Pet food sotto controllo: il 21% delle ispezioni NAS ha trovato irregolarità
Il dato che conta non è il totale dei sequestri, ma il rapporto: su 275 ispezioni condotte tra il 23 marzo e il 30 giugno 2026 dai Nuclei Antisofisticazioni e Sanità d’intesa con il Ministero della Salute, 58 hanno fatto emergere irregolarità. Poco più di una su cinque. In un comparto che vale miliardi e che cresce ogni anno, un controllo su cinque che va storto non è un incidente statistico.
I numeri complessivi della campagna nazionale sulla commercializzazione degli alimenti destinati agli animali da compagnia raccontano il resto: 56 persone segnalate alle Autorità amministrative e sanitarie, 4 violazioni penali accertate (prevalentemente frode nell’esercizio del commercio e falsità documentali), 88 violazioni amministrative contestate, sanzioni per 129.773 euro. Sul piano cautelare, oltre 60.800 chilogrammi di alimenti sequestrati, 200.790 confezioni di pet food sottoposte a blocco, 15 medicinali veterinari sequestrati e 2 attività produttive sospese per gravi carenze igienico-strutturali e autorizzative. Il valore economico complessivo di sequestri e sospensioni sfiora 1,7 milioni di euro: oltre 934 mila riferiti ai prodotti, circa 700 mila alle strutture.
Dove si rompe la filiera
Le irregolarità non si concentrano in un punto solo, e questo è il dato più interessante per chi legge il settore. L’etichettatura dei mangimi guida la classifica con 32 casi. Seguono 17 violazioni per carenze igienico-strutturali e inosservanza delle procedure di autocontrollo, 15 per mancata notifica alle Autorità competenti, insieme a numerose irregolarità nella gestione dei sottoprodotti di origine animale (SOA) e nei relativi processi di trasformazione. Poi 4 episodi riconducibili a frodi alimentari e falsità, 3 violazioni sull’identificazione degli animali da compagnia.
L’etichetta è il punto in cui il consumatore incontra il prodotto. È l’unico strumento a disposizione di chi vive insieme al cane per capire cosa sta comprando, e trentadue casi di etichettatura non conforme significano trentadue volte in cui quello strumento non funziona. Non parliamo necessariamente di prodotti tossici: parliamo di informazione che non permette una scelta consapevole.
I casi che pesano di più
Alcuni interventi meritano di essere letti singolarmente, perché mostrano cosa succede quando i controlli non arrivano.
I NAS di Salerno hanno denunciato due persone per esercizio abusivo della professione veterinaria in un ambulatorio privo di autorizzazioni allestito dentro un negozio di pet food ad Avellino. Nello stesso luogo sono stati trovati i corpi senza vita di tre cuccioli di barboncino privi di microchip. È il tipo di episodio che non entra nelle statistiche sulla sicurezza alimentare, ma che descrive un ambiente in cui la regola non esiste in nessuna delle sue forme.
A Padova è stato denunciato il legale rappresentante di un’impresa per la falsificazione della documentazione relativa a 9 tonnellate di sottoprodotti di origine animale destinate illecitamente alla produzione di alimenti per animali da compagnia. Sempre nel Padovano sono state bloccate 177.500 confezioni di pet food destinate anche alla vendita online, del valore di circa 500.000 euro, prive delle informazioni obbligatorie in etichetta. A Pescara, il blocco di circa 50 tonnellate di materie prime prive di tracciabilità in uno stabilimento di produzione di pet food crudo, con la sospensione dell’attività e sequestri per circa 1.550.000 euro.
Il caso di Pescara riguarda il crudo, un segmento in forte crescita e con una comunicazione spesso costruita sull’idea di naturalità e trasparenza. Cinquanta tonnellate senza tracciabilità sono l’esatto opposto di quella promessa.
L’online come terreno di gioco
La campagna ha guardato con attenzione specifica alla vendita attraverso siti web, piattaforme e social network. Non è una scelta simbolica: è il canale dove le barriere all’ingresso sono più basse, dove un’etichetta si controlla peggio e dove il rapporto tra chi vende e chi compra è mediato da un’immagine e da una descrizione. Le 177.500 confezioni bloccate nel Padovano erano destinate anche a quel canale.
