Tutte le notizie sul cane

Razze “pericolose”: cane da Pastore Abruzzese-Maremmano

Ecco il secondo articolo delle serie dedicata alle razze o tipologie che più spesso finiscono sui media per eventi gravi o gravissimi o che vengono sovente considerate una potenziale minaccia per noi bipedi. 

Siamo partiti dal Rottweiler: Razze “pericolose”: parliamo del Rottweiler

Ribadiamo che le virgolette nel titolo indicano che si tratta di una classificazione arbitraria e fuorviante, per quanto ampiamente utilizzata dall’informazione generalista e dai social. Chiunque conosca i cani, infatti, sa perfettamente che l’individualità esiste e che ogni soggetto è unico e irripetibile, per cui le generalizzazioni lasciano il tempo che trovano. 

Ma analizzare e approfondire la questione crediamo sia tra i doveri di chi vuole fare seria informazione cinofila, quindi procediamo.

Difensore dalla notte dei tempi

Il Pastore Abruzzese Maremmano che si chiama ufficialmente così da Dicembre 2025 ( è il risultato di una millenaria selezione funzionale, forgiata dalla vita pastorale fin da prima della nascita di Roma. Greggi e mandrie degli antichi popoli dell’Italia Centrale erano esposte all’attacco dei predatori in modo molto più massiccio di oggi: era una terra ancora quasi totalmente selvaggia. Servivano quindi cani capaci di agire in autonomia e di proteggere gli animali efficacemente, prima con la deterrenza e poi, se necessario, con lo scontro fisico. 

Già nel I secolo dopo Cristo, la tipologia da cui discende il Maremmano Abruzzese era ben delineata, tanto che autori latini ci hanno lasciato descrizioni che non si discostano granché dallo standard di razza odierno.


La selezione di questo grande guardiano si fonda su una triade chiarissima: affidabilità con il bestiame, vigilanza continua e prontezza difensiva. Come scrivevano Ray e Lorna Coppinger in A Decade of Use of Livestock Guarding Dogs (Proceedings of the Thirteenth Vertebrate Pest Conference, University of California, Davis, 1988), i cani da guardiania non sono stati selezionati per l’obbedienza ma per la capacità di “prendere decisioni autonome al servizio del gregge”. 

Sono cani che osservano, valutano e decidono autonomamente: un modello opposto a quello del  cane che esegue i comandi. 

Leggi anche: Il Pastore Maremmano-Abruzzese non sarebbe… maremmano!

Questa autonomia è la loro grande forza e, allo stesso tempo, la loro possibile criticità. Sulle montagne o nei pascoli di pianura questo comportamento garantisce protezione efficace dai predatori e anche dai ladri di bestiame. In un contesto urbano o residenziale, invece, può tradursi in reazioni difensive che la società non accetta più.

Massima efficienza, minimo rischio

Il Pastore Maremmano Abruzzese non è un cane “reattivo” nel senso comune del termine: anzi, un soggetto tipico è un osservatore attento e costante. Il suo compito primario, infatti, non è inseguire o attaccare ma dissuadere. 

Quando lavora in libertà tra le pecore, “costruisce” un perimetro difensivo, invisibile per noi ma chiarissimo per i predatori, e lo mantiene con la sola presenza. Le ricerche sul campo condotte in Australia da Linda van Bommel e Chris N. Johnson (Where Do Livestock Guardian Dogs Go? Movement Patterns of Free-Ranging Maremma SheepdogsPLOS ONE, 2014) hanno mostrato come i Maremmani Abruzzesi operativi pattuglino con regolarità zone precise del pascolo, muovendosi lungo percorsi ricorrenti e intensificando la vigilanza nelle ore più critiche, quelle crepuscolari e notturne. 

La loro attività, dunque, mira a costruire un “ritmo territoriale”: definiscono confini, li difendono e li ridisegnano a ogni spostamento del gregge.

In uno studio successivo, Livestock Guardian Dogs Establish a Landscape of Fear for Wild Predators: Implications for the Role of Guardian Dogs in Reducing Human-Wildlife Conflict and Supporting Biodiversity Conservation (Ecological Solutions & Evidence, 2024), gli stessi autori hanno documentato che la sola presenza dei cani da guardiania modifica il comportamento dei predatori, inducendoli a evitare l’area. 

È la costruzione di un “paesaggio della paura” (nell’originale: landscape of fear) che riduce la predazione senza quasi mai sfociare in scontri diretti. Massima efficienza con il minimo rischio.

Fuori contesto

Questa efficienza, tuttavia, diventa un fattore critico quando il contesto cambia. Un difensore selezionato per considerare “suo” il gregge e il territorio in cui pascola o riposa tende a sostituire quell’oggetto di protezione con ciò che ha a disposizione: una casa, un giardino, una famiglia. 

Se manca una guida competente che stabilisca confini e routine, e soprattutto che prevenga possibili rischi vista l’autonomia decisionale della razza, il suo sistema di difesa può attivarsi in modo inappropriato. In altre parole, non è l’ Abruzzese Maremmano a essere “pericoloso”: è la sua funzione di selezione attivata fuori contesto. 

Ma trovarsi fuori contesto non è certo una scelta del cane.

🤍

Dogsportal.it è libero grazie a te

Stai leggendo un contenuto gratuito e senza pubblicità invasiva. Produrre informazione cinofila di qualità ha un costo: ci aiuti a restare indipendenti con una piccola donazione?

