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Quando il cane da caccia vive in città: perché le motivazioni di razza non vanno in pensione

Setter inglesi. Bracchi italiani al guinzaglio sui marciapiedi. Labrador e cocker che condividono divani, ascensori e parchi urbani con famiglie che non hanno legittimamente mai imbracciato un fucile. È una realtà sempre più comune, e racconta un cambiamento profondo nel modo in cui certi cani entrano nelle nostre vite.

Ma racconta anche, spesso, una serie di malintesi che possono pesare sulla qualità della vita del cane e su quella di chi gli vive accanto.

Ne parliamo con Searching Dog, realtà di educazione cinofila specializzata proprio in questo: accompagnare i cani da caccia che vivono in contesti non venatori, e gli esseri umani che li scelgono, verso una convivenza che abbia senso per entrambi.

Il problema delle aspettative

Francesca Angelinelli, educatrice cinofila e addestratrice ENCI che ha fondato Searching Dog, parte da un’osservazione che chi lavora in questo settore conosce bene: le famiglie che scelgono un cane da caccia lo fanno quasi sempre per le ragioni giuste, ma spesso senza le informazioni necessarie.

Il setter è bellissimo, il bracco ha uno sguardo dolce, il labrador ha la fama di essere il cane perfetto per la famiglia. Tutto verosimile. Ma nessuna di queste qualità esaurisce ciò che un cane da caccia è davvero: un animale selezionato per generazioni, a volte per secoli, per svolgere un compito preciso. Cercare, stanare, fermare, riportare. Una vocazione che non si spegne perché il cane vive in città invece che in una riserva di caccia.

La conseguenza più comune, quando questo aspetto viene ignorato, è che il cane manifesta quelli che in famiglia vengono vissuti come “problemi comportamentali”: distruttività, fughe, abbaio incessante, iperattività, difficoltà a stare solo. Nella maggior parte dei casi, però, non si tratta di problemi. Si tratta di un cane che esprime ciò per cui è stato selezionato, e che non ha trovato un canale adeguato per farlo.

La differenza tra stanchezza fisica e appagamento mentale

Uno degli equivoci più diffusi riguarda il movimento. “Lo porto a correre un’ora al giorno, ma torna a casa ed è ancora agitato.” È una frase che ricorre spesso nei percorsi di Searching Dog.

Il punto è che un cane da caccia non ha solo bisogno di muoversi. Ha bisogno di lavorare con la testa, di usare il naso, di sentirsi coinvolto in qualcosa che abbia senso per lui. Un’ora di corsa al parco stanca il fisico, ma non impegna la mente. Un cane fisicamente esausto ma mentalmente frustrato è spesso più difficile da gestire di un cane riposato.

Dieci minuti di ricerca olfattiva strutturata possono valere più di sessanta minuti di corsa. Non perché la corsa non serva, ma perché le motivazioni di razza non si soddisfano con il chilometraggio.

Cosa significa appagare le motivazioni senza cacciare

La buona notizia, sottolinea Francesca Angelinelli, è che non bisogna essere cacciatori per offrire al proprio cane un’esperienza appagante. Quello di cui il cane ha bisogno non è la selvaggina: è usare il naso per trovare qualcosa, avere un compito, sentirsi utile.

Un gioco di nosework in casa, una sessione di ricerca di bocconcini nascosti, un lavoro sul riporto anche in giardino con un dummy: tutto questo stimola gli stessi circuiti cerebrali che si attiverebbero in una battuta di caccia. Il contenuto cambia, la struttura biologica dell’esperienza no.

È su questo principio che Searching Dog ha costruito la propria offerta: percorsi specifici per cani da caccia in ambito non venatorio, che includono discipline come l’AOL-S (Abilità Olfattiva Ludico-Sportiva, basata sulla discriminazione degli oli essenziali), il Mantrailing sportivo, la Ricerca Tartufi Sportiva, il Retrieving Game e le Prove Naturali. Attività che non addestrino alla caccia, ma che riconoscano e incanalino le motivazioni che la caccia solleciterebbe.

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Il lavoro si svolge in un bosco recintato, dove i cani possono esplorare e imparare in sicurezza: un dettaglio non secondario, perché l’ambiente naturale è parte integrante dell’esperienza per queste razze.

Un approccio che parte dall’identità del cane

Quello che distingue Searching Dog nell’approccio all’educazione cinofila è il punto di partenza: ogni percorso considera l’identità del cane prima di tutto. Non solo il comportamento da correggere o l’abilità da insegnare, ma la personalità, le caratteristiche di razza, le motivazioni specifiche.

Un bracco e un segugio hanno motivazioni diverse. Un retriever e uno spaniel comunicano in modo diverso, reagiscono diversamente agli stimoli, hanno bisogni diversi. Trattarli come “cani” in senso generico, senza tener conto di quello che sono, è il modo più veloce per ottenere risultati parziali o frustranti.

L’offerta di Searching Dog include percorsi educativi costruiti dopo una valutazione iniziale del binomio, mini corsi su aspetti specifici della vita quotidiana, classi di comunicazione tra cani, riabilitazione comportamentale e, per chi vuole un’esperienza intensiva, una giornata intera dedicata al binomio che comprende valutazione personalizzata, lavoro in campo e follow-up nelle settimane successive.

Il punto di vista di Dogsportal

La crescente popolarità dei cani da caccia come animali da compagnia è un fenomeno che seguiamo da tempo. È un trend che ci sembra positivo: queste razze hanno qualità straordinarie, e molte famiglie trovano in loro compagni di una complicità e di una vivacità difficili da eguagliare.

Ma è anche un fenomeno che porta con sé un rischio preciso: quello di scegliere sulla base dell’estetica o della reputazione generale, senza entrare nel merito di ciò che una specifica razza ha bisogno per stare bene. Il risultato, troppo spesso, è un cane che non è in gradi esprimersi e una famiglia in difficoltà.

La risposta non è scoraggiare queste scelte. Sarebbe impossibile, molti di questi cani, sono scarti di cacciatori che riempiono i canili italiani come il Setter Inglese. È accompagnarle con informazione seria e professionalità specializzata. Realtà come Searching Dog fanno esattamente questo: non lavorano sul “problema del cane”, ma sulla comprensione del cane. È un cambio di prospettiva che, nella nostra esperienza editoriale, fa sempre la differenza.

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Il team editoriale di Dogsportal.it, coordinato dall'editore e fondatore Rocco Voto, garantisce informazione cinofila verificata grazie al supporto di giornaliste specializzate come Lorena Quarta e Alessia Colaianni e di esperti come Mirko Barrera, Andrea Comini, giornalista e cinofilo e firme storiche come Davide Cardìa. Dogsportal è un hub di cultura che negli anni ha coinvolto i migliori professionisti italiani del settore, producendo oltre 2.000 articoli e centinaia di dirette tematiche per divulgare il benessere del cane con competenza e passione

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