Educazione cinofilaChristian Furia: educatore cinofilo

Quando il “difetto” è solo nei nostri occhi: oltre l’antropomorfismo e i bisogni dimenticati del cane

Fortunatamente, oggi sono sempre più numerose le persone che scelgono di avvicinarsi al mondo del cane con il desiderio sincero di comprenderne il linguaggio. C’è una curiosità diffusa, una voglia di decodificare segnali, posture e sguardi che fino a pochi anni fa venivano ampiamente ignorati. Eppure, nonostante questa apparente evoluzione culturale, la realtà quotidiana che osserviamo nelle strade, nei parchi e persino nelle case ci racconta una storia profondamente diversa.

Il sospetto, purtroppo fondato, è che diamo ancora troppo poco peso ai reali bisogni del cane. Continuiamo a cadere nello stesso identico errore: vedere un “difetto” nell’animale ogni volta che si comporta in un modo diverso dalle nostre aspettative o dai nostri standard di comfort.

L’illusione di capire (mentre giudichiamo)

Quando un cane abbaia a un suo simile, quando si irrigidisce o quando decide di sottrarsi a una carezza, la reazione umana più comune è l’etichettatura. Definiamo quel comportamento come “indesiderato”, “dominante”, “disubbidiente” o “cattivo”.

Nel fare questo, ci arroghiamo il diritto di assegnare una motivazione arbitraria a un comportamento specifico, e quasi sempre questa motivazione attinge a piene mani dal vocabolario umano. Se il cane non torna al richiamo “lo fa per dispetto”; se ringhia mentre protegge una pallina “è egoista”; se non vuole incrociare un altro cane sul marciapiede “è asociale”.

L’antropomorfismo non è solo un errore logico: è una scorciatoia morale che ci esime dal fare la cosa più importante, ovvero analizzare il contesto dal punto di vista della specie canina.

La grammatica dimenticata dello spazio e delle risorse

Ciò che spesso dimentichiamo nella comunicazione intra e interspecifica — cioè sia tra cani, sia tra cane e uomo — è che i cani si muovono e si esprimono attraverso regole strutturate che noi umani fatichiamo a percepire, o che semplicemente scegliamo di calpestare per comodità.

Pensiamo alle distanze sociali e alla prossemica. Per un cane lo spazio non è mai un vuoto cosmico: è fatto di traiettorie, curve, distanze di sicurezza e allineamenti del corpo. Costringere due cani a incrociarsi frontalmente su un marciapiede stretto di un metro, legati a un guinzaglio corto, significa privarli della loro normale prossemica, forzando una situazione che per loro è l’equivalente di un’aggressione o di una sfida. Lo stesso vale in contesti apparentemente più distesi, come le passeggiate sociali cinofile, dove la gestione degli spazi e delle interazioni rimane centrale anche quando i cani sono liberi di muoversi.

Lo stesso vale per la gestione delle risorse. Cibo, spazi di riposo, oggetti di gioco e persino l’attenzione del proprietario sono beni fondamentali. Quando pretendiamo che un cane condivida tutto e subito senza battere ciglio, stiamo ignorando una legge di natura elementare, etichettando come “problema comportamentale” quella che è semplicemente la normale e legittima tutela di un bene prezioso.

Un passo indietro per una reale empatia

Finché misureremo la bontà del comportamento del cane solo in base a quanto sia comodo, silenzioso e performante per la nostra routine urbana, non faremo mai un vero passo avanti. Un comportamento non è sbagliato solo perché è sgradito a noi. Spesso è l’unica risposta adattiva che il cane ha trovato per gestire un disagio, una mancanza di spazio o una violazione dei propri bisogni primari.

Cercare di comprendere il linguaggio del cane non significa collezionare nozioni teoriche su cosa fa la coda o come si posizionano le orecchie. Significa, prima di tutto, avere l’umiltà di fare un passo indietro, spogliarsi delle nostre proiezioni umane e iniziare a rispettare i loro tempi, i loro spazi e la loro complessità. Solo così passeremo dall’illusione della comprensione all’efficacia di una reale empatia.


Christian Furia è un educatore cinofilo modenese, presidente dell’associazione Cani Maestri ODV e ideatore del format esperienziale “Essere cane per un giorno”. Il suo approccio si concentra sulla comunicazione all’interno del binomio uomo-cane, con una particolare attenzione ai terrier di tipo bull e ai cani con passati complessi. Collabora stabilmente con Dogsportal.it con una rubrica dedicata all’educazione cinofila. Per informazioni sui suoi percorsi e per contattarlo direttamente: christianfuria.it.

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