abbaio del cane è un mezzo di comunicazione altamente articolato, frutto di millenni di evoluzione accanto all’uomo. A differenza di quanto spesso si pensa, i cani non abbaiano solo per attirare attenzione o per esprimere aggressività. Al contrario, l’abbaio ha molteplici funzioni, che variano in base al contesto, alla razza e alla situazione specifica.
Le ricerche scientifiche dimostrano che i cani modulano il tono, la durata e la frequenza dell’abbaio in base alla situazione e all’interlocutore. Alcuni studi, come quelli condotti dall’etologo Adam Miklósi, hanno evidenziato che gli esseri umani, anche senza un addestramento specifico, sono in grado di riconoscere le diverse sfumature emotive dell’abbaio. Questo dimostra quanto sia sofisticato il linguaggio canino e quanto sia profondamente legato alla relazione con l’uomo.
Il triste spettacolo della politica di questi tempi: ridurre il linguaggio a un teatrino.
L’episodio di Tagadà non è solo l’ennesima dimostrazione della pochezza del dibattito politico televisivo, ma anche uno spunto per riflettere su come i cani vengano troppo spesso strumentalizzati o banalizzati nella comunicazione pubblica.
Da un lato, si sfrutta la loro immagine per fini elettorali, come quando i politici posano con il cane in campagna elettorale per apparire più empatici agli occhi degli elettori. Dall’altro, il loro linguaggio viene ridicolizzato e svilito, riducendolo a un semplice strumento di dileggio nei talk show.
Ma i cani meritano più rispetto. Il loro modo di comunicare è il risultato di millenni di evoluzione accanto all’uomo, e ogni suono che emettono ha un significato ben preciso. Non è un linguaggio vuoto, e non è certo uno strumento da usare per mettere a tacere un avversario politico.
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Forse, chi utilizza il bau bau per schernire un interlocutore dovrebbe riflettere sul fatto che i cani abbaiano con uno scopo chiaro e preciso. Mentre nella politica italiana, purtroppo, il rumore sembra essere sempre più fine a sé stesso.
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