Il richiamo del proprio cane, gioie e dolori di tanti proprietari

Se è vero, come è vero, che il legame affettivo tra uomo e cane è un ingrediente fondamentale della relazione e del successo evolutivo del nostro amico a quattro zampe, vedere un cane che torna allegramente e velocemente al richiamo del suo umano dovrebbe essere la normalità.

Nel quotidiano però non è quello che succede.

Anzi pare proprio che avvenga il contrario.

Vedere i cani che, richiamati, preferiscono farsi i fatti propri è la normalità.

Allora assistiamo a scenette piuttosto comiche e a volte imbarazzanti: umani che minacciano di andare via o che fanno vocine strane e squittii molesti (soprattutto le donne) o che promettono con voce suadente un bel bocconcino. Ho visto alcuni che provavano un placcaggio.

Ma perché succede questo?

Se la domanda è riferita al comportamento umano, la risposta esula dal nostro lavoro.

Quello che possiamo consigliare al nostro conspecifico è di rivolgersi a un buon medico, meglio psicologo, possibilmente non cane-munito, per non correre il rischio di essere compresi ma non aiutati.

Se la domanda fa riferimento alle motivazioni del comportamento del cane, la risposta è molto semplice: o il cane non capisce quello che gli state dicendo, o, se sì, non siete abbastanza interessanti per darvi retta.

E in tutto questo, l’amore non c’entra nulla.

Il fatto che vi disobbedisca, non vuol dire che non vi voglia bene.

Semplicemente sta facendo qualcosa di meglio che tornare da voi. La cosa grave è che lo avete allenato voi a farlo, o meglio, avete fatto in modo che ogni cosa che avviene quando siete in giro con lui sia più interessante di voi.

Quanti umani fanno i tassisti dei loro cani?!

Voglio dire, quanti umani caricano il cane in macchina, lo portano al parco, lo fanno scendere e giocare con gli altri cani, gli permettono di inseguire il selvatico, gli permettono di farsi i fatti suoi mentre voi fate i vostri, attaccati al cellulare o a chiacchierare con gli amici del parco.

Se il vostro obiettivo è quello di avere un cane stanco ed allenato, che a casa si riposi senza disturbarvi, avete fatto centro.

Basta non pretendere però che il cane vi dia retta quando avete bisogno, perché non lo farà.

E non lo farà semplicemente perché non lo avete preparato a farlo.

Dal lunedì al venerdì l’editoriale del mattino a cura del Gruppo Cinofilo Debù

Al campo di addestramento, quando mi viene detto che il cane durante la lezione risponde bene ma quando si è fuori non dà retta, rispondo che non è il cane ad avere un comportamento diverso, ma il conduttore che quando è a lezione sta attento al suo allievo ed interagisce con lui, mentre quando lo porta fuori non gli presta più attenzione, essendo l’umano in “tutt’altre faccende affaccendato”.

Al campo ci si vede un’ora.

E il resto del tempo?

Ogni cosa è lavoro e addestramento.

La verità è che non si inventa nulla e, o dedicate il vostro tempo ad interagire con il vostro cane o lui, le cose da fare se le trova, e quando lo chiamate invece di correre verso di voi scodinzolando, correrà dalla parte opposta facendovi il gesto dell’ombrello.

Ma andiamo con ordine:

per prima cosa dobbiamo insegnargli la parola Vieni (o quella che scegliete e che non cambia in base al vostro stato emotivo).

Ecco un metodo:

  1. Cane trattenuto, con pettorina, da un aiutante che il cane conosce.
  2. Conduttore si allontana eccitando il cane ma senza chiamarlo
  3. Conduttore dice Vieni
  4. Aiutante lascia il cane
  5. Conduttore premia il cane

Il premio è più efficace se ha le caratteristiche di Evento Interattivo già descritte altrove. Se volete rendere inefficace il processo, vi consiglio di premiare il cane con una bella carezza ed un bravo patetico. Al prossimo richiamo, oltre al gesto dell’ombrello, vedrete il vostro cane alzare il dito, ma a differenza di Fra’ Cristoforo, questa volta sarò il medio.

Ora che il cane conosce il significato della parola Vieni, dobbiamo mettere alla prova il comportamento.

Ci rechiamo in un luogo sicuro, ossia recintato e privo di distrazioni non controllate da voi. (Il lavoro con il cane non avviene a “balzi”, ma è un processo fatto di difficoltà crescente e, laddove necessario, passi indietro, al fine di mettere in condizione l’allievo di comprendere quello che gli stiamo chiedendo). In questo posto, liberate il cane e lo chiamate non appena si allontana. Al suo ritorno, il premio è tale che, al prossimo richiamo, nella sua libertà di fare altro, scelga liberamente di tornare da voi, in quanto con la partnership di gioco che abbiamo creato, siete più interessanti di qualsiasi altra cosa. Se nello step precedente, avete chiamato il cane semplicemente dicendo Vieni, in quanto il cane vi stava guardando, in questo passaggio direte prima il nome del cane e subito dopo la parola Vieni.

Nello step successivo, al fine di rendere lo scenario il più possibile simile alla vita reale, le distrazioni le andiamo a mettere. Ma, all’inizio queste saranno controllate da un aiutante, così da impedire che il cane, in caso di errore, possa premiarsi in autonomia. Si potrebbe, ad esempio, dire al figurante di portarvi via il cane, adescandolo con del cibo. Al vostro richiamo, l’aiutante cesserà immediatamente di foraggiare l’allievo, il quale verrà abbondantemente premiato al ritorno dal conduttore. La conclusione di questo step si ha quando, nonostante l’aiutante continui a foraggiare il cane, questi ritorni al richiamo senza esitazione, nonostante abbia a disposizione la “distrazione”.

Il quarto step di questa tecnica prevede uno scenario differente: se nello step precedente il cane era lontano da noi, intento a mangiarsi qualcosa di buono, in questo step abbiamo il cane che è al nostro fianco ma si allontana per raggiungere qualcosa lontano da noi e al nostro richiamo smette l’inseguimento e torna dal conduttore. Nella nostra testa non cambia nulla nel senso che “Vieni” è “Vieni”, indipendentemente dallo scenario, ma nella testa del cane, poco portata alla generalizzazione, non è così. E’ quindi compito nostro prepararlo a un evento di questo tipo.

Il richiamo è un aspetto troppo importante per essere trascurato. Il controllo attraverso l’addestramento ed in particolare, l’addestramento con il premio, facilità il processo di apprendimento e migliora la velocità di esecuzione.

Ma attenzione.

Il lavoro esclusivamente basato sul premio, passata la fase di apprendimento, non funziona.

Il conflitto con l’allievo ci sarà sicuramente, motivato o da questioni anagrafiche (la sua adolescenza) o da stimoli molto forti e potenzialmente più attraenti del conduttore. Un buon lavoro fatto in fase di apprendimento e un buon rapporto col proprio cane renderanno minima e soprattutto comprensibile la punizione, in particolare, in un esercizio molto delicato come il richiamo.

Davide Cardia

addestratore ENCI Sezione 1° Dog Trainer Professional riconosciuto FCC Direttore Tecnico del centro cinofilo Gruppo Cinofilo Debù Docente in diversi stage con argomenti legati alla cinofilia e alla sua diffusione Docente corsi di formazione ENCI per addestratori sezione 1 Ospite in radio e trasmissioni televisive regionali Preparatore/Conduttore IPO e Mondioring Autore del libro “Addestramento con il premio” edizioni De Vecchi Curatore del libro “Io e il mio Bullgod” edizioni De Vecchi

Davide Cardia

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