Mantrailing: la segnalazione al momento del ritrovamento

Abbiamo fin qui avuto modo di  parlare un po’ delle varie componenti che caratterizzano la preparazione di un cane da trail: dalla creazione della motivazione al comportamento in traccia, passando da varie tecniche per insegnare nuove competenze al nostro compagno di lavoro (prendere un input, restare sulla traccia ignorando le distrazioni, “cacciare” con intensità e così via…).

A questo punto cominceremo a prendere in considerazione l’ultima parte (in senso temporale) della traccia: la segnalazione al momento del ritrovamento. 

Questo aspetto è stato uno dei più determinanti per far sì che decidessimo di provare il mantrailing.

Come ho avuto già modo di scrivere, alcuni dei nostri cani che lavoravano a scovo nella ricerca in superficie avevano delle difficoltà e le avevamo imputate proprio in gran parte alla segnalazione. Più nello specifico, si trattava di alcuni Cani Lupi Cecoslovacchi che come è noto non hanno grande dimestichezza con l’abbaio (comportamento molto richiesto nella ricerca in superficie, appunto).

Da una chiacchierata con Pasquale Landinetti, già menzionato amico con grande  esperienza nella ricerca, venimmo a conoscenza che per la segnalazione…il  mantrailing non ne richiedeva una in particolare. 

Certo è che nelle attività di polizia, dove la segnalazione deve essere più precisa possibile, sarà richiesta l‘identificazione che vedrà il cane mettere le zampe anteriori sul sospettato. Questo anche perché in situazioni come la perdita o l’interruzione della traccia o ancora in caso di NSI (no scent identification) può essere di più facile lettura.

Ma questo non era il nostro caso… 

Così abbiamo fatto in modo che fossero i nostri cani a proporre quel che preferivano in occasione dei ritrovamenti in fondo alle tracce.

Quasi tutti decisero di sedersi davanti al figurante, fissandolo in attesa del tanto agognato premio (così fecero Akira, Viola, Dancer, Bhangi, Pack e tanti altri) ma un paio decisero di fare altro, diventando così fonte di aneddoti che ricordiamo nei nostri momenti extra-cinofili: Haydée e Vega. 

La prima decise per quel che meglio sapeva fare: l’abbaio.

Questo perché anche lei aveva fatto un pochino di esperienza nello scovo e ancor più perché le era stato insegnato durante gli allenamenti di IPO (entrambi sospesi a causa di problemi fisici che nel lungo periodo avrebbero potuto portare ad un drastico abbassamento della sua qualità di vita).

Con un piccolo problema: nell’IPO viene richiesto un abbaio dominante e che il cane lo proponga vicino al figurante ma senza che lo tocchi, che non è proprio il massimo per il povero figurante (ancor più se inesperto e peggio ancora ignaro di questo aspetto).

Fu così che alcuni amici offertosi di dare un aiuto, si ritrovarono con un pastore tedesco che abbaiava a trenta centimetri di distanza in maniera apparentemente poco amichevole. La situazione si è comunque risolta in modo molto naturale, semplicemente interrompendo le altre attività e gestendo la sua frustrazione, che è necessaria ma che può diventare un problema se presente in eccesso.

Vega, che peraltro vive con me da ormai qualche tempo e alla quale ho visto fare altre cose che definirei a dir poco strane, decise per un originalissimo “inchino”. Un vero e proprio invito al gioco, con una piccola variante: una zampata micidiale capace in più di una occasione di provocare graffi ed escoriazioni , seguite di norma da imprecazioni colossali incapaci però di minare la determinazione nella richiesta del suo (secondo lei) meritatissimo premio! 

A questo punto non ci resta, come sempre, che lavorare con voglia e impegno.

Aspettando di vedere arrivare un cane alla pettorina, legato al suo conduttore da una lunghina e da una passione instancabile, e vedere cosa faranno per dire che il testimone annusato a inizio traccia aveva proprio il nostro identico odore. 

Cristiano Pregno

Addestratore Enci - Gruppo Cinofilo Debù

Cristiano Pregno

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