Gestione e “liste”

Ogni valutazione sul rischio, tuttavia, deve basarsi su dati, non su percezioni. In Italia, una delle poche indagini sistematiche disponibili è quella condotta da Diego Cattarossi e Francesca Martuzzi, pubblicata su Veterinaria (Anno 21, n. 2, Aprile 2007, pp. 19-29). Gli autori hanno analizzato 662 episodi di morsicatura tra il 1994 e il 2004, correlando i casi al numero di soggetti iscritti ai registri Enci nello stesso periodo. 

Il Pastore Abruzzese Maremmano risultava coinvolto in 35 episodi su 12.498 cani registrati: circa 2,8 casi ogni 1.000 individui. Un dato che colloca la razza al settimo posto nella graduatoria relativa per frequenza ma lontano da cifre allarmistiche.

Gli autori, inoltre, precisano che la gran parte delle morsicature deriva da condizioni di gestione scorrette: isolamento, mancanza di controllo, inadeguata conoscenza del cane da parte dei proprietari. Infine, il campione dello studio è retrospettivo e limitato ai casi giunti ai veterinari comportamentalisti, quindi non è rappresentativo dell’intera popolazione canina. 

Il che conferma che, senza un censimento completo e senza un sistema unificato di segnalazione, le liste di “razze pericolose” tanto care a certi amministratori e, purtroppo, anche ad alcuni sedicenti cinofili, sono prive di qualsiasi fondamento scientifico.

Rischio asimmetrico

Sul piano della gravità degli attacchi, però, la potenza dell’ Abruzzese Maremmano è un elemento oggettivo. Il caso analizzato da Matteo Antonio Sacco et al., A Multidisciplinary Approach to a Complex Fatal Attack Due to a Pack of Maremma Sheepdogs: Is It Always an Accident? (Cureus Journal of Medical Science, Vol. 16, No. 3, 2024), illustra quanto possa essere devastante un’aggressione di gruppo: gli autori, attraverso analisi medico-legali e genetiche, hanno ricostruito un noto episodio mortale dovuto a un branco di Maremmani Abruzzesi (probabilmente non puri o non tutti tali) lasciati incustoditi in un contesto ad alto rischio, in Calabria.

Non si tratta di un dato epidemiologico ma di un esempio estremo che ricorda come la combinazione di massa, potenza del morso e comportamento cooperativo amplifichi l’esito, quando la risposta difensiva sfocia nell’attacco fisico.

In sintesi: gli episodi di aggressione da parte di cani di questa razza sono rari ma quando avvengono la gravità può essere elevata, data la taglia, la potenza del morso e la sua intensità. È di questi giorni, per esempio, la notizia di una donna che, in Liguria, rischia l’amputazione di un braccio a seguito del morso di un Abruzzese Maremmano di famiglia.

Siamo di fronte a un profilo di rischio asimmetrico, analogo a quello di molte razze da protezione: bassa frequenza, alta potenzialità lesiva. 

Non possiamo ignorare la selezione

Parlare di “pericolosità” per il Pastore Abruzzese Maremmano, dunque, ha senso solo in relazione al ruolo per cui è stato selezionato da millenni. Sui pascoli, la sua assertività e la sua autonomia decisionale sono virtù indispensabili. In città o in qualsiasi contesto residenziale, possono diventare un problema serio. E non bisogna cadere nell’errore di pensare che si tratti di un discorso di “ubbidienza”.


Infatti, due tra i principali studiosi dei grandi guardiani del bestiame (livestock guarding dogs), Coppinger e Coppinger, hanno spiegato chiaramente che la relazione con i cani da guardiania non si basa sull’obbedienza ma sulla fiducia reciproca e sulla delimitazione coerente del territorio. 

Dunque, è il contesto a determinare se la loro forza e determinazione siano una risorsa o un rischio. Ma dobbiamo ricordarci che il contesto lo decidiamo noi.

Il PastoreAbruzzese Maremmano è coerente con il compito per cui è nato, fondamentale oggi come ieri. Aspettarsi che si comporti come un cane da famiglia significa ignorare secoli di selezione. Un approccio inspiegabile? Sì, ma più diffuso di quanto sarebbe lecito pensare. 

🎓

Andrea Comini

Educatore Cinofilo & Giornalista

Educatore e istruttore cinofilo FISC da oltre vent’anni, consulente comportamentale e giornalista professionista. Studioso di etologia del cane e del lupo, si è formato con maestri internazionali ed è docente in corsi per educatori.

Leggi tutti gli articoli dell’autore →

Sostieni Dogsportal.it con una donazione

Dogsportal.it è un progetto editoriale totalmente indipendente.

Non ospitiamo pubblicità invasive, pay per click o pop-up. La nostra linea editoriale non è condizionata da sponsor o enti esterni. Se trovi utili i nostri articoli, puoi contribuire con una donazione libera. Anche un piccolo gesto fa la differenza per continuare a garantire contenuti seri e accessibili per tutti.

Grazie per essere parte della community di Dogsportal.it 🙏

Andrea Comini

Educatore e istruttore cinofilo fisc da oltre vent'anni, consulente sui problemi comportamentali, si è formato con Carlo Marzoli, Inki Sjosten, David Appleby, Roger Abrantes, Joel Dehasse. Studioso di etologia del cane e del lupo, docente in diversi corsi di formazione per educatori. Giornalista professionista.

Andrea Comini ha 133 articoli e più. Guarda tutti gli articoli di Andrea Comini

Partecipa e incontra gli esperti!

🎓
Scopri i webinar Dogsportal® Academy