Quando negli annunci si vende la bontà: pensioni casalinghe e abusivismo

Tratto dal libro VENDESI BONTA’ – autore COSIMO LENTINI

Dietro le inserzioni delle pensioni casalinghe, possiamo individuare tre categorie di persone:


1. coloro che in buona fede credono davvero che noi professionisti

autorizzati siamo indifferenti e insensibili perché utilizziamo i box che diventano gabbie mentre loro sono i buoni, per questo non hanno remore nel dichiararlo apertamente;

  1. quelli che non credono a questa favoletta, ma lo sostengono perché funziona commercialmente;
  2. coloro che non scrivono di noi e, per rimediare a questa gentilezza, a volte eccedono nell’autodefinirsi buoni.

Leggendo centinaia di inserzioni ho capito che uno dei servizi offerti è la bontà.

Non so se sono buono, posso anche pensarlo, ma non sono certamente io a doverlo stabilire e, proprio per questa ragione, non metto in vendita la mia bontà o il mio amore.


Come potrei apparire serio tra persone intelligenti utilizzando slogan quali: “ameremo il tuo cane come se fosse il nostro!” oppure “…verrà coccolato e amato da chi ha un grande cuore…” Come faccio a sapere che ami davvero i cani o che hai un cuore grande? Dov’è documenta- to quello che dici? Sono solo parole!

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Oltretutto, se hai un cane e dici di amarlo, perché non lo porti al parco e non lo fai giocare con gli altri cani, invece di portargliene altri in casa con lo stress che ne consegue?

Torniamo al punto che se fosse vero che ospiti uno o due cani in pensione oltre il tuo e sei davvero buono, non avresti bisogno di pubblicizzarti in rete.

Dovresti anche spiegare, in virtù di tutto questo amore, in che ma- niera accogli e accudisci i cani nel tuo appartamento e come puoi af- frontare eventuali emergenze o problematiche non potendo svolgere un’adeguata prevenzione.

E’ molto semplice criticare i box e chi sceglie la strada della legalità senza evidenziarne tutti gli aspetti e senza dire che cosa si propone in alternativa. Tanto amore? Può non bastare.

E’ sleale chi gestisce male un animale facendo credere che altrove starebbe peggio.


La sindrome di Noè sta diventando, secondo gli esperti, un problema sempre più serio.

Così, quando avvengono sequestri di decine e decine di animali tenuti ammucchiati in appartamenti al limite della sopravvivenza, appare chiaro che la situazione è ormai fuori controllo. Indubbiamente, all’inizio, si è cominciato con la convinzione che l’a- more potesse bastare, credendo in buona fede di essere migliori di altri.

Piano piano ci si abitua ai cattivi odori e ad una maggiore tolleranza verso condizioni igieniche molto scarse.

Ci si sofferma, a volte più del dovuto, ad elencare nello specifico quanto amore o affetto si prova per i cani e c’è chi dispensa istruzioni su quanto sia giusto provarne. Ma a volte non ci si accorge di trascu- rare alcuni reali bisogni del cane, perché troppo intenti ad “amarli” sulla base di astratti principi.

Non capisco davvero che cosa ci sia di sensazionale nel concetto che voglio bene ai cani e che devo occuparmi del loro benessere: è un punto di partenza, un pre-requisito necessario, non un punto di arrivo.

Questo non vale solo per i professionisti, ma anche per i privati.

Dispensare amore e bontà: ho sempre pensato che si tratti di una missione sacerdotale piuttosto che di un approccio professionale!

Anche alcune pensioni autorizzate cercano di evidenziare una capacità fuori dal comune nel provare amore e affetto.

In fondo è quello che chiede il mercato e cercano di essere in linea con la domanda, è davvero facile fare una dichiarazione senza dover superare nessun “test di bontà”.

Non cascate nella trappola.

In questa gara noi professionisti autorizzati perdiamo in partenza, non possiamo usare spregiudicatamente la carta dell’amore e venia- mo battuti nella sfida su chi è il più buono dal momento che si usano carte truccate, come i box che diventano gabbie.
I nostri argomenti, il nostro marketing parla la lingua dei fatti concreti: competenze, strutture a norma, la campagna e tanto verde, vere coperture assicurative collegate all’effettivo numero dei cani autorizzati.
Tutte le volte che ho stipulato una polizza assicurativa completa sui cani in pensione mi è stato chiesto quanti cani mi fosse consentito accudire in base alla mia autorizzazione sanitaria.

In assenza di questo documento, anche se non richiesto al momento della stipula, temo che nessuna assicurazione coprirà eventuali danni e si potrà andare incontro ad amare sorprese.

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