Predire la personalità di un cane con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: un primo approccio (con i suoi limiti)
La ricerca, pubblicata sui Scientific Reports del gruppo Nature, descrive un primo approccio all’uso del machine learning per la valutazione della personalità di cani da lavoro e di canile.
Una prospettiva che compie i suoi primi passi con dei limiti da non minimizzare.
Vi è mai capitato di compilare un test sulla personalità?
Si risponde a batterie di decine di domande sul proprio comportamento, sugli stati d’animo, sul modo di reagire a determinate situazioni e, dall’elaborazione di ciò che abbiamo dichiarato, emerge la nostra appartenenza a una categoria, con precise caratteristiche, pregi e difetti.
Valutare la nostra personalità attraverso questi test può essere un modo per accrescere l’autoconsapevolezza e capire quali sono i contesti privati e lavorativi a noi più congeniali, a patto, ovviamente, che siano stati preparati da professionisti seri e capaci. Insomma, qualcosa di più complesso rispetto ai questionari che potremmo trovare sulla rivista che abbiamo letto quest’estate sotto l’ombrellone o in alcuni post sponsorizzati dalle piattaforme social.
Recentemente, gli esperti hanno usufruito di un aiuto in più per la classificazione e previsione delle personalità umane: il machine learning, la disciplina che si basa su una sorta di auto-apprendimento dei computer che, avendo a disposizioni grandi quantità di dati, possono imparare a riconoscere degli schemi, a fare delle previsioni o persino a prendere decisioni.
Potrebbe quindi essere un supporto anche in cinofilia, per valutare la personalità di un cane e aiutare nella scelta di individui che possano affrontare al meglio differenti lavori oppure un percorso di adozioni in canile.
Questo è il punto di partenza dello studio pubblicato (https://www.nature.com/articles/s41598-024-52920-9 ) tra i Scientific reports del gruppo Nature.
Un test per valutare la personalità dei cani
In passato, i modelli comportamentali raccolti tramite questionari sono stati per lo più analizzati con approcci statistici tradizionali e fino a ora nessuno aveva applicato l’intelligenza artificiale (il machine learning) per elaborare previsioni sulle personalità canine. Nello studio pubblicato su Scientific reports il machine learning è stato adoperato proprio per classificare tipi di personalità canina utilizzando dati comportamentali raccolti dal progetto C-BARQ.
Il progetto C-BARQ
La sigla C-BARQ (https://vetapps.vet.upenn.edu/cbarq/about.cfm ) sta per Canine Behavioral Assessment & Research Questionnaire (Questionario di Ricerca e Valutazione del Comportamento del Cane).
È uno strumento di valutazione comportamentale standardizzato per proprietari, conduttori e professionisti cinofili, già adoperato in numerosi studi (https://www.dogsportal.it/adozioni-e-poi-cosa-succede-lo-studio-in-usa/ ).
È stato sviluppato e validato nel 2003 da Yuying Hsu, professoressa di Animal Sciences della National Taiwan Normal University, e James Serpell, professore di etica e benessere degli animali presso l’Università della Pennsylvania.
Le domande del C-BARQ sono strutturate per valutare le risposte comportamentali dei cani a un’ampia gamma di situazioni e stimoli che la maggior parte degli individui probabilmente incontrerà nella vita quotidiana. Il questionario è stato progettato per indagare i problemi comportamentali nei cani e non come misura della personalità ma, date le sue caratteristiche, è stato reputato adatto anche per questo obiettivo.
Grazie al C-BARQ, l’Università della Pennsylvania ha a disposizione una grande quantità di dati, parliamo di valutazioni comportamentali dettagliate di oltre 70.000 cani di diverse razze e incroci. Un notevole patrimonio, ottimo per ricavare delle categorie di personalità e per valutare le capacità predittive dell’intelligenza artificiale.
I 5 tipi di personalità canina emersi dallo studio
L’algoritmo sperimentale ha raggruppato le risposte alle domande contenute nel C-BARQ in cinque categorie principali, corrispondenti a cinque diversi tipi di personalità, identificate con un’etichetta:
“Eccitabile/Iperattaccato”, “Ansioso/Timoroso”, “Distaccato/Predatore”, “Reattivo/Assertivo” e “Calmo/Disponibile”.
Le informazioni che ha macinato l’intelligenza artificiale per designare le diverse categorie erano del tipo “Eccitabile quando suona il campanello“, “Aggressivo verso cani sconosciuti che visitano la tua casa” o “Insegue o inseguirebbe uccelli se ne avesse l’opportunità“.
Per quanto riguarda le predizioni, in alcuni casi si è arrivati a una precisione del 99%.
Un’IA può valutare il comportamento di un cane e decidere del suo futuro (e di quello degli umani che lavoreranno o vivranno con lui)?
I risultati ottenuti in questo primo studio dimostrano che un’intelligenza artificiale può assegnare, con un buon grado di accuratezza, un cane a una specifica categoria di personalità basata sulle risposte comportamentali riferite a situazioni e stimoli comuni. E nel mondo reale?
Questo strumento sarebbe già applicabile?
Gli stessi autori della ricerca, tra cui figurano i responsabili di Dogvatar, una start up tecnologica di Miami che si occupa di cani, ma anche lo stesso James Serpell, ideatore del C-BARQ, scienziato autorevole e autore di testi di rilievo per la cinofilia come The Domestic Dog: Its Evolution, Behavior and Interactions with People, ne evidenziano i limiti.
Ad esempio, le risposte al C-BARQ sono fornite dai proprietari, quindi, potrebbero essere non oggettive e suscettibili a pregiudizi (bias) e permettono di valutare solo alcuni comportamenti e non altri che, invece, potrebbero essere utili a una comprensione completa della personalità di un cane.
Nell’assegnazione di un cane a una delle tipologie di personalità, sarebbe necessario comprendere l’influenza di fattori come età, sesso, dimensioni corporee, castrazione/sterilizzazione, razza, storia precedente e caratteristiche dell’ambiente, incluse la personalità e l’esperienza dell’umano di riferimento.
Questi strumenti, anche quando saranno perfezionati, dovranno essere integrati e convalidati da osservazioni dirette e da altre informazioni sulla salute e sullo stato del cane valutato. Non dimentichiamoci, inoltre, che il risultato di un test di personalità è un’istantanea di un momento specifico e non la certificazione di un destino ineluttabile.
Nel 1997 nelle sale venne proiettato per la prima volta Gattaca, un film di fantascienza diretto da Andrew Niccol, con Ethan Hawke, Uma Thurman e Jude Law.

La pellicola è ambientata in un mondo in cui gli abitanti sono classificati in “validi” e “non validi” a seconda del proprio corredo genetico.
Nel corso della storia, il protagonista, nato con un difetto cardiaco, a dispetto delle previsioni — grazie a studio, esercizio e impegno (e a una serie di sotterfugi) — riesce a realizzare il suo sogno e diventa un astronauta.
In Gattaca il corredo genetico, nel nostro caso un test sulla personalità, non può da solo determinare il futuro di un essere umano o di un cane.
La giusta combinazione di cure, attenzione, professionisti e famiglia può aprire a strade a volte difficilmente immaginabili, anche da un’intelligenza artificiale.
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