Lo scagno del segugio: una sinfonia!

Alzi la mano chi, fra i proprietari di segugi (non tra i segugisti, che naturalmente prevedono e pretendono quello che altri non prevedono) non si è trovato a gestirsi tra stupore e imbarazzo quando il cane per la prima volta ha fatto udire il suo scagno.

Lo scagno del segugio è un problema?

Che fa?

È impazzito, sta male, ha perso il lume della ragione?

Quando la smette?

Mai, se è un segugio.

Una delle principali caratteristiche della razza è proprio l’utilizzo di questo musicale linguaggio, un raffinato codice di comunicazione fra i componenti del gruppo di caccia, gli altri segugi e il conduttore.


STORIA ED ETIMOLOGIA DEI SEGUGI – APPROFONDIMENTO


Utilizzando lo scagno, il segugio comunica.

Di aver rintracciato la braccata, i segni del passaggio della lepre.

Lo scagno in questo caso è intenso, entusiasta, rotondo, accelerato ma non troppo, un battito frequente senza eccessi.

Al colpo di voce del compagno di coppia o di muta, gli altri devono credere, devono convergere su chi lo ha emesso e valutare, e se ‘siamo sul buono’ la cacciata prosegue da lì.

Poi la lepre va scovata, e quando ci si avvicina al covo gli scagni diminuiscono.

La lepre non è stupida, tutto il contrario, e difende la sua rimessa, il suo covo, con trucchi astuti: molti lunghi salti, le doppie, in cui naturalmente vola, non lasciando odore al suolo: passaggio in acqua, in un ruscello, ad esempio: salto in alto per accovarsi addirittura sulla forcella bassa di un olivo (è successo, giuro, proprio a me).

Il segugio si concentra, insiste, riprova, ripensa.


IL RICHIAMO DEL SEGUGIO – APPROFONDIMENTO


Alla fine lo scovatore, abitato dal suo genio, riesce nell’impresa.

Allora non scagna: getta un urlo di scovo terrorizzante e magnifico, un orgasmo vocale, l’eccitazione massima di aver trovato e la delusione cosmica di non aver catturato, urlo, sfida, pianto, una cosa che non può essere descritta se non l’avete sentita.

La coppia, la muta a questo punto decolla, in un canto meraviglioso e costante, la canizza, che telegrafa la storia dell’inseguimento due colli di là, due valli di là, e poi verso di voi, e poi silenzio, perché la lepre è riuscita a far perdere le tracce, e poi lo specialista migliore la riscova, e via di nuovo il canto magnifico, ancestrale della braccata. 

Le voci sono diversissime, naturalmente.

Le femmine (Appennino, italiano, istriano: lasciamo perdere francesi e inglesi che hanno sonorità diverse, più cavernose, e ululati ) sono campanelle di cristallo, argentine, dal soprano leggero al contralto: sentire il canto veloce di una femmina incalzante è avere esperienza di musica delle sfere.

I maschi sono d’oro, più cupi, più echeggianti: il duetto, di solito, un piacere della vita:

la musica della muta, una sinfonia.

Brava cagna, ma ha la voce da maschio, disse una volta un grande conoscitore: ed era un difetto: inaccettabile. 

Naturalmente, va senza dire, non si scagna a comando.

Per esprimere lo scagno, il segugio deve arrivare a una certezza  comunicativa relativa al fatto che sì, la preda è lì.

Alcuni sono più entusiasti, più agitati, e scagnano prima: chiacchieroni, si rallegrano anche solo del fatto di essere liberi di esprimersi, si inebriano del sentore, gioiscono dell’incontro.


COSA FARE SE TROVI UN SEGUGIO NEI BOSCHI? – APPROFONDIMENTO


Altri più equilibrati scagnano dopo: ma quando senti  la loro voce, allora rabbrividisci di anticipazione: la lepre c’è.

La troveremo.

Lo scagno di questo tipo di segugio, oro puro, lo promette.

In equitazione si dice che il cuore del cavallo e quello del suo cavaliere battono allo stesso ritmo, in gara.

Ecco, quando, nelle mattine di autunno, sulla brina, il mio cane dà le prime voci, io vivo con due cuori, respiro con quattro polmoni.

Rimpiango amaramente che quel linguaggio mi sia precluso.

A me manca quella parola, davvero.

Ne sono consapevole, ne sento l’amaro.   


Susanna Pietrosanti

Susanna Pietrosanti , dottore di ricerca in storia della caccia in Toscana, é autrice di vari saggi sulla caccia in Italia e in Europa. Ha collaborato con la rivista ufficiale della SIPS, Società Italiana Pro Segugio. Ama i segugi e divide il bosco e la vita con loro da sempre.

Susanna Pietrosanti
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