A spasso col cane: uno sport difficile, smartphone in tasca!

Di Graziano Gentileschi

Quando si parla di passeggiare con il cane molto spesso l’idea comune è in realtà quella di una nostra passeggiata durante la quale è presente anche un cane, e parallelamente nella testa del cane l’idea è quella di una sua uscita in cui si porta dietro anche un umano. Questo vale sia che si parli di passeggiate in città al guinzaglio, sia di escursioni in un bosco col cane libero, dove permesso.

Non servono grosse spiegazioni per capire che per questo tipo di passeggiata non serve preparazione (se non un richiamo decente nel momento in cui si liberi un cane in un bosco).

Tuttavia esiste un altro tipo di passeggiata, che è a tutti gli effetti un lavoro e che presenta difficoltà immensamente maggiori a qualunque tipo di attività sportiva: quella in cui il cane fa realmente il cane.

Con “fare il cane” non si intende però correre senza cognizione piantando il naso a terra e marcando qualunque odore possibile, o almeno non si intende solo questo.

Quello che il cane fa, e lo fa da millenni, è trovare il suo posto nella relazione cooperativa con l’uomo.

Il solo fatto che da alcuni decenni la maggior parte dei proprietari di cani non abbia bisogno dell’animale per lavoro ma vi si affianchi solo per “compagnia”, non basta certo a cancellare quello che in millenni di coevoluzione e selezione si è creato.

Passeggiare con il  cane è un lusso, è un’attività raffinata che ha bisogno di un lavoro alle spalle, è un insieme di tutti gli esercizi più complessi che si possano trovare in ambito sportivo, ed è un momento interattivo che può gratificare il binomio.

Andare in giro con il proprio cane significa svolgere un’attività condivisa, qualcosa che si avvicina a una danza, più stretta in città e con movimenti e tempi più ampi quando siamo nella natura.

La cosa principale a cui il cane deve essere preparato sono le distrazioni.

Che sia in città o in un bosco, le distrazioni sono ovunque, sempre.

La preparazione necessaria a superare questa difficoltà consiste nel far generalizzare al cane il concetto di attenzione sul conduttore, si insegna cioè a essere concentrati su proprietario finché non viene permesso di fare altro. Questo non deve essere visto come restrizione ma come una sorta di “cintura di sicurezza”.

Certo, in città c’è il guinzaglio, ma tra un cane che vuole correre dietro a una bici e fa il matto trattenuto al guinzaglio e un cane che al contrario viene richiamato e fissa l’attenzione sul conduttore finché il ciclista non si è allontanato, sicuramente il secondo vivrà in modo più positivo l’uscita.

Per rimanere in ambito urbano, un secondo passo non semplice è la conduzione al guinzaglio.

Non serve certo una condotta formale, ma probabilmente per questo può essere anche più complicato fare lunghe passeggiate senza che il cane tiri. Il motivo è abbastanza semplice: nello sport si lavora quasi ossessivamente per una condotta col cane in attenzione perenne sul conduttore, su percorsi di qualche centinaia di passi e per non più di un quarto d’ora.

Nella vita di tutti i giorni non si imposta di certo una condotta di questo tipo, ma il cane deve quindi imparare che nonostante ci siano moltissime cose interessanti, odori vicini che può annusare e odori più lontani che vorrebbe raggiungere, cani, bici, auto, bambini, deve rimanere in un’area ristretta intorno al proprietario senza mettere in tensione il guinzaglio.

Anche in questo caso ci viene in aiuto l’attenzione, insegnando al cane a guardarci spontaneamente faremo in modo che l’interesse per il resto del mondo si abbassi, pur permettendo un’esplorazione e uno svago accettabili in ambito urbano.

Insieme a questo il cane potrà imparare che è più vantaggioso stare in un’area ristretta intorno al proprietario poiché viene premiato.

Se quanto detto fino a ora lo applichiamo a una situazione di libertà in un bosco, dovrà essere insegnato al cane a tornare tempestivamente a comando ma anche a non aspettare che sia sempre il proprietario a chiamare, non allontanandosi e rivolgendo spesso l’attenzione all’umano. Le distrazioni in questo caso possono essere molto più complicate, trattandosi di rumori e odori di animali selvatici.

A questo punto ci vengono quindi in aiuto due tipi di interazioni importanti con il cane: il gioco e i controlli. 

Per permetterci di tenere un cane libero in una zona vasta e con molte distrazioni dobbiamo sapere di essere più interessanti di queste ultime. Andremo quindi a giocare con il cane, facendoci trovare interattivi e divertenti, in modo da interrompere l’eccessivo interesse verso distrazioni che potrebbero portare il cane ad allontanarsi troppo.

Insegnando al cane una serie di comandi, imparerà che nella sequenza di lavoro si arriva sempre al premio, trovando quindi un vantaggio nell’eseguire quello che gli chiediamo.

Questo è quello che si può fare spostando nuovamente la situazione in ambito cittadino. Chiedendo una decina di passi di condotta, mettendo il cane in una posizione statica o facendogli eseguire altri esercizi adatti al contesto, il cane rimarrà concentrato e attento sul conduttore, che potrà quindi premiarlo anche in modo meno enfatizzato rispetto a cosa si potrebbe fare con il cane libero in un prato. Il discorso dei controlli è poi indispensabile durante le passeggiate in città, in cui è necessario che il cane si fermi quando ci fermiamo a un semaforo, si metta seduto o a terra senza agitarsi se ci fermiamo a un bar, stia al nostro fianco se entriamo a comprare in un negozio.

In tutto questo, se il cane lo permette, ci può anche essere il momento di gioco con un altro cane, la corsa nel prato, il momento in cui annusa di più una traccia o un odore interessante, ma deve essere appunto un momento limitato durante l’uscita dedicata al binomio cane-umano. 

Di solito è abbastanza fastidioso vedere il proprietario di un cane che mentre passeggia non si stacca dal telefono ignorando il cane.

Non c’è alcuna differenza di comportamento se il cane passa tutto il tempo con il naso a terra senza considerare l’umano, si va comunque a perdere il momento condiviso della passeggiata. 

Perché ne venga tratto vantaggio, cane e proprietario devono essere coinvolti e interessati. Le variabili presenti in mezz’ora di passeggiata non potranno mai essere contemplate in anni di gare, e il cane dovrà rispondere in modo magari meno preciso, ma sempre puntuale e impeccabile dal momento che non si trova in un campo dedicato a uno sport, ma in una situazione di vita con rischi reali.

Una passeggiata può sembrare poco, ma può essere uno dei momenti di maggior scambio, crisi, crescita e condivisione con il proprio cane.

Dogsportal Redazione

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