I NAS hanno annunciato che il monitoraggio proseguirà nei prossimi mesi, con verifiche mirate presso produttori, distributori e punti vendita. È la parte più importante del comunicato: una campagna a termine produce numeri, un presidio continuo produce deterrenza.
La lettura del settore
Assalco, l’associazione nazionale tra le imprese per l’alimentazione e la cura degli animali da compagnia, ha diffuso il 23 luglio una nota di apprezzamento per l’attività dei NAS, sottolineando che i risultati dimostrano il funzionamento del sistema di controlli e che i prodotti commercializzati attraverso grande distribuzione organizzata, negozi specializzati e piattaforme affidabili sono sicuri e sottoposti a una rigorosa normativa europea e nazionale.
La lettura è legittima e in buona parte corretta: un sistema che intercetta le anomalie funziona meglio di un sistema che non le vede. Vale però la pena tenere insieme due cose che nel comunicato restano un po’ separate. La prima è che il 21% di irregolarità riguarda i soggetti ispezionati, non l’intero mercato, e i NAS non ispezionano a caso: selezionano dove c’è ragione di guardare. La seconda è che, proprio per questo, il numero dice qualcosa sulle zone d’ombra della filiera più che sulla media dei prodotti in commercio. Sono due affermazioni compatibili, e chi lavora nel settore dovrebbe reggerle entrambe senza scegliere la più comoda.
Resta un punto che nessuno dei due comunicati affronta: le violazioni sull’etichettatura sono la voce più numerosa e sono anche la più difficile da percepire per chi acquista. Un prodotto irregolare in etichetta arriva nella ciotola senza che nessuno se ne accorga. La responsabilità di intercettarlo non può essere scaricata sull’attenzione di chi compra.
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Cosa può fare chi vive con un cane
Poco, in termini di verifica diretta, ed è giusto dirlo senza retorica sul consumatore informato. Ma qualcosa sì: acquistare da canali riconoscibili e tracciabili, diffidare di prezzi che non hanno spiegazione, controllare che in etichetta ci siano produttore, numero di riconoscimento dell’impianto, composizione e componenti analitici, e conservare lo scontrino quando si compra online. Se un prodotto arriva senza etichetta in italiano, senza dati del produttore o con confezioni riconfezionate, quella è già un’informazione.
E poi una cosa meno ovvia: segnalare. I 275 controlli non nascono tutti da programmazione, molti partono da segnalazioni. Il canale esiste e funziona.
Il punto di vista di Dogsportal
Questa campagna dice due cose al settore, e nessuna delle due è comoda.
La prima è che la crescita della pet economy sta correndo più veloce della capacità di presidiarne i margini. Quando un comparto si espande rapidamente e apre canali di vendita a bassa soglia d’ingresso, la zona grigia si allarga per costruzione. Non è un problema morale, è un problema strutturale, e si affronta con controlli continui e con regole di piattaforma, non con campagne stagionali.
La seconda è che il settore serio ha un interesse diretto, e non retorico, a che questi controlli aumentino. Ogni confezione irregolare che arriva sul mercato erode fiducia in modo indiscriminato: non colpisce solo chi ha barato, colpisce l’idea stessa che il pet food industriale sia affidabile. Le aziende che investono in tracciabilità e autocontrollo pagano il costo di quella conformità e poi pagano una seconda volta il danno reputazionale di chi non lo fa.
C’è infine una questione di linguaggio. Continuiamo a chiamarli “alimenti per animali da compagnia” con un lessico da merce, ma stiamo parlando di ciò che un cane mangia ogni giorno per tutta la vita. Nove tonnellate di sottoprodotti con documentazione falsificata non sono un illecito amministrativo, sono un intervento diretto sulla salute di migliaia di animali che nessuno potrà mai contare.
Su questi temi continueremo a lavorare con l’Osservatorio sulla Pet Economy di Dogsportal B2B, che segue l’evoluzione del comparto italiano dal punto di vista industriale, distributivo e normativo. I numeri dei NAS sono un indicatore di mercato prima ancora che un bilancio sanzionatorio, e vanno letti insieme ai dati di crescita del settore, non separatamente.
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