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Servizi di fine vita per animali: il boom del mercato e la domanda che nessuno fa

Mercato afterlife per animali: quando l’umanizzazione economica supera quella culturale

Zoomark International ha pubblicato in questi giorni un post che sintetizza con efficacia una delle tendenze più significative del pet care globale: il mercato dell'”afterlife” per animali domestici vale già miliardi di dollari e punta a quota 5,22 miliardi entro il 2035. Cremazioni personalizzate, urne biodegradabili che danno vita a un albero, tributi video digitali, ecosistemi di cura integrati tra clinica veterinaria e servizi di fine vita. La fonte citata è AIInvest, e il contesto è quello di “Beyond”, la nuova area speciale che Zoomark dedicherà a questo comparto nella sua edizione 2027.

I numeri sono reali. La direzione del mercato è chiara. Eppure qualcosa in quella comunicazione lascia aperta una domanda che vale la pena formulare esplicitamente.

Umanizzazione economica e umanizzazione culturale non sono la stessa cosa.

Il settore pet ha imparato molto bene, negli ultimi dieci anni, a leggere il fenomeno dell’umanizzazione degli animali domestici come leva commerciale. Se chi vive con un cane lo considera un membro della famiglia, allora quel cane merita prodotti, servizi ed esperienze all’altezza di questa percezione. La logica è impeccabile dal punto di vista del marketing. Il risultato è un’offerta sempre più sofisticata, premium, emotivamente orientata, che intercetta un bisogno reale e lo trasforma in valore economico.

Ma c’è un altro livello dell’umanizzazione, quello che la zooantropologia, l’etologia applicata e la cinofilia più seria studiano e discutono da decenni, che procede a tutt’altra velocità. Ed è il livello che riguarda la comprensione reale dell’animale: la sua natura, i suoi bisogni comunicativi, le sue modalità di apprendimento, il modo in cui elabora le esperienze, inclusa quella della perdita di un compagno di vita umano o animale.

Qui il gap è vistoso, e difficilmente colmabile con un’urna biodegradabile o un tributo video personalizzato.

L’industria propone riti funebri modellati su quelli umani perché risponde a ciò che le persone desiderano, non a ciò che il cane o il gatto avrebbe potuto elaborare o rappresentare. Il servizio di “fine vita personalizzato” che rafforza “il rapporto di fiducia e vicinanza con il cliente” (come recita una delle slide del post di Zoomark) è, per definizione, un servizio pensato per chi rimane, non per chi se n’è andato. Il che è legittimo, anzi comprensibile sul piano umano. Ma va nominato con chiarezza, senza confondere la dignità del rito con la presunta consapevolezza dell’animale rispetto a quel rito.

Il rischio di questa sovrapposizione non è solo teorico. Quando l’umanizzazione economica anticipa e orienta quella culturale, si crea un terreno fertile per aspettative distorte nei confronti degli animali. Si attribuisce loro una vita interiore modellata sulla nostra, si leggono i loro comportamenti attraverso filtri emozionali umani, si costruisce un legame che è spesso profondamente autentico sul piano affettivo ma scientificamente poco fondato sul piano della comprensione reciproca. E questo ha conseguenze concrete: nel modo in cui si educa un cane, nel modo in cui si interpretano i suoi segnali, nel modo in cui si gestisce la sua vecchiaia o la sua malattia.

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Non si tratta di sminuire il valore del legame tra esseri umani e animali domestici. Quel legame è reale, profondo, e per molte persone strutturante. Si tratta di tenere distinti due piani che spesso vengono sovrapposti per convenienza narrativa o commerciale: il piano di ciò che proviamo noi, e il piano di ciò che vive l’animale.

Zoomark farà bene a dedicare spazio all’afterlife nel 2027. È un comparto che esiste, cresce e risponde a bisogni autentici. Dogsportal non ha nulla da obiettare all’esistenza di questi servizi, né alla loro crescita. Quello che vale la pena tenere vivo, però, è uno sguardo critico sul linguaggio con cui questo mercato si racconta: “umanizzazione dei pet” non può diventare una formula neutra, un semplice dato di scenario, senza che qualcuno si fermi a chiedersi quale idea di animale stiamo costruendo, e a chi quella costruzione serve davvero.

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Rocco Voto

Fondatore & Editore

Fondatore ed editore di Dogsportal.it. Educatore cinofilo e consulente di comunicazione nel settore cinofilo e nel mondo del cane, si occupa di divulgazione cinofila promuovendo un approccio basato su etica, competenza e benessere animale.

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Rocco Voto

Rocco Voto è fondatore ed editore di Dogsportal.it. Educatore cinofilo e consulente di comunicazione nel settore Pet, si occupa di divulgazione scientifica e cultura cinofila. Promuove un approccio basato su etica, competenza e benessere animale, per offrire un'informazione utile e lontana da mode passeggere.

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