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Liguria, scoperta straordinaria: un cane accompagnava gli umani nelle grotte già 14.400 anni fa

Nella Grotta della Bàsura, a Toirano, le impronte di un grande cane e di un gruppo umano rivelano la prima testimonianza di un’esplorazione condivisa tra persone e cani nella Preistoria.

Nel cuore della Liguria, tra le pareti umide e silenziose della Grotta della Bàsura, riemerge una delle più antiche testimonianze di quelle che oggi chiamiamo famiglie multispecie. Umani e cane camminavano insieme già 14.400 anni fa, affrontando cunicoli, laghi sotterranei e buio profondo come un unico gruppo. Una scoperta che non parla solo di archeologia, ma del legame ancestrale che unisce la nostra specie ai cani sin dalla Preistoria.

Nel buio di un vasto sistema di grotte che si addentra sotto i rilievi della Liguria occidentale, un gruppo di uomini, donne e bambini avanza tra pozze d’acqua fangosa, strettoie di roccia e concrezioni scintillanti, alla luce tremolante delle torce di pino. 

Ma il gruppo non è fatto soltanto da esseri umani. Lo svelano le impronte che si sono fossilizzate con il passare dei millenni e che gli studiosi hanno esaminato a lungo, ricavandone una notizia di grande interesse. 

Tra i calchi dei piedi umani, infatti, appaiono impronte molto diverse: sono quelle di un grosso cane che doveva essere alto circa 70 centimetri al garrese per un peso intorno ai 40 chili.

Quelle impronte sono state lasciate circa 14.400 anni fa e rappresentano la più antica testimonianza di un’azione condivisa tra esseri umani e cani.

La notizia è stata riportata dal quotidiano Il Secolo XIX, che riprende uno studio appena pubblicato su Quaternary Science Reviews da un team internazionale coordinato da Marco Romano, paleontologo dell’Università della Sapienza (Roma). 

Impronte di bambini nella grotta di Basura a Toirano (Credit: Marco Romano) 

I ricercatori hanno analizzato 25 impronte fossili di canide conservate nella Grotta della Bàsura, a Toirano (Savona), applicando fotogrammetria e morfometria avanzata, e le hanno confrontate con quasi un migliaio di orme lasciate in condizioni controllate da cani domestici moderni e lupi. 

Il risultato è chiaro: tutte le orme appartengono a un unico individuo, un cane adulto di taglia grande che si muoveva insieme agli umani lungo il sistema sotterraneo di Toirano, famoso  per le molteplici tracce di vita del Paleolitico.

Il quadro che emerge è sorprendentemente preciso. La sequenza di orme mostra un continuo gioco di sovrapposizioni: in alcuni punti il cane calpesta le impronte umane, in altri sono gli umani a mettere il piede sulle sue tracce. Questo scambio bidirezionale, distribuito in più ambienti della grotta, è la chiave che consente ai ricercatori di parlare di un movimento comune: il cane faceva parte a tutti gli effetti del gruppo e lo accompagnava nella pericolosa esplorazione delle profondità della grotta.

Le tracce hanno permesso di ricostruire la composizione del gruppo umano: due adulti, due bambini e un probabile preadolescente che percorrono quasi un chilometro di cunicoli, superano dislivelli, guadano piccoli laghi interni, si infilano in passaggi angusti e faticosi, guidati da fasci di rametti di pino usati come torce e sostituiti via via lungo il percorso.

La novità dello studio è l’attenzione specifica alle orme non umane, che in precedenza erano state interpretate in modo più prudente come tracce di “canidi”. Confrontando forma, proporzioni, pressione delle dita con i dataset moderni, i ricercatori concludono che si tratta di un cane e di un soggetto chiaramente domestico, capace di muoversi con sicurezza in stretto coordinamento con i suoi umani. 

Dal punto di vista della storia del cane, questo quadro si integra con ciò che sappiamo dalla paleogenetica e dall’archeozoologia: il periodo in cui dal lupo si “distacca” la variante che diverrà poi il cane domestico sembra collocarsi a circa 30-40.000 anni fa, mentre le prime evidenze fossili comunemente accettate di cani inseriti nel contesto umano (come la sepoltura di Bonn-Oberkassel, in Germania) risalgono a circa 14.200 anni fa. 

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La scoperta della Grotta della Bàsura si inserisce esattamente in questa cronologia, offrendo però qualcosa di inedito e fantastico: la “fotografia” di un’azione condivisa da una delle prime “famiglie multispecie” di cui si abbia traccia!

Colpisce, in particolare, la taglia del cane. Non un soggetto di taglia media come quelli che associamo alla vita dei villaggi del Neolitico: questo animale, per dimensioni, è ancora molto vicino ai grandi lupi che popolavano l’Europa durante le fasi dell’ultima glaciazione. Ma era già divenuto cane. 

Un aspetto particolarmente interessante di questa scoperta è che rivela qualcosa di inatteso, per chi pensa che la nostra relazione con il cane sia nata esclusivamente per scopi utilitaristici, per “sfruttarlo” a nostro vantaggio, in sostanza.

Infatti, questo antico cane non sta cercando prede per noi, non trascina una slitta nella neve e non difende un accampamento: accompagna la sua famiglia in un’esplorazione di gruppo. Le impronte della grotta ci dicono che il cane era anche un compagno di vita già 14.400 anni fa.

Se chiudo gli occhi, mi sembra di vederlo: un grande lupoide dal manto fitto e grigiastro, con le orecchie triangolari ben erette, la coda folta, il muso allungato e canini di grandi dimensioni. 

Cammina insieme ai suoi umani per ore, nell’oscurità di una grotta profonda e misteriosa. Ma quando cani e umani stanno insieme come una famiglia, il buio fa meno paura. Oggi come nella Preistoria.

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Andrea Comini

Educatore Cinofilo & Giornalista

Educatore e istruttore cinofilo FISC da oltre vent’anni, consulente comportamentale e giornalista professionista. Studioso di etologia del cane e del lupo, si è formato con maestri internazionali ed è docente in corsi per educatori.

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Andrea Comini

Educatore e istruttore cinofilo fisc da oltre vent'anni, consulente sui problemi comportamentali, si è formato con Carlo Marzoli, Inki Sjosten, David Appleby, Roger Abrantes, Joel Dehasse. Studioso di etologia del cane e del lupo, docente in diversi corsi di formazione per educatori. Giornalista professionista.

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